Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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24 giugno 2010

Vallanzasca: il “bel Renè” cerca la libertà

Un nome, una immagine che riemerge dal passato della nostra cronaca nera.
Erano gli anni settanta/ottanta.
Erano “anni di piombo” quando imperversavano le brigate rosse.
Ma c’era, nonostante tutto, una criminalità comune che, se non fosse per gli orrori e gli omicidi di cui si è comunque macchiata, potrei osare chiamare “sana” a confronto con quella putrida del terrorismo rosso.
Renato Vallanzasca era un Arsenio Lupin senza classe ma con la pistola purtroppo fumante.
Non mi ricordo quanti morti ammazzati abbia sulla coscienza, ho letto in questi giorni che ha comunque accumulato 4 ergastoli e oltre 120 anni di reclusione.
In pratica non sarà mai libero.
Ha chiesto la libertà condizionale che gli è stata negata per un cavillo (tremila euro di risarcimento non pagati).
Mi vien da chiedere se i terroristi rossi oggi tutti in libertà abbiano completamente risarcito le loro vittime e se la risposta fosse affermativa: con quali soldi ?
Se dovessimo giudicare “il bel Renè”, come era chiamato allora dalla stampa che ricamava sulle sue rocambolesche fughe e “imprese”, paragonandolo ai terroristi rossi ora in libertà, dovrei dire che Vallanzasca avrebbe, da tempo, il diritto alla sua, di libertà.
Ma non sarebbe giusto riparare ad un errore (la libertà per i terroristi rossi) con un altro errore (un colpo di spugna sui criminali comuni).
Vallanzasca si è pentito ?
Certo, 40 anni di galera cambiano l’uomo, come lo cambia il tempo che passa (non so quanti anni abbia ora, sicuramente sarà più vicino ai 70 che ai 60) ma una pena ha valore in quanto venga fatta scontare e non ci siano possibilità di “sconti”.
In Italia abbiamo leggi troppo permissive che rendono la pena un qualcosa che il reo pensa sempre di poter svicolare con qualche cavillo.
Certo viene anche da pensare che, dopo quaranta anni, l’impatto sociale di una pena è pressochè esaurita comunque si risponda alle richieste di libertà, per questo, a livello educativo e dissuasivo, ha sicuramente più efficacia una esecuzione capitale in tempi ravvicinati al fatto, piuttosto che una condanna, anche all’ergastolo, cui fa seguito, nella maggior parte dei casi, la libertà dei criminali che abbiano commesso delitti efferati, dopo qualche anno.
Ho visto l’intervista a Vallanzasca durante un telegiornale e alcuni sorrisini mi hanno richiamato alla memoria il beffardo criminale degli anni settanta/ottanta.
Non so se sia pentito, so che, già allora, rivalutai la persona proprio per quell’aria scanzonata e irridente – pur senza schierarmi tra i “buonisti” - quando, ferito e catturato, ad un giornalista che gli chiedeva in diretta, in ossequio alle abitudini di allora per ammantare i propri delitti con la finta nobiltà di uno scudo ideologico: “Renato, ti consideri un prigioniero politico ?”, lui rispose con quella dignità che non ebbero mai i terroristi rossi, ora tutti liberi, dell’epoca: “non diciamo cazzate”.



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