Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
Web blacknights1.blogspot.com
penadimorte.blogspot.com svulazen.blogspot.com

24 novembre 2008

Quando l'onu va a farfalle (a spese nostre)

Per la seconda volta, l’onu ha stabilito una moratoria contro la pena di morte.
Per la seconda volta l’onu, con la partecipazione di una pletora di piccole nazioni, spesso governate da tirannelli che cambiano ogni sei mesi, si arroga il diritto di interferire con il sistema giudiziario di una nazione.
Per la seconda volta l’onu non fa neppure lo sforzo di distinguere tra gli stati (Stati Uniti, Giappone) che comminano la pena di morte al termine di un procedimento rigoroso nel quale sono assicurati i diritti della difesa, sanzionando criminali in base a leggi previgenti il reato e quegli stati (Cina, Cuba, Iran, Corea del Nord) che usano la pena di morte per colpire gli oppositori politici.
Ed è proprio questo il punto che fa perdere forza morale alla moratoria onu, rendendola solo uno strumento da parte di chi sembra avere più a cuore la sorte dei criminali che non la legittima punizione invocata dai parenti delle vittime, la sanzione di un crimine e l’effetto deterrente di una pena proporzionata, giusta e veloce.
Uno stato giusto, che sia amico dei suoi cittadini, lo si vede anche da un sistema giudiziario non vessatorio, non ideologico, ma diretto a fare rapida giustizia nei confronti di chi ha violato i principi fondamentali del vivere civile, sopprimendo una vita innocente.
Per questo, pur con tutte le moratorie proclamate anche da stati che poi si macchiano di colpe gravi tollerando la soppressione dei più deboli e indifesi o lasciando impunemente circolare liberi e proteggendo spietati terroristi assassini, la pena di morte resterà nella coscienza delle persone civili come la sanzione più idonea per colpire i responsabili di specifici, orrendi crimini e per tutelare la sicurezza di tutti contro la possibilità che quel criminali reiteri il suo comportamento spegnendo altre vite innocenti.

Entra ne

15 ottobre 2008

Petrella,Maso,Carretta:pietra tombale sulla giustizia

Marina Petrella.
Brigatista rossa, graziata da Sarkozy che, dopo averne promesso l’estradizione in Italia perché scontasse la sua pena, ha deciso di trattenersela in Francia, libera, adducendo la solita, ridicola motivazione “umanitaria”.

Pietro Maso.
17 anni fa assassinò i genitori per acquisirne l’eredità e continuare la “bella vita”.
Dopo l’omicidio andò a ballare.
Oggi è in semilibertà.

Carretta (non ricordo il nome).
Uccise i genitori ed il fratello.
Fuggì e fu ritrovato (per caso) a Londra.
Condannato ottenne la parziale infermità mentale che gli ha pure salvato l’eredità e oggi ha ripreso possesso di quella stessa casa in cui commise il suo omicidio.

Sono gli ultimi tre casi eclatanti che gridano al Popolo Italiano che la nostra giustizia è più che malata.
C’è chi non sconta neppure un giorno di galera per un omicidio, un tentato omicidio e un sequestro di persona.
C’è chi, per aver ucciso padre e madre, si fa solo 17 anni di galera.
C’è chi ha ucciso padre, madre, fratello e si cucca pure l’eredità delle vittime.
Vittime tutte che, in questo modo, vengono uccise una seconda volta.
Eppure gli stessi che difendono queste scelte, sono gli stessi che danno di matto, pretendendo pene esemplari per chi, ammesso e non concesso che le prove ci siano, avrebbe solo frodato il fisco o pagato tangenti.
Ma secondo voi è più grave un omicidio o una truffa ?

Entra ne

10 ottobre 2008

Il mio convinto “sì” alla pena di morte

Nel giorno in cui alcuni celebrano la giornata “contro” la pena capitale, ritengo mio diritto esprimere il mio convinto “sì” alla pena di morte.
Lo ritengo un diritto ed un dovere, anche per lasciare traccia, nel grigiore di una comunicazione massificata e conformista, di una opinione che, nonostante il silenziatore imposto dal “politicamente corretto”, è e resta solida nei cuori e nelle menti di tanti, forse della maggioranza.
La pena di morte, per essere giusta – come qualsiasi altra punizione comminata da uno stato – deve rispondere a tre requisiti di base:
1) essere predeterminata dal codice
2) essere all’interno di un ordinamento nel quale il potere giudiziario sia indipendente da quello politico
3) essere pronunciata al termine di un processo nel quale accusa e difesa siano state poste in condizione di parità nell’affermare le rispettive ragioni e nel ricercare e presentare le prove a carico o a discolpa
.
E’ evidente, quindi, che una pena capitale pronunciata ed eseguita, ad esempio, negli Stati Uniti o in Giappone risponde in pieno a simili requisiti, mentre non lo sono quelle comminate in Cina, a Cuba o in Iran.
Aggiungerei poi un quarto requisito che serve alla efficacia deterrente: non essere eseguita con troppo ritardo rispetto ai fatti commessi.
La pena di morte, con tali requisiti, risponde quindi alle tre funzioni che le sono proprie:
1) sicurezza con l'eliminazione definitiva del reo che, in tal modo, non potrà più reiterare il crimine per il quale è stato condannato e giustiziato;
2) sanzione con la soddisfazione dei parenti delle vittime che hanno diritto a veder punito, in modo proporzionale al crimine commesso, il criminale che ha provocato loro dolore e hanno diritto a vedere che lo stato non lascia impuniti i delinquenti;
3) deterrenza, perché se anche un solo criminale, temendo la massima punizione, trattiene la mano assassina, avremo salvato almeno una vita innocente
.
La pena di morte, comminata con quei requisiti e con queste finalità, è pienamente legittima, appartiene alla nostra Civiltà, è in grado di confortare la sicurezza dei cittadini onesti.
Per questi motivi, ribadisco il mio convinto “sì” alla pena capitale.

Entra ne

21 agosto 2008

Cittadini coraggiosi

Ancora una volta siamo a parlare di un caso che provoca la rivolta del buon senso comune.
A Latina un tabaccaio, ripetutamente rapinato (ma anche se fosse stata la prima volta, nulla cambierebbe) ha sparato e abbattuto un criminale, costringendo alla fuga gli altri due.
Invece di dare la caccia ai due delinquenti ancora liberi, è stato incriminato, per omicidio volontario (!!!) il tabaccaio stesso.
I concittadini sono dalla sua parte e anche i sondaggi “spot” di sky tg 24 sono a stragrande maggioranza contrari all’incriminazione del tabaccaio coraggioso che ha reagito alla rapina.
Ecco un ulteriore esempio della spaccatura, profonda, tra il Popolo da una parte e dall’altra uno stato, meritatamente con la “s” minuscola e, soprattutto, una magistratura inquirente che, non essendo eletta dai cittadini, non ha interesse a colpire i reati che incidono sulla comune percezione di sicurezza, ma arzigogola come se fossimo in un’aula accademica, disquisendo, sulla pelle dei cittadini onesti, dove inizi la legittima difesa e dove, invece, l’omicidio volontario.
Rompiamo gli indugi e diciamo senza infingimenti, che è legittima difesa ogniqualvolta si difenda la propria vita, i propri beni e la proprietà privata.
Vorrei vedere i magistrati che incriminano i tabaccai coraggiosi come reagirebbero se entrassero in casa loro criminali con lo scopo di rubare i loro beni e stuprare mogli e figlie.
L’impressione che viene proiettata è che sembra ci sia più comprensione per i criminali, per i quali si cercano le più recondite ed improbabili esimenti, che non per i cittadini che hanno il coraggio di reagire.
Sarebbe ora che venissero revocate le limitazioni che, ancora oggi, i cittadini onesti hanno nel potersi armare a difesa propria, dei propri cari, dei beni e della proprietà privata, per sopperire alla oggettiva carenza dello stato che incrimina chi reagisce (e dovrebbe invece ricevere un pubblico encomio) e non persegue a sufficienza i criminali.

Entra ne

10 luglio 2008

Assassinato un altro innocente

Michelangelo d’Agostino, pluriomicida, è stato arrestato con l’accusa di aver assassinato Mario Pagliaro a Pescara.
Se il d’Agostino sarà riconosciuto colpevole, come tutti gli indizi e le prove sembrano affermare, grave sarebbe la responsabilità di chi ha consentito ad una persona, condannata già per 15 omicidi, di uscire dal carcere, fornendogli l’opportunità di commettere un sedicesimo omicidio.
Ma ancor più grave è la responsabilità dei proibizionisti che, nel nome di un principio astratto, concretamente permettono che rimanga in vita un pluriomicida che, come si è visto anche in altri episodi, appena le circostanze lo permettono reitera il suo crimine.
E, purtroppo, le circostanze sono molteplici e le occasioni frequenti.
La difficoltà di imporre pene giuste e che siano scontate fino in fondo (è di oggi la notizia che il ragazzo che ha ammazzato di botte il nonno è stato condannato a solo 8 anni di prigione: ma credete li faccia almeno tutti ?) porta alla libertà molti individui portati a delinquere e ad uccidere, con grave nocumento della sicurezza pubblica.
Mi sembra che un palmares di ben 15 omicidi, sia tale da rendere pienamente legittima l’applicazione della pena capitale, perché altrimenti, passa un anno, ne passano anche più, ma il sedicesimo omicidio arriva, come è puntualmente arrivato a Pescara.
Spiace rilevare come, invece, alcune persone si preoccupino più di Caino che di Abele.
Forse perché non hanno mai avuto danni diretti, ma ragionano sempre in relazione a disgrazie capitate ad altri.
La cronaca nera, purtroppo, è in questi giorni prodiga di notizie negative, anche se un filo di speranza arriva quando si legge di cittadini che adottano la legittima difesa in assenza della tutela dello stato (come nel caso del gioielliere di Siena che ha avuto il coraggio e l’abilità di reagire ed abbattere uno dei banditi).
Sulla tutela dei cittadini onesti non si può scherzare ed ogni concessione al buonismo e un arretramento dei margini di sicurezza di tutti noi.
Prevenzione e repressione sono i due pilastri della sicurezza.
E’ compito dello stato agire per prevenire i crimini con il controllo del territorio.
E’ compito dello stato punire con severità chi delinque e mettere in condizione di non nuocere mai più chi si è reso responsabili di omicidi ripetuti ed efferati.
L’alternativa alla pena di morte comminata ai criminali dallo stato è la pena di morte per i cittadini onesti che hanno la disgrazia di incontrare chi, grazie al proibizionismo, invece di essere stato giustiziato è ancora in grado di uccidere Abele.

Entra ne

22 giugno 2008

Energie da utilizzare per migliori cause

Oggi ne Il Resto del Carlino leggo, pagina 8, di una coppia di miei concittadini che ha “adottato” un condannato a morte in Georgia e raccoglie fondi per evitargli la sanzione che il locale Tribunale ha comminato per il suo crimine.
E’ evidente che ognuno usa il suo tempo e i suoi soldi nel modo che ritiene più congruo, ma personalmente credo che ci siano ben altre persone meritevoli di essere aiutate.
E anche sul pianeta “giustizia” vi siano ben altri scandali (ad esempio l’intolleranza nei confronti della espressione di idee politicamente scorrette con conseguente ampia discrezionalità dei giudici nel giudicare se una frase o un concetto debba essere sanzionato) e anche per quanto riguarda la pena di morte, vi siano altri condannati ben più meritevoli di una mobilitazione (ad esempio tutti quelli che, in Iran, in Cina, a Cuba sono condannati per le loro idee politiche).
L’adottato dai miei concittadini, infatti, non è neppure in grado di sollevare un benché minimo dubbio sul fatto che ha commesso il crimine per il quale è stato condannato.
Questo tizio ha assassinato brutalmente una donna ?
Sì, senza alcun dubbio.
Gli sono state garantite tutte le tutele necessarie a dispiegare una difesa compiuta ?
Assolutamente, sì.
La legislazione della Georgia, prevede la pena capitale per quel crimine ?
Ancora un , senza dubbi.
Gli Stati Uniti garantiscono l’imparzialità e la terzietà dei giudici rispetto al potere politico?
Per la quarta volta il “” è netto e senza tentennamenti.
Sono così rispettate tutte le condizioni per considerare legittima la sanzione comminata.
Sempre sul “Carlino” leggo che il condannato a sua “discolpa” racconta una commovente storia strappalacrime sulla sua infanzia: ma quanti si trovano o si sono trovati nelle sue condizioni ed hanno reagito senza uccidere ?
Mi permetto quindi di contestare la “battaglia” dei miei concittadini che interferisce con il regolare corso della Giustizia in uno stato estero, là dove sono stati rispettati tutti i canoni per rendere quel giudizio perfettamente conforme alle leggi ed ai principi che devono informare una sentenza indipendente e serena.
Se dobbiamo impegnarci, se dobbiamo profondere energie e denaro, facciamolo per cause più meritevoli.

Entra ne

12 maggio 2008

Il corso della Giustizia

Il 7 maggio scorso, in Georgia, è stato giustiziato un condannato a morte, il primo dopo lo stop, che nulla aveva a che vedere con la “moratoria” radicalbuonista, votata dall’onu.
Con la ripresa del corso della Giustizia e l’applicazione della massima sanzione, sono anche riprese le discussioni pro o contro la pena di morte.
In vari forum su internet si confrontano gli uni e gli altri e, come spesso accade, si trascende anche sotto la spinta emotiva di fatti contingenti.
Proprio in questi frangenti è necessario sottolineare il carattere educativo della pena di morte, quando comminata sulla base di un regolare e paritario contraddittorio tra la difesa e l’accusa,
quando prederminata nella casistica applicabile,
quando applicata in uno stato che abbia a base la netta separazione tra potere giudiziario e legislativo/esecutivo.
Il regolare e paritario contraddittorio tra la difesa e l’accusa impedisce che un soggetto sia condannato alla pena capitale senza aver usufruito della possibilità di manifestare le proprie ragioni e, se si proclama innocente, di aver avuto la possibilità di confutare le tesi e le prove dell’accusa cui spetta l’onere di dimostrarne la colpevolezza (bella la formula tutta Americana: al di là di ogni ragionevole dubbio) perché un principio cardine del diritto è la presunzione di innocenza.
I casi in cui si possa comminare la pena di morte devono essere tassativamente previsti e codificati prima dell’evento per il quale uno è sotto processo, perché è necessario che chi delinque sia consapevole della pena cui può incorrere.
La separazione della funzione giudicante dal potere politico è, infine, caratteristica necessaria per impedire l’abuso di una pena che nei regimi totalitari viene utilizzata non per punire i criminali, ma per criminalizzare il dissenso politico.
Questi tre principi cardine sono tutti rispettati negli Stati Uniti, dove la pena di morte è una sanzione legittimamente e correttamente applicata a tutela dei cittadini onesti e delle loro proprietà.

Entra ne

17 aprile 2008

Nè illegale, nè inumana

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha “riabilitato” la pena di morte comminata mediante iniezione letale.
Con una sentenza a larga maggioranza (7 contro 2) ha deliberato la legittimità delle modalità applicative della sanzione che era stata messa sotto accusa da alcuni condannati per una asserita “inumanità”.
Il ricorso alla Corte Suprema portò, come conseguenza, la sospensione di tutte le esecuzioni programmate con tale sistema dal settembre 2007 ad oggi.
Tale sospensione fu, impropriamente, interpretata come una vittoria dei proibizionisti, anche se in questa sede avemmo modo di spiegare la sua reale natura .
Adesso la Corte Suprema, con la sentenza diffusa ieri, ha autorizzato la ripresa delle esecuzioni.
Rimane, ovviamente, aperta la questione più generale sulla pena di morte.
E’ da evidenziare che in quelle nazioni dove la Sovranità è ancora vista come intangibile e patrimonio del Popolo, la moratoria che l’onu avrebbe voluto imporre non ha raccolto alcuna adesione.
In sostanza: all’ordine pubblico e a fare giustizia a casa mia, ci penso io e nessun organismo esterno è facoltizzato ad interloquire sulle mie decisioni.
Mi piacerebbe che anche in Italia si applicasse questo elementare principio di Sovranità, a cominciare dalla lotta contro l’immigrazione clandestina e la conseguente criminalità.

Entra ne

10 gennaio 2008

Legittima difesa, armi in pugno

Alcuni giorni fa, purtroppo solo nelle pagine interne dei quotidiani, è apparsa la notizia di un tentativo di rapina ai danni di un cittadino, finita con la reazione del rapinato.
Il meritevole cittadino è riuscito a disarmare uno dei delinquenti e ad abbatterlo.
L’altro criminale è scappato.
La rapina non è andata a buon fine per i delinquenti grazie al cittadino che ha reagito.
Questa notizia rientra nella serie: quando il cittadino si incazza.
E quando ciò accade per i criminali il gioco non vale più la candela.
E’ ora di favorire questo atteggiamento di alto senso civico che aiuta anche il prossimo, soprattutto quando mette nelle condizioni di non nuocere un delinquente.
Ed ora pensiamo a quanto potrebbe essere utile liberare la possibilità per i cittadini onesti, che abbiano svolto il servizio militare o abbiano un attestato di idoneità, di possedere e portare armi.
Se questa norma fosse stata in vigore, il cittadino da cui abbiamo preso spunto, non avrebbe dovuto neppure rischiare una colluttazione con il delinquente.
E quanti altri cittadini avrebbero potuto impedire una rapina ai loro danni o una aggressione ad un vicino ?
Ecco un altro fronte che dovremo aprire, in un mondo che diventa sempre più violento e nel quale anche il cittadino onesto deve prepararsi (anche mentalmente) a difendersi, per evitare di ritrovarci deboli e disarmati davanti ad un crimine che, grazie anche ad una inconsulta politica dell’immigrazione, diventa sempre più pericoloso ed aggressivo senza che vi sia un adeguato e corrispondente aumento della incisività dell’azione delle Forze dell’Ordine.
Non per loro responsabilità, ma per mancanza di volontà politica da parte di una sinistra che non ha mai avuto e continua a non avere nel proprio dna il concetto di sicurezza e legalità.
Un' arma posseduta, rende ogni cittadino onesto più libero e più sicuro.

Entra ne