Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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20 ottobre 2010

Delitti e castighi

Alcuni commenti, eccezionalmente urbani, collegati a vicende attuali forniscono il destro per un “ripasso” del perchè e come si può legittimamente essere favorevoli alla pena di morte.
Il caso eclatante di attualità vede un delitto efferato come dato certo.
Un presunto colpevole, sbattuto in prima pagina come “mostro”, “orco” e chi più ne ha più ne metta e, a seguire, una valanga di dubbi su chi possa essere stato il materiale esecutore del delitto, cioè colui o colei che ha ucciso e deciso di tentare di far scomparire il corpo.
In una situazione del genere il delitto merita la previsione della pena di morte.
I dubbi inducono a non comminarla ove anche fosse consentito.
Diverso sarebbe stato se, in modo univoco e senza le alternative che oggi si presentano, fosse stato possibile dare un nome e cognome certo al responsabile.
Quindi, prima di tutto, la ricerca della verità, delle prove che confermino anche le confessioni che eventualmente fossero state rilasciate.
Un pubblico ministero che raccolga e valuti indizi e prove e una difesa che abbia pieno accesso agli elementi raccolti dall’accusa per confutarli o interpretarli.
Ma fondamentale è anche un giudice che sia terzo rispetto ad accusa e difesa e, per essere tale, deve arrivare al suo ruolo per strade differenti rispetto a quelle degli altri due attori che non possono essere di lui colleghi.
Un giudice che sia in grado di essere impermeabile alle pressioni della piazza (che vuole comunque un colpevole) , che sappia anche comminare la massima pena e, per essere tale, deve avere esperienza e provenire da una posizione professionale già solida che non lo induca a cedere alla tentazione dei riflettori.
Un giudice che risponda solo alla legge scritta e non alle ideologie rappresentate da suoi personali teoremi o dalla influenza che possono avere il potere politico o quello religioso.
Ma se possiamo convenire sulla prudenza con la quale comminare la massima pena, non possiamo negare il suo effetto positivo per la pace sociale, per appagare quello spirito di giustizia che, solo, consente di avere fiducia nel ruolo dello stato ed evitare la legittimità della vendetta privata.
Un ruolo di giustizia che deve sposarsi con la protezione dei cittadini onesti da possibili reiterazioni del crimine da parte degli stessi soggetti.
O dalla loro presenza come esempio negativo che potrebbe indurre altri a delinquere allo stesso modo.
Un esempio del genere l’abbiamo quando leggiamo, come nei giorni scorsi, di terroristi rossi beneficiati da una legislazione sin troppo permissiva che dichiarano: perchè dovrei pentirmi ? E’ vero ho ucciso, ma ho sparato solo al nemico.
Con ciò giustificando, in un certo senso, le loro azioni criminali e creando la percezione che un omicidio effettuato “sparando al nemico” meritasse, come nel caso specifico, una pena più lieve quasi che quella vittima valesse meno di altre.
Ma, soprattutto, dimostrando che il mancato pentimento li rende potenzialmente recidivi, qualora si presentassero occasioni, circostanze e motivazioni.
La pena capitale, comminata con le garanzie di parità tra accusa e difesa, di indipendenza e competenza del giudice, diventa quindi una punizione congrua e legittima.

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2 commenti:

Icarus.10 ha detto...

Guardi che nonostante la maggioranza dell' opinione pubblica sia favorevole alla pena di morte, non verrà mai ripristinata. Anzi, più passa il tempo, più si va verso l'abolizionismo, con sempre più paesi che la incominciano a toglierla dal loro codice penale, oppure a sospenderla.

Quindi a questo punto, le chiedo a che serve battersi per una cosa che non verrà mai realizzata?? Se ne va solo la salute, guardi. Secondo me sarebbe più realistico battersi-dal suo punto di vista-per l'inasprimento delle pene e per la "tolleranza zero" anzichè per una pratica che va sempre più a scomparire quale è la pena capitale.

Massimo ha detto...

Una battaglia ideale va sempre combattuta e non credo che scrivere in un blog comprometta la salute. Quanto alle tendenze, per l'appunto sono tendenze e sappiamo tutti che su questi temi la storia è come un pendolo, per cui ciò che è importante è, anche in Italia, mantenere aperta una porta, poi il resto arriverà, inevitabilmente.