Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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07 aprile 2007

Perseverano a stare dalla parte di Caino

Pasqua 2007, si ripete la liturgia.
Quella della Fede e del Mistero di Cristo risorto ?
No, quella stantia e becera dei radicali e delle loro iniziative contro la pena di morte.
In un mondo che vive sulla pelle dei cittadini violenze, stupri, omicidi, ma anche criminalità spicciola fatta di furti, rapine, scippi, truffe, invece di stimolare la repressione di questi fenomeni criminali che disturbano il normale vivere civile, si preoccupano di Caino.
E così viene fuori, tra le tante, inutili, sovrastrutture pagate da tutti noi, anche il “garante dei detenuti”, ma, soprattutto, insistono a non voler considerare l’efficacia definitiva di una pena come quella capitale.
La pena di morte, comminata al termine di un processo dove la difesa abbia le stesse facoltà di indagine e probatorie dell’accusa e all’interno di un sistema giuridico di stampo occidentale, dove il potere politico non abbia alcuna possibilità di interferire sulle decisioni giudiziarie, è una legittima punizione che uno stato civile infligge a chi ha violato, con un comportamento che offende radicalmente il sentimento comune dei cittadini, la legge commettendo crimini efferati.
Ma è anche un sigillo di sicurezza nei confronti di criminali perversi e sadici, perché, nelle distorte interpretazioni delle leggi, questi non possano più commettere quegli atti atroci.
Ieri, nel telegiornale, ho visto che i radicali presentavano la abituale marcia di Pasqua sotto una gigantografia di Saddam Hussein.
Fosse per loro anche quel feroce assassino sarebbe oggi vivo.
Fosse per loro – che in tempi non tanto remoti fecero anche un referendum per abolire persino l’ergastolo – quel criminale genocidi avrebbe potuto vedere, un giorno, la fine della sua carcerazione e tornare a girare libero per la strada e ricominciare.
Purtroppo Saddam è il simbolo più eclatante della distorta mentalità che vede queste persone spendersi per difendere i vari Caino sparsi nel mondo – e anche in Italia – come dimostra la politica portata avanti di indulti, amnistie, tentativi (a volte riusciti) di graziare e l’applicazione di permessi come se fossero caramelle.
Peggio ancora la loro equiparazione della pena di morte comminata in Cina o in Iran con quella inflitta negli Stati Uniti.
Considerare alla stessa stregua l’esecuzione imposta da una dittatura, dove non c’è par condicio tra accusa e difesa e dove il potere e la volontà politica prevale e domina la giustizia, con la più grande democrazia liberale del mondo è sintomo di cieco ideologismo, privo anche di una qualsivoglia cultura civile e del diritto.
La pena di morte è l’extrema ratio alla quale uno stato civile e socialmente avanzato può e deve ricorrere, perché il primo compito dello stato è dare garanzia di sicurezza ai propri cittadini onesti e corrispondere alle violazioni del patto sociale con una pena proporzionata al delitto commesso.
E se si chiedono 13 anni per una semplice evasione fiscale, come si può negare la pena di morte per chi compie una strage come quella di Erba o per chi rapisce e uccide un bambino come nel caso del piccolo Tommy ?
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10 commenti:

frank77 ha detto...

Trovo veramente scandaloso che dopo millenni che ci hanno portato a rinnegare la pena di morte,ci sia chi in un blog la rivendichi.
A me pare che l'umanità invece di andare avanti stia tornando nella barbarie.
Non vedo poi che collegamento ci possa essere fra rivendicare la certezza della pena,ed avere fra i link il collegamento al Silvio Berlusconi fanclub;un po di coerenza non guasterebbe

Massimo ha detto...

Il vero scandalo è l'intolleranza e la cecità di chi, in modo autoreferenziale, si arroga il diritto di proclamarsi "civile" perchè lascia che i criminali possano reiterare il loro crimine.
LA giusta punizione comprende, per i reati più gravi, anche una legittima punizione capitale. Come esempio ma, soprattutto, a garanzia della sicurezza dei cittadini onesti. Ed è questa la vera Civiltà.

frank77 ha detto...

Su Berlusconi però non mi hai risposto.

Massimo ha detto...

Fai parte della categoria degli orfani se non si parla di Berlusconi ? :-)
Se non te ne fossi accorto, questo è uno dei miei tre blog.
E' un blog tematico, come "Svulazen" che riguarda l'Emilia Romagna e in particolare Bologna. Poi c'è Blacknights che è quello generalista. Per mia comodità, tranne le parti che cambio di frequente come la vignetta, ho usato lo stesso layout ivi inclusi i links.
Contento ? :-D

Anonimo ha detto...

ma diamine dio l'ha detto "nessuno tocchi caino"

Massimo ha detto...

Se dovessimo applicare, estrapolandole dal contesto, tutte le affermazioni riportate dalle Scritture avremmo tutto e il contrario di tutto.
La Giustizia terrena si compone anche della pena di morte, non della vendetta personale.
In questo senso non si deve toccare Caino, non che gli si garantisce l'impunità.

Frank77 ha detto...

La pena di morte è una vendetta attraverso lo stato.

Massimo ha detto...

La vendetta è un atto unilaterale che non ha contraddittorio, da cui non c’è difesa, mentre la pena di morte viene comminata dopo un processo nel quale ogni diritto di difesa è garantito all’imputato.
La vendetta rispunta però, quando lo stato non fa giustizia.

Frank77 ha detto...

Guarda caso in America tutti quelli condannati a morte sono dei poveracci;se qualcuno compie lo stesso delitto ma ha un bravo avvocato che lo difende non viene mai condannato a morte.

Se questa è giustizia.

Massimo ha detto...

A parte il fatto che bisogna vedere i singoli casi dal momento che un delitto non è mai "stesso" rispetto ad un altro, la questione è irrilevante rispetto all'atto di giustizia.
Ciò che è rilevante è che quel processo ci sia in quelle forme (e sostanza) di garanzia.
Poi che ci siano avvocati più bravi di altri, come ci sono medici più bravi di altri, è un dato immodificabile.