Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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23 settembre 2010

Teresa Lewis e Sakineh


Il presidente iraniano Ahmadinejad ha accusato gli Stati Uniti (e il mondo occidentale) di ipocrisia per aver sollevato un putiferio sulla condanna di Sakineh (la donna condannata – forse alla lapidazione – per adulterio e complicità nell’ omicidio del marito) e tacere sulla condanna a morte, mediante iniezione letale che dovrebbe essere eseguita questa sera, di Teresa Lewis per l’omicidio del marito e di un figlio. La posizione iraniana è logica sotto il profilo propagandistico, strumentale sotto quello morale e inconsistente in quello sostanziale. La condanna cui è sottoposta la Lewis è basata su: - un sistema giuridico indipendente dal potere politico e religioso; - una previsione antecedente al crimine, al processo, alla condanna; - un contraddittorio paritario tra accusa e difesa; - un sistema probatorio che prescinde da ogni tipo di tortura; - un sistema di esecuzione rispettoso della dignità del condannato e scevro da ogni inutile sofferenza. La condanna a morte della Lewis corrisponde quindi a tutti quei criteri che la fanno ritenere uno strumento corretto di : - punizione del reo - deterrenza nei confronti di chi sarebbe portato a ripetere quel reato; - difesa della società dalla reiterazione del reato. A tutta evidenza la condanna di Sakineh non corrisponde, almeno, a quattro profili necessari: - non c’è indipendenza dal potere politico e/o religioso; - non c’è parità tra accusa e difesa; - non è chiaro se la confessione sia stata estorta con la tortura o meno; - se l’esecuzione passasse attraverso la lapidazione non rispetterebbe la dignità del condannato evitandole ogni inutile sofferenza. Ma questo ultimo punto appartiene alla cultura del popolo in cui matura la condanna e, quindi, può essere legittima la differenza di sensibilità. Ma la sostanza, cioè quello che conta per esprimere un giudizio, è che ambedue i casi vedono la condanna a morte per l’omicidio del marito. Una condanna che può essere legittima a tutela dei rapporti sociali se prevista prima che il crimine sia stato commesso. Sono colpevoli o no ? Questa è la domanda essenziale, unica, cui rispondere per determinare se la pena è o meno giusta. E’, quindi, un errore paragonare i due casi, ma ancora più grave è negare il diritto ad uno stato di far eseguire una condanna a morte se rispettosa dei criteri enunciati e se il condannato è riconosciuto colpevole nel rispetto di tali principi. Perchè uno stato ha il dovere, prima ancora del diritto, di : - punire - dissuadere dal compiere quel reato - difendere la società dalla sua reiterazione da parte della stessa persona. Correlato: Ma quella Sakineh è colpevole o innocente ? Entra ne