Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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15 ottobre 2008

Petrella,Maso,Carretta:pietra tombale sulla giustizia

Marina Petrella.
Brigatista rossa, graziata da Sarkozy che, dopo averne promesso l’estradizione in Italia perché scontasse la sua pena, ha deciso di trattenersela in Francia, libera, adducendo la solita, ridicola motivazione “umanitaria”.

Pietro Maso.
17 anni fa assassinò i genitori per acquisirne l’eredità e continuare la “bella vita”.
Dopo l’omicidio andò a ballare.
Oggi è in semilibertà.

Carretta (non ricordo il nome).
Uccise i genitori ed il fratello.
Fuggì e fu ritrovato (per caso) a Londra.
Condannato ottenne la parziale infermità mentale che gli ha pure salvato l’eredità e oggi ha ripreso possesso di quella stessa casa in cui commise il suo omicidio.

Sono gli ultimi tre casi eclatanti che gridano al Popolo Italiano che la nostra giustizia è più che malata.
C’è chi non sconta neppure un giorno di galera per un omicidio, un tentato omicidio e un sequestro di persona.
C’è chi, per aver ucciso padre e madre, si fa solo 17 anni di galera.
C’è chi ha ucciso padre, madre, fratello e si cucca pure l’eredità delle vittime.
Vittime tutte che, in questo modo, vengono uccise una seconda volta.
Eppure gli stessi che difendono queste scelte, sono gli stessi che danno di matto, pretendendo pene esemplari per chi, ammesso e non concesso che le prove ci siano, avrebbe solo frodato il fisco o pagato tangenti.
Ma secondo voi è più grave un omicidio o una truffa ?

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10 ottobre 2008

Il mio convinto “sì” alla pena di morte

Nel giorno in cui alcuni celebrano la giornata “contro” la pena capitale, ritengo mio diritto esprimere il mio convinto “sì” alla pena di morte.
Lo ritengo un diritto ed un dovere, anche per lasciare traccia, nel grigiore di una comunicazione massificata e conformista, di una opinione che, nonostante il silenziatore imposto dal “politicamente corretto”, è e resta solida nei cuori e nelle menti di tanti, forse della maggioranza.
La pena di morte, per essere giusta – come qualsiasi altra punizione comminata da uno stato – deve rispondere a tre requisiti di base:
1) essere predeterminata dal codice
2) essere all’interno di un ordinamento nel quale il potere giudiziario sia indipendente da quello politico
3) essere pronunciata al termine di un processo nel quale accusa e difesa siano state poste in condizione di parità nell’affermare le rispettive ragioni e nel ricercare e presentare le prove a carico o a discolpa
.
E’ evidente, quindi, che una pena capitale pronunciata ed eseguita, ad esempio, negli Stati Uniti o in Giappone risponde in pieno a simili requisiti, mentre non lo sono quelle comminate in Cina, a Cuba o in Iran.
Aggiungerei poi un quarto requisito che serve alla efficacia deterrente: non essere eseguita con troppo ritardo rispetto ai fatti commessi.
La pena di morte, con tali requisiti, risponde quindi alle tre funzioni che le sono proprie:
1) sicurezza con l'eliminazione definitiva del reo che, in tal modo, non potrà più reiterare il crimine per il quale è stato condannato e giustiziato;
2) sanzione con la soddisfazione dei parenti delle vittime che hanno diritto a veder punito, in modo proporzionale al crimine commesso, il criminale che ha provocato loro dolore e hanno diritto a vedere che lo stato non lascia impuniti i delinquenti;
3) deterrenza, perché se anche un solo criminale, temendo la massima punizione, trattiene la mano assassina, avremo salvato almeno una vita innocente
.
La pena di morte, comminata con quei requisiti e con queste finalità, è pienamente legittima, appartiene alla nostra Civiltà, è in grado di confortare la sicurezza dei cittadini onesti.
Per questi motivi, ribadisco il mio convinto “sì” alla pena capitale.

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