Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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10 ottobre 2008

Il mio convinto “sì” alla pena di morte

Nel giorno in cui alcuni celebrano la giornata “contro” la pena capitale, ritengo mio diritto esprimere il mio convinto “sì” alla pena di morte.
Lo ritengo un diritto ed un dovere, anche per lasciare traccia, nel grigiore di una comunicazione massificata e conformista, di una opinione che, nonostante il silenziatore imposto dal “politicamente corretto”, è e resta solida nei cuori e nelle menti di tanti, forse della maggioranza.
La pena di morte, per essere giusta – come qualsiasi altra punizione comminata da uno stato – deve rispondere a tre requisiti di base:
1) essere predeterminata dal codice
2) essere all’interno di un ordinamento nel quale il potere giudiziario sia indipendente da quello politico
3) essere pronunciata al termine di un processo nel quale accusa e difesa siano state poste in condizione di parità nell’affermare le rispettive ragioni e nel ricercare e presentare le prove a carico o a discolpa
.
E’ evidente, quindi, che una pena capitale pronunciata ed eseguita, ad esempio, negli Stati Uniti o in Giappone risponde in pieno a simili requisiti, mentre non lo sono quelle comminate in Cina, a Cuba o in Iran.
Aggiungerei poi un quarto requisito che serve alla efficacia deterrente: non essere eseguita con troppo ritardo rispetto ai fatti commessi.
La pena di morte, con tali requisiti, risponde quindi alle tre funzioni che le sono proprie:
1) sicurezza con l'eliminazione definitiva del reo che, in tal modo, non potrà più reiterare il crimine per il quale è stato condannato e giustiziato;
2) sanzione con la soddisfazione dei parenti delle vittime che hanno diritto a veder punito, in modo proporzionale al crimine commesso, il criminale che ha provocato loro dolore e hanno diritto a vedere che lo stato non lascia impuniti i delinquenti;
3) deterrenza, perché se anche un solo criminale, temendo la massima punizione, trattiene la mano assassina, avremo salvato almeno una vita innocente
.
La pena di morte, comminata con quei requisiti e con queste finalità, è pienamente legittima, appartiene alla nostra Civiltà, è in grado di confortare la sicurezza dei cittadini onesti.
Per questi motivi, ribadisco il mio convinto “sì” alla pena capitale.

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4 commenti:

Tommaso Pellegrino ha detto...

Innanzitutto, mi sia consentito dirlo, anzi urlarlo, NO alla pena di morte comunque!
Inoltre:
1) La pena dovrebbe "non essere eseguita con troppo ritardo rispetto ai fatti commessi"; questo, quindi, escluderebbe gli USA, dove la gente sta anni ed anni nei "bracci della morte", o sbaglio?
2) "la soddisfazione dei parenti delle vittime che hanno diritto a vedere punito, in modo proporzionale al crmine commesso, il criminale..."; questo sa molto più di vendetta che di giustizia, o sbaglio?
3) "se anche un solo criminale, temendo la massima punizone, trattiene la mano assassina..."; ma ormai sanno anche i bamba che la pena di morte non è mai servita come deterrente, poichè ogni assassino è istintivamente portato a credere che il suo sarà il "delitto perfetto" e che quindi non potrà che farla franca, evitando di mettere in conto ogni sua eventiuale punizione, o sbaglio?
Eh no, mi sa proprio che non sbaglio, caro amico, e che ci vuole un bel coraggio, al giorno d'oggi, a sostenere ancora la necessità di una barbarie come la pena di morte!
Tommaso Pellegrino - Torino
www.tommasopellegrino.blogspot.com

Massimo ha detto...

Puoi urlarlo finchè ti pare, ma non di offendere chi la pensa diversamente.
Gli Stati Uniti sono sin troppo garantisti, infatti il quarto requisito lo collego alla deterrenza che c'è e solo i "bamba" non la vedono, soprattutto nei crimini che si prolungano nel tempo di esecuzione (ad esempio in un rapimento, dove il delinquente ha tutto il tempo per soppesare le conseguenze delle sue azioni).
La vendetta è del privato, la giustizia dello stato. In mancanza di giustizia dello stato che punisca il criminale efferato come merita, anche con la pena di morte, al privato torna lecita la vendetta per l'appunto privata: è questo che vuoi ?

Impiegati Statali ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Massimo ha detto...

Sono costretto a cancellare il commento dche precede in quanto nulla ha a che vedere con l'argomento del post.