Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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15 febbraio 2009

In difesa della legittima difesa

Alcuni giorni fa un imprenditore di Aversa, ha sparato e abbattuto un extracomunitario che, con un complice, aveva violato la sua proprietà privata e stava avvicinandosi alla casa per compiere una rapina o peggio.
Un magistrato lo ha posto agli arresti domiciliari, indagandolo per omicidio volontario e per fortuna che il Gip lo ha liberato.
Sempre alcuni giorni fa è arrivata la sentenza contro il tabaccaio che nel 2003 aveva abbattuto un rapinatore: è stato condannato (!!!) a un anno e otto mesi di reclusione e gli è andata bene, perché il pubblico ministero aveva richiesto contro di lui addirittura nove anni e sei mesi (mi piacerebbe conoscere quanto avrebbe chiesto contro il rapinatore sopravvissuto ! Probabilmente molto meno, anzi mi risulta che questi sia già libero ...).
Due episodi che ci dicono quanto sia distorto il concetto di giustizia e quanta sia la distanza tra il sentimento popolare e la pratica dei magistrati.
Proprio la differenza tra il sentimento popolare e le decisioni e richieste dei pubblici ministeri è la migliore pubblicità per l’elezione diretta dei p.m.
Con l’elezione popolare il pubblico ministero la smetterebbe di teorizzare e si calerebbe tra il Popolo che deve rappresentare e di cui deve interpretare sentimento ed esigenze, garantendogli quella sicurezza che, adesso, non esiste.
Ma sono episodi che ci dicono anche quanto si debba rilanciare un vecchio cavallo di battaglia della Lega (e ancor prima dell’Msi, quando i missini facevano i missini e non i “moderati”) circa la legittima difesa.
Legittima difesa che è anche uno dei pilastri su cui si regge la tutela della proprietà privata come bene fondamentale e diritto essenziale dell’individuo.
Nel 2005 fu parzialmente modificata la disciplina della legittima difesa, alla luce dell’insistenza con la quale i magistrati continuano a perseguire chi si difende – neanche fosse lui i l criminale e non quello che aveva tentato la rapina – è necessario che venga ancor più chiarita la impunibilità di chi reagisce ad una aggressione, ad una violazione della proprietà privata, ad una minaccia alla incolumità propria, dei propri familiari.
Ma è necessario anche un secondo pilastro: la revisione della legge sul porto d’armi.
Una revisione che consenta ai cittadini onesti, che abbiano svolto il servizio militare o abbiano acquisito una specifica abilitazione all’uso delle armi, di poter comprare, custodire in casa e portare armi senza sottostare alle giugulatorie normative vigenti, fatte, sembra, apposta per avvantaggiare i criminali e penalizzare i cittadini onesti.
E’ inutile legalizzare le ronde, se poi le si obbliga a pattugliare disarmate i quartieri malfamati.
E’ ora di dare una svolta alla lotta alla criminalità, con la collaborazione tra Forze dell’Ordine e cittadini e la partecipazione volontaria ma diretta di questi alla realizzazione di una società sicura e ordinata.

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