Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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23 settembre 2007

L'inversione di rotta comincia dalla Polonia

«La Polonia è a favore della pena di morte». Il presidente Lech Kaczynski, il "gemello buono", va a dare mano forte all'altro, il "cattivo" Jaroslaw, premier del governo di Varsavia che aveva posto il veto alla «Giornata contro la pena capitale» che l'Ue voleva indire per il 10 ottobre.
Finalmente una nazione europea che ha il coraggio di rompere il tabù sulla pena di morte e, per bocca dei suoi principali esponenti, dichiara di essere a favore della pena capitale contro i criminali efferati.
E’ solo un primo, timido passo per il ripristino di una concezione di legalità e ordine che trova il suo fondamento su pene certe che rappresentino punizione, deterrenza ed eliminazione definitiva del pericolo di reitero di crimini particolarmente odiosi.
Indubbio il coraggio dei fratelli Kaczynski, si aspetta analogo atteggiamento anche da altri politici europei.

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07 settembre 2007

Un triplo hurrah per la Polonia

La notizia è che la Polonia, nazione giovane nell’unione delle repubbliche socialiste europee, ha posto il veto alla inutile celebrazione di un giorno contro la pena di morte.
La pena di morte è, ormai, abolita in tutti gli stati della vecchia e decadente europa e, infatti, si vede come sguazzano i criminali e le invasioni extracom.
In tale situazione l’EURS va a ravanare a casa altrui – come se non avesse problemi più seri in casa propria – atteggiandosi a censore di comportamenti che, se frutto di repressione politica nelle tirannie comuniste ed islamiche, sono frutto di consapevole e garantista presa di coscienza contro la criminalità nelle democrazie liberali e occidentali.
Bene quindi ha fatto la Polonia a bocciare l’ennesima giornata di cazzeggio logorroico, ricordando che, da noi, il problema è di affrontare le conseguenze nei confronti dei più deboli, innocenti e indifesi, portate dall’aborto e dall’eutanasia.

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01 settembre 2007

Texas: due esecuzioni su tre condanne

In Texas sono state eseguite nella settimana che si chiude, due esecuzioni, una terza, prevista per venerdì mattina, è stata commutata in ergastolo.
Come abitudine non entro nel merito delle vicende che hanno portato alla condanna alla pena capitale, perchè esprimere un giudizio significherebbe leggersi gli atti processuali, cosa che è impossibile da fare per ogni condanna, ma soprattutto ritenendo che negli Stati Uniti le garanzie processuali e le possibilità di promuovere ricorsi e revisioni, siano tali da aver fiducia nel fatto che ad essere condannato sia un criminale e non un innocente totalmente estraneo ad abitudini delinquenziali.
E’ invece da sottolineare come il Texas stia procedendo nelle esecuzioni, riducendo i tempi dalla condanna alla applicazione della stessa, con ciò aumentando anche l'effetto deterrente della pena.
Più vicina ai fatti per i quali viene comminata è l’esecuzione, più fresco è il ricordo dell’efferatezza commessa, più efficace è infatti il messaggio ai criminali.
Fattore deterrenza che, ricordo, è solo uno dei tre pilastri che rendono la pena di morte, applicata da uno stato democratico al termine di un regolare processo assistititi da tutte le garanzie di difesa, legittimo ed efficace strumento di giustizia.
E’ interessante inoltre notare come il Governatore del Texas, decida in base al criterio dell’interesse della sua comunità e non per condizionamento esterno: gli abolizionisti hanno gridato come sempre, anche in Italia si sono sprecati kilowatt per “accendere” il Colosseo, ma alla fine due esecuzioni sono state portate a termine.
Ed è da annotare come, a differenza degli abolizionisti per i quali il condannato a morte, comunque e qualunque delitto abbia commesso, deve essere graziato e, spesso, questo viene elevato ad “eroe (dimostrando che l’attricetta francese che ha come eroe italiano Curcio e le brigate rosse non è isolata nelle sue perverse fantasie) , nel Texas si valutino le circostanze e si arrivi ad una decisione non inficiata da ideologismi di sorta.
Non si può spiegare in altro modo, infatti, che per due casi sia stata respinta la grazia e per il terzo la pena sia stata commutata in ergastolo (che negli Stati Uniti viene – eccome ! – scontato).
Anche questa valutazione va incontro ad una specifica esigenza della cittadinanza, rendendo più forte il messaggio deterrente, ma anche quello punitivo e di garanzia per la sicurezza dei cittadini onesti.
Complimenti, quindi, al Governatore del Texas, al suo secondo mandato, il Repubblicano Rick Perry, scelto da George W. Bush come suo vice nel 1999 e succedutogli il 21 dicembre 2000, quando Bush vinse su Al Gore alle presidenziali, conquistando la Casa Bianca.

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