Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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10 giugno 2007

Alla ricerca della sicurezza perduta


Negli anni settanta, sull’onda del mitico Giustiziere della Notte con Charles Bronson, anche in Italia furono prodotti film che avevano come caratteristica la presenza di un cittadino o, più spesso, un commissario di polizia che reagiva alla delinquenza dilagante, facendo vera giustizia, quella che magistrati legati a codici e pandette non consentivano.
Quei film ebbero grande successo di pubblico e infamanti giudizi dei critici come al solito ben pensanti e prototipi del “politicamente corretto”.
Erano gli anni delle rapine persino nei ristoranti, degli scippi, delle brigate rosse.
Erano gli anni in cui un partito tenuto ai margini della vita politica, l’M.S.I. di Giorgio Almirante, riusciva a raccogliere firme a favore della pena di morte in numero anche triplo rispetto ai voti che otteneva alle elezioni.
Era tutto un segnale della voglia di sicurezza che il Popolo aveva e che la politica del compromesso storico non riusciva e non voleva a dare.
Perché le indagini di Polizia venivano poste sotto la direzione (come sono tuttora) di un magistrato, magari inesperto e magari pieno di se per aver vinto un concorso.
Perché la Polizia veniva smilitarizzata.
Perché se un poliziotto o un carabiniere sparava veniva incriminato invece di essere premiato.
Perché se un cittadino reagiva abbattendo un criminale veniva processato, anziché essere ringraziato per il contributo che aveva portato alla società.
La voglia di reagire dei cittadini trovava così una valvola di sfogo nei film di genere che rappresentavano, meglio di tanti articoli e saggi pomposi e al tempo stesso inconcludenti, lo spaccato della nostra società negli anni settanta e primi ottanta.
Oggi quei film cominciano ad essere tirati fuori dalla naftalina.
I canali satellitari trasmettono la serie pressoché completa.
La mascherano da retrospettiva sull’Italia, ma quei film non sono più i tappabuchi notturni del palinsesto e ce li possiamo godere in prima serata, ad esempio su FX.
Credo che la scelta non sia solo una personale mania dei direttori di rete, ma rappresenta anche una esigenza, di cui le televisioni sono attente antenne, dei cittadini italiani sotto Prodi.
La sicurezza non esiste.
I telegiornali fanno arzigogoli attorno al sedicenne abbattuto a Napoli da un carabiniere e gli amici dichiarano che era “solo” alla sua prima rapina.
I cittadini che si difendono vengono prima denunciati dai criminali feriti e poi perseguitati dalla magistratura.
I poliziotti e carabinieri che agiscono per fermare la criminalità hanno una lunga sequela di beghe.
Ex terroristi sono in parlamento.
Occupanti e devastatori di città anche.
Una madre ha scalato palazzo madama sull’estintore lanciato dal figlio – abbattuto per tale ragione - contro i carabinieri.
La sinistra ha sbloccato l’indulto, ciò che il Centro Destra aveva sempre impedito con il suo Ministro della Giustizia Roberto Castelli.
Non paghi stanno tornando alla carica per abolire anche l’ergastolo e stanno facendo una gran cagnara per l’abolizione della pena di morte anche in quei paesi dove, per la miglior sicurezza dei loro cittadini, esiste ancora, senza fare alcuna distinzione sui sistemi giuridici e politici che la applicano, facendo di tutta un’erba un fascio.
Charles Bronson e Maurizio Merli sono morti.
Ma ciò che rappresentano nell’immaginario collettivo è più vivo e sentito che mai.
Reagire alla criminalità per garantire sicurezza e benessere ai cittadini.
Per fare ciò occorre che le Forze dell’Ordine possano agire senza avere le mani legate e che le pene siano proporzionate, severe e scontate senza … sconti.
I criminali più efferati, gli assassini di poliziotti e carabinieri, i rapitori che portano alla morte le loro vittime, i serial killer, i pedofili che uccidono i bambini rapiti per i loro giochi, devono essere messi nelle condizione di non poter mai più nuocere.

E c’è un solo mezzo perché ciò accada: pena di morte.

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22 commenti:

Marcoz ha detto...

"I criminali (…) devono essere messi nelle condizione di non poter mai più nuocere.
E c’è un solo mezzo perché ciò accada: pena di morte."

Occhio a non fare sbagli, però. Perché poi serve una colla molto potente per rimettere insieme i cocci, in caso di errore giudiziario.

Anonimo ha detto...

La cosa grave è che dei ragazzi sono stati denunciati perchè dicevano che Marco Biagi era colpevole di qualcosa ne confronti dei lavoratori mentre tu scrivi questa apologia del fascismo e nessuno ti dice niente.

Massimo ha detto...

Marcoz, credo che chi commenta come te, abbia in mente uno stato che non è di diritto e che commina pene capitali come noccioline.
Se vai a ritroso nei post troverai anche la risposta al tuo dubbio.

Che dire, invece dell'anonimo che ritiene degno di maggior rispetto chi esalta l' "eroica" imprese di un commando di brigatisti rossi che hanno sparato alle spalle di un professore che tornava a casa in biciletta, rispetto ad uno scritto nel quale si auspica una maggiore sicurezza ?
Si può dire che è la spiegazione del perchè in Italia esistono ancora le brigate rosse ... :-D

Marcoz ha detto...

Massimo, uno stato di diritto degno di questa definizione non è infallibile e, onestamente, che il rischio sia quello di giustiziare di rado per errore solo perché non si "commina pene capitali come noccioline" non mi soddisfa. Per quanto poche potrebbero essere, le eventuali vittime della "giustizia" come le dovremmo considerare? Danni collaterali? Il prezzo da pagare per avere una (ipotetica) società sicura?
Mettere un criminale in condizione di non nuocere sta a cuore anche al sottoscritto ma questo metodo non mi convince proprio, e non solo per quanto detto sopra ma anche per diversi altri motivi.

Saluti

Massimo ha detto...

Io credo, Marcoz, che uno stato nasca dall'esigenza di un gruppo di persone di unire le proprie forze per vivere meglio e in quel "meglio" ci sta anche la sicurezza per la propria vita e proprietà.
Quindi uno stato di diritto che si rispetti deve primariamente tutelare la vita dei suoi concittadini.
Tanto per scendere nel concreto, credo che a nessuno verrebbe in mente di contetstare una pena capitale che fosse applicate ad un Izzo o ai coniugi Romano.
Invece il primo è stato lasciato libero di uccidere di nuovo, i secondi tra una dozzina di anni saranno di nuovo in libertà.
E' uno stato di diritto ?
Non credo, è uno stato che non tutela i suoi cittadini.

Marcoz ha detto...

Massimo, non vorrei si confondesse lo stato di diritto con la certezza della pena e con la prudenza sacrosanta che bisogna avere nel rimettere in libertà chi ha già commesso un delitto grave.

Frank77 ha detto...

Uno stato che preferisce uccidere degli innocenti pur di mandare a morte dei colpevoli non è una democrazia.

Massimo ha detto...

Marcoz, la tua è teoria, la pratica dice che gli anche gli elementi più criminali ottengono permessi, indulti, amnistie che li rendono nuovamente pericolosi per la società. Uno stato di diritto ammette la pena di morte e resta tale perchè la commina al termine di un procedimento dove sono rispettate tutte le garanzie per l'imputato e tutte le formalità per giungere ad una sentenza consapevole, basata su prove e non su ideologie.

Frank. Tu parli per ipotesi (la condana di innocenti). Mentre l'unica certezza è che lasciare in vita criminali efferati mette a rischio altre vite di innocenti (Izzo docet).

Frank77 ha detto...

La condanna di innocenti non è un ipotesi visto che in America della metà dei condannati a morte poi si scopre che sono innocenti.

In America anche se Izzo non fosse stato condannato a morte di sicuro non lo avrebbero fatto uscire dalla prigione.

Massimo ha detto...

Che si scopra che la metà dei condannati a morti sono innocenti è probabilmente la classica statistica che ha rilevato dati cercandoli per dimostrare la propria tesi (della serie: se esamino un certo periodo anzichè un altro o uno stato anzichè un altro ...).
Che Izzo, in America, fosse rimasto dentro, sono d'accordo: dentro il braccio della morte e poi dentro una bara :-D

massimo z ha detto...

sono d'accordo con il mio omonimo. anke xke prima hanno tolto la pena di morte adesso vogliono togliere l'ergastolo che già nei fatti è più unico che raro e domani cosa? daremo uno scapellotto ai criminali e gli diremo sei stato cattivo adesso non lo fare più?
io ritengo che sia giusto togliere di mezzo una volta x tutte questa gente che rapina uccide impunemente o quasi xke se lo meritano e se per caso qualche rara volta ci va di mezzo un innocente mi dispiace ma errare è umano perseverare è diabolico, le vittime saranno sempre meno di quelle che ci sono oggi, vittime del buonismo ideologico di gente che x difendere Caino lascia morire Abele che invece di difendere un onesto lavoratore come Biagi difende i suoi assassini tra l'altro x nulla pentiti

Frank77 ha detto...

Massimo non è una statistica, se ne accorto un governatore Americano che era favorevole alla pena di morte.

In America difficilmente Izzo sarebbe stato condannato a morte perchè veniva da una famiglia ricca e quindi si sarebbe trovato un buon avvocato che gli avrebbe evitato la pena di morte.

E comunque nella maggioranza degli stati Americani non c'è la pena di morte

Massimo ha detto...

La pena di morte è vigente in 38 stati degli Stati Uniti su 50 (51 se si considera anche il District of Columbia).
Il governatore cui ti riferisci è probabilmente quello del New Jersey che ha promosso una moratoria di una anno nel 2006 a seguito di una serie di coincidenze che non possono essere elevate a dato generale.
In ogni caso gran parte dei condannati a morte sono rei confessi.
Gran parte di chi non confessa è responsabile di altri delitti per i quali aveva sfangato la punizione capitale.
Avvocati. Ovvio che un buon avvocato riesce ad instillare il dubbio più di un cane delle. Ma questo dimostra che il sistema di garanzia funziona e che la pena di morte viene comminata dopo un processo nel quale viene preso in esame ogni aspetto della questione.
Izzo. Personalemnte credo che, per quanti bravi avvocati potesse pagare la famiglia Izzo, una testimonianza come quella della Colasanti non avrebbe lasciato scampo ... :-)

Frank77 ha detto...

Quelle che tu chiami coincidenze sono errori giudiziari.
Se uno viene arrestato mentre uccide una persona è logico che confessi,perchè solo in questo modo avrebbe qualche minima possibilità di salvarsi dalla pena di morte.
Poi non ho mai sentiti di criminali ricchi condannati a morte.

marco ha detto...

Sì, più o meno come per O.J. Simpson probabilmente. Fa piacere vedere che il fatto che chi ha più soldi ha molte più probabilità di salvare la pelle sia per voi una garanzia del buon funzionamento del sistema.

Massimo ha detto...

La tua è piccola demagogia, Marco. Come se non si sapesse che in ogni campo chi può pagare di più può avere non solo avvocati, ma anche medici, ingegneri, operai, artigiani migliori.
Il punto è costruire una società dove siano sviluppate le professionalità, elevando quindi il livello di professionalità e non ridurre le garanzie di sicurezza per i cittadini onesti perchè non tutti possono permettersi un avvocato valido (altrettanto dicasi in ogni campo: cosa fai, rinunci a costruire grattacieli perchè non tutti possono permettersi di pagare quegli ingegneri ?).

Le coincidenze sono due errori di fila.
Ripeto: vai a guardare la fedina penale dei condannati a morte e ti potrai dilettare, per lo più, in una lunga lettura di reati ... :-D

frank77 ha detto...

Il caso o.j. Simpson non centra niente col mio ragionamento,io mi riferisco a gente che compie crimini per cui è prevista la pena di morte,ma viene condannata a pene minori.
non mi risulta che qualche capo mafioso sia mai stato condannato a morte,chissà come mai?

Anonimo ha detto...

Caro Massimo, (mi permetto perchè ci conosciamo già...)
la pena di morte è un errore assurdo proprio per le ragioni per cui tu vorresti introdurre una simile barbarie, e cioè per difendere Abele, ridurre il numero di morti ammazzati !
Essa infatti li fa aumentare e non diminuire, perchè l'uomo è un animale sociale, che agisce soprattutto in virtù della sua cultura e dunque dell'esempio che riceve dall'ambiente in cui vive.
La possibilità di un errore giudiziario è solo una ragione in più, che per altro resterebbe anche in caso di confessione (se io commettessi un delitto e poi facessi rapire tuo figlio credo che tu, come me o come tutti, confesseresti pure l'uccisione di Gesù Cristo pur di salvarlo, per fare solo un esempio...).
La ragione per cui la pena di morte è ontologicamente sbagliata è che il primo deterrente contro l'omicidio è il fatto di considerare l'uccisione di un proprio simile un tabù, un orrore da non compiere mai per nessun motivo.
E' questo che può fermare inconsciamente la mano prima del delitto d'impeto, mentre il delitto premeditato si evita con un sistema investigativo e giudiziario rapido ed efficiente.
Se uccido perchè penso di farla franca, l'alta probabilità dell'ergastolo (ergastolo vero e senza sconti, non come oggi, qua invece ti dò ragione in pieno !) è sufficiente a fermare il crimine perchè lo rende non più conveniente.
Il criminale che compie un delitto d'impeto invece non ha paura della morte, e tale reato può essere evitato solo se istintivamente si prova orrore nell'uccidere.
Ora, se è lo Stato stesso che uccide pubblicamente, esso smentisce nei fatti ciò che proclama a parole !
Non puoi dire seriamente che la vita è sacra nell'istante stesso in cui uccidi !
O è sacra, e allora è sacra per tutti, o non lo è, e allora come puoi sperare che in un momento d'ira e/o di paura io non trovi giusto ucciderti ?
Dimostrazione di ciò che dico:
a) in passato non c'era solo la pena di morte, ma orrende torture. Ebbene, le strade erano molto più insicure di oggi, altro che Zen o Quartieri spagnoli !
b) negli USA hanno tolto e reintrodotto più volte la pena di morte: non ci sono state significative modifiche delle statistiche degli omicidi, che invece variano seguendo l'andamento della situazione economica, aumentando nei periodi di crisi e diminuendo nelle fasi di benessere diffuso...
c) in Canada, paese gemello per molti versi degli USA, non c'è da decenni la pena di morte, eppure il numero di crimini gravi è incomparabilmente inferiore a quello dei contigui USA...
Pensaci !
Cordiali saluti
Un Anonimo Sinistro con cui hai spesso discusso un tempo

Massimo ha detto...

Caro Anonimo Sinistro (ho discusso con tanti di sinistra che non riesco peraltro a individuarti), nelle tesi di chi è contrario alla pena capitale, trovo una costante: l'utopia, la visione di un mondo che non esiste.
Scrivi, infatti "il primo deterrente contro l'omicidio è il fatto di considerare l'uccisione di un proprio simile un tabù, un orrore da non compiere mai per nessun motivo". Giusto, ma così non è e non è mai stato. La coscienza comune ci dice che uccidere è male, ma alcuni uomini non la sentono o non l'ascoltano.
Scrivi ancora che "il delitto premeditato si evita con un sistema investigativo e giudiziario rapido ed efficiente". Anche questa è pura utopia a meno di entrare in una società alla minority report, dove si anticipano i crimini sulla base di previsioni ...
E ancora "Se uccido perchè penso di farla franca, l'alta probabilità dell'ergastolo (ergastolo vero e senza sconti, non come oggi, qua invece ti dò ragione in pieno !) è sufficiente a fermare il crimine perchè lo rende non più conveniente". Ma, proprio come confermi, così non è, anzi ha ripreso fiato un movimento per l'abolizione dell'ergastolo e chi delinque sa bene che non arriverà mai a superare i 20 anni di galera (a meno che non si chiami Priebke ...).
E prosegui scrivendo che "Il criminale che compie un delitto d'impeto invece non ha paura della morte, e tale reato può essere evitato solo se istintivamente si prova orrore nell'uccidere". E qui non posso convenire, anzi all'opposto. Il delitto d'impeto e un qualcosa che scaturisce da una rabbia profonda, momentanea, incontrollabile, anche se uno ha orrore alla violenza. Può capitare a tutti e, infatti, non rientra nelle "mie" casistiche per l'applicazione della pena di morte.
a) non è la storia che ricordo. I crimini ci sono sempre stati, ma la repressione, anche applicando la pena di morte, ha ripulito da molta melma e proprio gli Stati Uniti, nella loro corsa al West lo hanno dimostrato.
b) Negli Stati Uniti l'aspetto deterrente (ma non quello punitivo o preventivo contro i crimini commessi dallo stesso soggetto) della pena di morte risulta meno efficace perchè ritardata rispetto all'immediatezza che richiede un crimine particolarmente efferato. Ma che i crimini siano rimasti uguali dimostra solo che è venuta a diminuire la deterennza della pena capitale, non l'aspetto punitivo o quello preventivo nei confronti di delitti reiterati dalle stesse persone.
c) Non conosco a sufficienza il Canada per fare un raffronto, ma ho l'impressione che la base sociale canadese, per motivi storici e territoriali, sia differente da quella statunitense e un principio base del diritto è di non dare a situazioni differenti risposte uguali.
E veniamo al discorso "morale".
Ho già più volte scritto che lo stato non uccide, ma giustizia ed è una differenza profonda.
Ma la sintesi migliori l'ho trovata in un saggio di chi, di morale, se ne intende forse più di chiunque altro: Joseph Ratzinger, allora non ancora Benedetto XVI, che nel commentare l'Evangelium Vitae scrive "l'uccisione diretta e volontaria di un essere umano innocente è sempre gravemente immorale". E mette l'accento sulle tre parole: diretta, volontaria, innocente. E scrive quindi "La proibizione dell'uccisione di cui parla il Decalogo presuppone quindi l'atto di volontà libero e l'orientamento diretto di quest'atto all'uccisione.Essa si riferisce all'essere umano innocente. ... La difesa contro l'ingiusto aggressore non è un'eccezione al comandamento, ma un atto di genere diverso nella sua essenza. L'ingiusto aggressore in realtà non è innocente; egli stesso disprezza e calpesta la sacra intangibilità dell'essere umano: il comandamento deve essere difeso contro di lui.".
Direi che rappresenti in modo chiaro la legittimità della pena di morte nei confronti di un colpevole che non abbia compiuto un omicidio per un raptus momentaneo, ma che abbia diretto la sua volontà premeditata contro un essere innocente.

Anonimo ha detto...

Caro Massimo,
chi compie un delitto premeditato lo fa se gli conviene.
Quindi l'ergastolo è sufficiente a dissuaderlo, se è assai probabile che sia preso, e la pena dello squartamento coi cavalli non è sufficiente se è convinto di farla franca.
Quindi il problema è solo di soldi e mezzi alla polizia ed efficienza della giustizia, e la pena è relativamente importante.
Tu dici che la pena di morte in passato ha ripulito molta melma.
Sarà come dici, ma certo la criminalità era enormemente più alta in passato, quando pure si torturava per interrogare e si torturava per uccidere.
Basta un qualunque testo di storia sociale per confermartelo.
Anche solo i Promessi sposi, che certo conosci.
Quanto al delitto d'impeto, vedi, la coscienza sociale si costruisce con l'esempio, che è la forma principe di insegnamento.
Per istinto imitiamo gli altri, c'è poco da fare, e ce lo mostrano i vestiti e i comportamenti dei ragazzi.
E che esempio dà uno Stato che uccide ?
Non ti fa venire dubbi tutto questo ?
Quanto al parere di BXVI, che pure per me come ateo rappresenta poco, non pensi che tu lo stia interpretando ad usum Delphini ?
Perchè un conto è giustificare la legittima difesa, un altro la pena di morte a freddo.
Non penso si possa parlare di innocenza di un carnefice, per quanto legale, e non è a tali casi che egli si riferiva.
Del resto GPII ha più volte espressamente parlato contro la pena di morte, per cui o è cambiato il pensiero della Chiesa (e in realtà è cambiato, perchè in origine, e fino a pochi anni fa sosteneva proprio le tue tesi, estendendo la legittima difesa alla pena di morte...) o tu interpreti male il suo pensiero attuale.
Del resto non è nel Vangelo che si insegna il perdono e il porgere l'altra guancia, e nella Bibbia che Dio dice "Mia è la vendetta" ?
Come puoi "scagliare la prima pietra" contraddicendo ciò in cui credi ?
Cosa puoi mai fare di male tu ad uomo, rispetto alla pena dell'Inferno ?
Per un credente quale tu sei come è possibile pensare di sostituirsi al Creatore e interrompere prematuramente una vita umana che potrebbe col tempo cambiare, redimersi e salvarsi grazie all'opera salvifica dello Spirito Santo ?
O, come me, ne neghi forse l'esistenza e il potere ?
Deciditi, o cattolico o per la pena di morte...
A te comunque l'ultima parola, a me il piacere di salutarti, non trovandoti minimamente cambiato, nel bene e nel male, in questi ultimi anni.
Testa dura esattamente come me, del resto... :-)
Qualche volta ripasserò a trovarti, ora che so che sei qua, magari quando avrò più tempo e non dovrò studiare.
Bacioni
Tanka57577 (se il nick non ti è del tutto nuovo...)

Massimo ha detto...

Sì, Tanka, mi ricordo :-)
Essendo le 7 del mattino e dovendo prendere il treno mi limito a pubblicare il tuo commento, precisando che l'opinione di Benedetto XVI è contenuta in un capitolo dedicato al Comandamento "Non uccidere", quindi nessuna interpretazione "ad usum delphini".
Il resto a domani.

Massimo ha detto...

Ciao Tanka, sono da te.
Premetto che domani mattina riparto e sarò lontano dal pc per circa una settimana, quindi eventuali commenti resteranno "in sonno".

Quindi il tema.
Tu insisti sulla dissuazione, io ricordo anche glia ltri due elementi di favore della pena di morte: punizione e inibizione a reiterare il crimine.
Tanti casi anche recenti, uno per tutti: Izzo.



Poi vedo che insisti nel sognare giustizia celere e giusta, comportamenti etici dello stato e via discorrendo. Io invece guardo all'Italia com'è, dove invece di puntare ad una vera Giustizia, si esegue una controriforma che cerca di annacquare uil poco che è stato fatto da Castelli restituendo troppo potere a dei magistrati che già ne hanno troppo.
Vedo un'Italia in cui si propone di abolire l'ergastolo invece di renderlo effettivo.
Quindi la risposta non può che essere una pena di morte mirata a determinati delitti efferati per impedire che quei criminali non abbiano la punizione che meritano e non riproducano gli stessi crimini.
Che esempio dà uno stato che commina la pena capitale ? Un esempio altamente morale di giustizia. Il Male perde, il Bene vince. Il Male soccombe, muore, il Bene vive.

Nel rispondere su Benedetto XVI mi era sfuggito che tu mi consideri credente: non è così. Mi considero un agnostico e non frequento ambienti cattolici nè sono un praticante.
E credo che non si debba confendere il Regno dei Cieli con quello di Cesare :-)
Io sono qua ... :-)