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20 dicembre 2011

Dei delitti, delle pene, della dignità e della redenzione

Domenica scorsa il Papa si è recato in un carcere ad ascoltare i detenuti e portare loro conforto e speranza.
Gli interventi dei detenuti sono stati a tratti commoventi e Benedetto XVI non è venuto meno al suo ruolo, parlando di dignità e redenzione come principi che devono essere rispettati e applicati anche nel sistema carcerario.
Naturalmente i commenti giornalistici sono stati posti su quei due punti: dignità e redenzione.
E’ noto, infatti, che c’è un movimento capeggiato dai soliti radicali, che vorrebbe svuotare le carceri con l’amnistia.
Il nuovo ministro della giustizia ha predisposto un piano per la scarcerazione, tramutata in arresti domiciliari, di circa tremila detenuti.
Il Papa, però, ha anche parlato di pentimento, di punizione e di tutela della società.
Espressioni che sono state ignorate.
Il problema del sovraffollamento delle carceri esiste ed è gravissimo.
Qui non si tratta di rispetto della costituzione del 1948, ma di una esigenza morale della società.
Una società che deve difendersi dalla possibilità di reiterazione dei crimini e che, nel contempo, ha interesse nel recupero del detenuto e obbligo di consentirgli una esistenza dignitosa all’interno del carcere.
La liberazione dei criminali, tra l’altro in base ad un criterio di maggiore o minore vicinanza al fine pena, non è la soluzione, come non può esserlo l’amnistia che immetterebbe nel “mercato” migliaia di persone pronte a delinquere nuovamente, senza neppure il minimo deterrente dell’arresto domiciliare o dei “braccialetti”.
La soluzione è rendere le carceri un luogo in cui si possa scontare, per intero, la pena cui uno è stato condannato, senza l’indegno sovraffollamento esistente.
Il 35% dei detenuti è extracomunitario.
Perché non far scontare, con trasferimento immediato ed inibizione al ritorno in Italia, la loro pena presso le carceri dei loro paesi di origine previa acquisizione del dna per eventuali futuri riconoscimenti qualora violassero il divieto di rientro in Italia ?
Un altro 10% abbondante è di detenuti in attesa di giudizio per reati non contro la persona o la proprietà.
Perché tenerli in gabbia ?
Per estorcere una confessione dopo averli fiaccati nello spirito, nella mente e nel corpo ?
Non sarebbe meglio tenere in galera solo chi è stato condannato con sentenza definitiva, con poche, tassative, eccezioni per gli autori di strage e i reati di terrorismo?
Sono tutte soluzioni alla portata di un sistema giudiziario e carcerario finalizzato a rispettare i principi enunciati correttamente dal Papa:
rispetto della dignità del detenuto nella sua vita in carcere;
finalità di recupero del condannato;
esecuzione della giusta pena in tutta la sua interezza;
difesa della società dai comportamenti criminali.

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2 commenti:

Francesco ha detto...

Non è un punto di vista cattolico, spero non sia sgradito: dignità e redenzione sono belle parole papaline, tutela della società e pentimento piccoli espedienti retorici per pararsi le terga dopo essere tornati alla carica con la storia che dentro le galere sono troppi. Ragione di più per rigare dritto.
Non può essere la capienza delle nostre carceri il discrimine in base al quale si decide se una persona deve stare dentro o meno.
Il papa, se ha tanto a cuore il problema, contribuisca a costruire altre carceri; oppure la smetta (pretendo troppo, lo so) di inondarci dei suoi salamalecchi solidaristi. Senza l'assurda immigrazione degli ultimi 20 anni, non saremmo adesso a questo punto.

Ciao,
F.

Massimo ha detto...

Condivido che la responsabilità prima sia di chi ha aperto le frontiere. Ma le belle parole non sono fini a se stesse, perchè rappresentano un traguardo cui giungere. E lo scrivo io che sono agnostico perchè la giustizia, l'equità, prescindono dalla religione. Quindi perchè non apprezzare le parole del Papa quando è giusto apprezzarle ?