Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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21 agosto 2008

Cittadini coraggiosi

Ancora una volta siamo a parlare di un caso che provoca la rivolta del buon senso comune.
A Latina un tabaccaio, ripetutamente rapinato (ma anche se fosse stata la prima volta, nulla cambierebbe) ha sparato e abbattuto un criminale, costringendo alla fuga gli altri due.
Invece di dare la caccia ai due delinquenti ancora liberi, è stato incriminato, per omicidio volontario (!!!) il tabaccaio stesso.
I concittadini sono dalla sua parte e anche i sondaggi “spot” di sky tg 24 sono a stragrande maggioranza contrari all’incriminazione del tabaccaio coraggioso che ha reagito alla rapina.
Ecco un ulteriore esempio della spaccatura, profonda, tra il Popolo da una parte e dall’altra uno stato, meritatamente con la “s” minuscola e, soprattutto, una magistratura inquirente che, non essendo eletta dai cittadini, non ha interesse a colpire i reati che incidono sulla comune percezione di sicurezza, ma arzigogola come se fossimo in un’aula accademica, disquisendo, sulla pelle dei cittadini onesti, dove inizi la legittima difesa e dove, invece, l’omicidio volontario.
Rompiamo gli indugi e diciamo senza infingimenti, che è legittima difesa ogniqualvolta si difenda la propria vita, i propri beni e la proprietà privata.
Vorrei vedere i magistrati che incriminano i tabaccai coraggiosi come reagirebbero se entrassero in casa loro criminali con lo scopo di rubare i loro beni e stuprare mogli e figlie.
L’impressione che viene proiettata è che sembra ci sia più comprensione per i criminali, per i quali si cercano le più recondite ed improbabili esimenti, che non per i cittadini che hanno il coraggio di reagire.
Sarebbe ora che venissero revocate le limitazioni che, ancora oggi, i cittadini onesti hanno nel potersi armare a difesa propria, dei propri cari, dei beni e della proprietà privata, per sopperire alla oggettiva carenza dello stato che incrimina chi reagisce (e dovrebbe invece ricevere un pubblico encomio) e non persegue a sufficienza i criminali.

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