Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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24 giugno 2007

Manganelli: nomen est omen ?


Antonio Manganelli, Vice di Gianni De Gennaro, dovrebbe essere nominato domani Capo della Polizia.
Il cursus honorum di Manganelli è sostanzialmente lo stesso di De Gennaro e mi ricordo che si parlò di lui come possibile Capo della Polizia quando, vinte le elezioni, la stampa di sinistra gracchiava circa le intenzioni del Presidente Berlusconi di procedere ad uno spoil system (abbiamo visto che così non fu – purtroppo – e che la rapacità poltronifaga, invece, è nel dna della sinistra).
Non so se Manganelli sia orientato a Destra o a sinistra.
Da un lato tendo a dubitare che la sinistra metta ad un posto di tale responsabilità uno ostile, dall’altro penso che le gaffes compiute con la rimozione del Generale Speciale e il benservito al Prefetto De Gennaro, abbiano costretto la sinistra a proporre un nome che potesse essere di garanzia anche per il Centro destra che, infatti, ha accettato.
Credo che il profilo del Dott. Manganelli non lasci spazio ad alcun dubbio sulla competenza specifica.
Dubbi che, invece, ci sono sulla volontà politica di dare alla Polizia quegli strumenti e quelle coperture necessarie a svolgere bene il suo lavoro contro la criminalità e per la sicurezza dei cittadini.
Ad alimentare i dubbi la scelta di proporre un codice penale che abolisce l’ergastolo – già di suo abolito nei fatti tranne che per il Colonnello Eric Priebke, ultimo ergastolano d’Italia – e a limitare il diritto alla legittima difesa, riportando la sua situazione a prima della riforma voluta dal Ministro Roberto Castelli e dalla Lega.
Resta la speranza che contro i criminali, ma anche contro i teppisti che devastano le città e gli spaccavetrine dei movimenti no global, il nuovo Capo della Polizia faccia onore al cognome che porta: Manganelli, da usare e non da indossare per bellezza.

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21 giugno 2007

Adesso vogliono abolire anche l’ergastolo !

La sinistra, nella sua foga distruttrice di tutto ciò che è stato realizzato dal Governo Berlusconi, ha preso ripetutamente di mira la sicurezza dei cittadini.
Così, dopo aver ammesso in Italia ulteriori 350.000 illegali oltre ai (già troppi) 170.000 dell’ultimo decreto flussi del Governo Berlusconi, dopo aver per il tramite del suo ministro temporaneo della giustizia (?) Mastella (e con la complicità, purtroppo, anche di settori del Centro Destra) approvato un indulto che grida vendetta da parte di tutte le vittime dei criminali liberati, adesso propone un ribaltone della riforma del diritto penale.
Con due mosse la sinistra riuscirebbe a rendere ancor più precaria la sicurezza dei cittadini.
Abolendo l’ergastolo e riducendo lo spazio per la legittima difesa alla sola difesa personale e non della proprietà.
L’ergastolo fu già oggetto di aggressione da parte dei soliti radicali negli anni settanta/ottanta e il referendum del 17 maggio 1981 si concluse come la gran parte di essi: una bastonata solenne a chi ne proponeva l’abolizione.
Votanti: 79,4% (allora i quorum si raggiungevano, eccome !)
Favorevoli all’abolizione dell’ergastolo: 22,6 %
Contrari: 77,4 %.
Apro una parentesi:nel provvedimento di legge ci sarà una “norma finale e transitoria” che dirà che l’ergastolo è abolito per tutti tranne che per il Colonnello Eric Priebke ?
Non credo vi siano motivi per credere che gli italiani vogliano, oggi, che i vari Chiatti, coniugi Romano, Izzo, Maso (ma aggiungerei tutto il lungo elenco di brigatisti rossi e mandanti di omicidi politici anche se ora sono fuori di galera) possano tornare in libertà (ci tornano/torneranno ugualmente, ma questa è una stortura del sistema italiano di “giustizia”).
Personalmente, poi, credo che indipendentemente dalle ridicole campagne (a spese di chi ?) sulla moratoria contro la pena di morte, avendo modo di illustrare con pari potenza mediatica i perchè del “sì” alla pena di morte, ricordando tutti i vari omicidi efferati commessi da persone apparentemente normali (e senza bisogno di arrivare agli omicidi politici) , i “moratoristi” avrebbero una sgradita sorpresa.
Ma torniamo a bomba, all’ergastolo che la sinistra si propone di abolire, tanto per dare una certezza in più ai criminali: male che vada tempo qualche anno si è fuori, liberi come fringuelli.
Ma vi pare che sia il modo per tutelare la sicurezza dei cittadini ?
E vi pare che ridurre al solo caso di pericolo imminente per la propria vita la legittima difesa, dopo che solo due anni fa si ottenne un allargamento anche alla difesa della proprietà e di altre vite, possa rappresentare l’esigenza di sicurezza di una popolazione che vede, sempre più, garantiti i criminali e perseguitati quelli che si difendono ?
Ma che razza di società verrebbe fuori se la sinistra avesse campo libero per approvare tutte le devianti leggi che vengono partorite da menti sadiche, fatte apposta per creare disagio e insicureza ?
L’ergastolo – e che sia scontato per intero – è il minimo, se proprio non si vuole, come si dovrebbe, ripristinare la pena di morte, per i criminali più efferati e per tamponare tendenze alla violenza ed alla criminalità che, con la garanzia di vedere comunque un termine anche alla più lunga detenzione, potrebbero diventare ancor più numerose e aggressive.
La legittima difesa è il minimo che una stato che non riesce a garantire giustizia deve consentire ai propri cittadini onesti: meglio un criminale abbattuto in più, che un cittadino onesto in meno o depredato delle sue proprietà.

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10 giugno 2007

Alla ricerca della sicurezza perduta


Negli anni settanta, sull’onda del mitico Giustiziere della Notte con Charles Bronson, anche in Italia furono prodotti film che avevano come caratteristica la presenza di un cittadino o, più spesso, un commissario di polizia che reagiva alla delinquenza dilagante, facendo vera giustizia, quella che magistrati legati a codici e pandette non consentivano.
Quei film ebbero grande successo di pubblico e infamanti giudizi dei critici come al solito ben pensanti e prototipi del “politicamente corretto”.
Erano gli anni delle rapine persino nei ristoranti, degli scippi, delle brigate rosse.
Erano gli anni in cui un partito tenuto ai margini della vita politica, l’M.S.I. di Giorgio Almirante, riusciva a raccogliere firme a favore della pena di morte in numero anche triplo rispetto ai voti che otteneva alle elezioni.
Era tutto un segnale della voglia di sicurezza che il Popolo aveva e che la politica del compromesso storico non riusciva e non voleva a dare.
Perché le indagini di Polizia venivano poste sotto la direzione (come sono tuttora) di un magistrato, magari inesperto e magari pieno di se per aver vinto un concorso.
Perché la Polizia veniva smilitarizzata.
Perché se un poliziotto o un carabiniere sparava veniva incriminato invece di essere premiato.
Perché se un cittadino reagiva abbattendo un criminale veniva processato, anziché essere ringraziato per il contributo che aveva portato alla società.
La voglia di reagire dei cittadini trovava così una valvola di sfogo nei film di genere che rappresentavano, meglio di tanti articoli e saggi pomposi e al tempo stesso inconcludenti, lo spaccato della nostra società negli anni settanta e primi ottanta.
Oggi quei film cominciano ad essere tirati fuori dalla naftalina.
I canali satellitari trasmettono la serie pressoché completa.
La mascherano da retrospettiva sull’Italia, ma quei film non sono più i tappabuchi notturni del palinsesto e ce li possiamo godere in prima serata, ad esempio su FX.
Credo che la scelta non sia solo una personale mania dei direttori di rete, ma rappresenta anche una esigenza, di cui le televisioni sono attente antenne, dei cittadini italiani sotto Prodi.
La sicurezza non esiste.
I telegiornali fanno arzigogoli attorno al sedicenne abbattuto a Napoli da un carabiniere e gli amici dichiarano che era “solo” alla sua prima rapina.
I cittadini che si difendono vengono prima denunciati dai criminali feriti e poi perseguitati dalla magistratura.
I poliziotti e carabinieri che agiscono per fermare la criminalità hanno una lunga sequela di beghe.
Ex terroristi sono in parlamento.
Occupanti e devastatori di città anche.
Una madre ha scalato palazzo madama sull’estintore lanciato dal figlio – abbattuto per tale ragione - contro i carabinieri.
La sinistra ha sbloccato l’indulto, ciò che il Centro Destra aveva sempre impedito con il suo Ministro della Giustizia Roberto Castelli.
Non paghi stanno tornando alla carica per abolire anche l’ergastolo e stanno facendo una gran cagnara per l’abolizione della pena di morte anche in quei paesi dove, per la miglior sicurezza dei loro cittadini, esiste ancora, senza fare alcuna distinzione sui sistemi giuridici e politici che la applicano, facendo di tutta un’erba un fascio.
Charles Bronson e Maurizio Merli sono morti.
Ma ciò che rappresentano nell’immaginario collettivo è più vivo e sentito che mai.
Reagire alla criminalità per garantire sicurezza e benessere ai cittadini.
Per fare ciò occorre che le Forze dell’Ordine possano agire senza avere le mani legate e che le pene siano proporzionate, severe e scontate senza … sconti.
I criminali più efferati, gli assassini di poliziotti e carabinieri, i rapitori che portano alla morte le loro vittime, i serial killer, i pedofili che uccidono i bambini rapiti per i loro giochi, devono essere messi nelle condizione di non poter mai più nuocere.

E c’è un solo mezzo perché ciò accada: pena di morte.

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