Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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31 ottobre 2007

Non è una moratoria

Negli Stati Uniti la Corte Suprema ha sospeso (non revocato) un’altra esecuzione capitale, sempre a causa dei dubbi sulla iniezione letale, questa volta in Mississippi.
Già alcuni quotidiani on line gridano alla “moratoria di fatto senza considerare la cura maniacale che in America hanno per il rispetto delle forme.
E la forma vuole che la pena che il condannato deve scontare, anche la pena di morte, non abbia caratteristiche tali da renderla inutilmente dolorosa, trasformandola in tortura.
Alcuni studi avrebbero così dato l’idea che l’iniezione letale immobilizza sì il criminale soggetto alla pena, ma non esclude il sentire dolore durante quei minuti in cui fa effetto il veleno destinato a compiere giustizia.
Personalmente credo che una risposta certa la possa dare solo chi ci è passato ... ma non è in grado di tornare indietro per comunicarcelo, quindi tutto resta nell'ambito della teoria.
In ogni caso la Corte Suprema non ha vietato la pena di morte, ma solo preso tempo per verificare se quegli studi vengono confermati o meno.
Nulla impedisce di procedere ad eseguire le sentenze mediante altri strumenti, come la sedia elettrica.
Mentre i proibizionisti cercano di ottenere una (inutile) votazione dall’oclocrazia mondiale che siede all’onu che proponga una moratoria della pena di morte (e che, anche approvata, farebbe la stessa fine del protocollo di Kyoto: inapplicato anche da chi l’ha firmato) negli Stati Uniti si è un passo avanti.
Acclarata la legittimità della pena capitale, accelerati (ma non ancora abbastanza) i tempi dei processi e delle relative condanne ed esecuzioni, si cerca di individuare un sistema che rimuova anche le più speciose obiezioni circa lo strumento da utilizzare.
Un eccesso di garantismo nei confronti, peraltro, di chi non ha avuto alcuno scrupolo nell’infliggere sofferenze e torture alle sue vittime.
Non si illudano quindi i proibizionisti: negli Stati Uniti non vi è alcuna moratoria, ma solo una sospensione che non intacca il principio della legittimità delal pena capitale.
Vedrete che, risolto in un modo o in un altro il dubbio sollevato, le esecuzioni riprenderanno – recuperando anche il tempo perduto – con lo strumento che la Corte Suprema riterrà più idoneo, comminando la giusta pena ai rei e rispettando la memoria delle vittime di cui, troppo spesso, i proibizionisti si dimenticano, tutti protesi a difendere Caino.

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3 commenti:

Anonimo ha detto...

La propaganda di sinistra la fa passare come un cedimento agli abolizionisti. Spero che sia come scrivi tu perchè con la criminalità in aumento la pena di morte dovrebbe essere applicata anche in quegli stati che oggi non la contemplano più nel loro ordinamento. E applicata a cominciare dal rumeno stupratore di Roma.

Chris ha detto...

definirla moratoria è per lo meno esagerato,anzi sbagliato.Chiaro che chi come me è contrario alla pena di morte forse,ma dico forse potrebbe essere visto come un primo passo verso l abolizione totale.

Ares ha detto...

Sono convinto anch'io che non è una moratoria. Ne' di fatto, nè in itinere. Basta conoscere un po', solo un po', la mentalità americana per capire che si tratta di reale preoccupazione di non infliggere inutile dolore. Mi auguro che decidano in fretta e che ricomincino dal punto in cui hanno lasciato. Sarebbe una splendida lezione per Bonino, Pannella e la sinistra italiana che gioisce, proprio nel giorno di maggior rabbia per la criminalità dilagante, per una iniziativa che favorisce solo i criminali.