Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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28 aprile 2007

In Italia, la Pena di Morte c'è già.

Qualche giorno addietro uno zingaro ubriaco, Bosniaco, ha ucciso 4 ragazzi giovanissimi investendoli con un furgone ad Appignano, comune con Campo Nomadi in provincia di Ascoli Piceno retto da una giunta di sinistra con Sindaco di Rifondazione Comunista. Lo zingaro, con precedenti penali e permesso di soggiorno scaduto, evidentemente "ben imbeccato" ha dichiarato dopo l'arresto che si era ubriacato dopo aver appreso la malattia della figlia. Non abbiamo motivo di dubitare della cosa, che verrà accertata dagli inquirenti, è un fatto che l' Ahmetovic era noto in paese per essere nullafacente e quasi sempre ubriaco.
A Milano ieri due adolescenti cinesi sono stati inseguiti ed uccisi da alcuni connazionali che non hanno esitato a sparare molti colpi di pistola in mezzo alla folla, proprio in quella Chinatown teatro della rivolta contro i Vigili Urbani milanesi colpevoli di far rispettare la legge. Rivolta che aveva visto prontamente scendere in campo i Centri Asociali a fianco dei cinesi, forse eccitati dalle bandiere della Cina comunista; Chinatown che attraverso alcuni esponenti della comunità asiatica avevano ripetutamente dichiarato : " Mafia ? La Mafia cinese qui non esiste !"
A Roma, sempre ieri, una ragazza di 23 anni è stata barbaramente uccisa con un ombrello infilato in un occhio e penetrato nel cervello. Probabilmente da due donne rom, per motivi da accertare, forse per resistere ad uno scippo, come spesso avviene nella metropolitana capitolina.
In tutta Italia crescono gli omicidi in maniera impressionante, ma il Governo Prodi si batte per la moratoria della Pena di Morte nel Mondo. Dovrebbe guardare con maggior intenzione all' interno del Nostro Paese, dove la Pena di Morte esiste. PER LE VITTIME.

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27 aprile 2007

L' Eurasia s' addormenta, il Giappone è ben desto.

Mentre l' Eurasia, l' Italia in prima fila, si appresta a riprendere la moratoria sulla Pena di Morte, nonostante il ripetersi di atti mostruosi e criminali dove spesso la vittima è per nulla tutelata, e bande di delinquenti possono massacrarti in casa, il Giappone ha eseguito tre esecuzioni: gli ultimi impiccati, secondo indiscrezioni di fonti di stampa, si chiamavano Yoshikatsu Oda (condannato per un duplice omicidio del 1990), Masahiro Tanaka (quattro assassinii durante una rapina) e Kosaku Nada (due persone uccise durante una rapina). Nel paese asiatico la stragrande maggioranza della popolazione è favorevole alla pena capitale.
Da quando è salito al potere Shinzo Abe, il Giappone, che è approdato alla democrazia senza movimenti di resistenza che imposero valori antifascisti nel modo raccontato dai libri di Pansa, sta riscoprendo e rivalutando il Sentimento Nazionale e la Propria Identità, incominciando dalle scuole, per le quali è stata approvata il 16 Novembre scorso alla Camera dei Rappresentanti una legge atta ad introdurre delle lezioni per “insegnare” il patriottismo agli scolari, ed è atteso per il mese corrente l’esame della Camera dei Consiglieri.
Non solo, Abe è fermamente intenzionato a non fornire alla Cina nessun indenizzo per la II Guerra Mondiale, e vuole riaprire il tavolo delle trattative sulle Isole Kurili, praticamente l' Istria Asiatica, che la Russia ha indebitamente ereditato dalle ceneri dell' Impero Sovietico, sulla falsariga di quello che è successo con la Nostra Bella Terra occupata da 2 governi stranieri.Inoltre il Governo Giapponese, a fronte della preoccupante situazione asiatica, tra atomiche iraniane, nazionalcomunismo cinese ed atomichette nordcoreane, vuole finalmente dotare il paese di un Esercito Forte e Moderno, dotato di ogni mezzo possibile di ritorsioni, tra le quali, naturalmente, armi nucleari.
E mentre l' Eurasia arretra in ogni campo riguardante la Sicurezza Interna ed Esterna, un plauso a Tokio ed al suo Governo Liberal-Nazionale per la Sua Identita riaffermata con fermezza.

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23 aprile 2007

Jennifer Zacconi, 20 anni

La storia è nota, anche se si tende a dimenticare e a non collegare il nome della vittima al fatto.
Jennifer Zacconi aveva 20 anni ed era al 9 mese di gravidanza.
E’ stata massacrata e sepolta, ancora viva.
Imputato è il padre del bambino.
Sposato, sembra che abbia massacrato e sepolta viva Jennifer (e il bambino che stava per nascere) perché si rifiutava di riconoscere il nascituro, temendo le conseguenze sul suo matrimonio.
Alcuni giorni fa c’è stata una udienza del processo.
Ha chiesto il patteggiamento.
Hanno deciso di sottoporlo a perizia psichiatrica.
Molto probabile che se la cavi con una parziale infermità, pochi anni di condanna e una veloce uscita dal carcere.
All’uscita dal tribunale l’imputato è stato aggredito dal padre e dalla sorella della vittima e solo grazie ai Carabinieri ha evitato il linciaggio.
La madre della vittima ha affermato che, durante l’udienza, l’imputato, nel momento della decisione di sottoporlo a visita psichiatrica e accettato il patteggiamento, l’avrebbe guardata coin un sorrisino, come a dire “vi ho fregato”.
Non so se sia reale o frutto del pensiero di una madre addolorata questa ultima parte.
E’ però vero tutto il resto.
Un omicidio brutale, aggravato dall’omicidio del bambino che Jennifer portava in grembo e dal fatto di aver sepolta, ancora viva, la vittima.
Provate ad immaginare gli ultimi momenti di vita di Jennifer, con la terra che le riempiva la bocca e il naso e, ferita e immobilizzata, non riuscire più a respirare.
E’ giusto che il suo assassino possa sperare, entro una decina di anni, di tornare in libertà, circolare nello stesso paese dove ha compiuto il delitto e, magari, ricorrere alla Polizia per difendersi da eventuali vendette ?
O non sarebbe più giusto che lo stato facesse giustizia vera, togliendo – e per sempre – dalla circolazione un simile criminale ?
Un commento di sabato parlava della pena di morte come di “vendetta di stato”.
Io ho replicato che lo stato non esercita vendetta, ma giustizia.
Perché la vendetta è un atto unilaterale che non ha contraddittorio, da cui non c’è difesa, mentre la pena di morte viene comminata dopo un processo nel quale ogni diritto di difesa è garantito all’imputato.
La vendetta rispunta però, quando lo stato non rende giustizia.

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07 aprile 2007

Perseverano a stare dalla parte di Caino

Pasqua 2007, si ripete la liturgia.
Quella della Fede e del Mistero di Cristo risorto ?
No, quella stantia e becera dei radicali e delle loro iniziative contro la pena di morte.
In un mondo che vive sulla pelle dei cittadini violenze, stupri, omicidi, ma anche criminalità spicciola fatta di furti, rapine, scippi, truffe, invece di stimolare la repressione di questi fenomeni criminali che disturbano il normale vivere civile, si preoccupano di Caino.
E così viene fuori, tra le tante, inutili, sovrastrutture pagate da tutti noi, anche il “garante dei detenuti”, ma, soprattutto, insistono a non voler considerare l’efficacia definitiva di una pena come quella capitale.
La pena di morte, comminata al termine di un processo dove la difesa abbia le stesse facoltà di indagine e probatorie dell’accusa e all’interno di un sistema giuridico di stampo occidentale, dove il potere politico non abbia alcuna possibilità di interferire sulle decisioni giudiziarie, è una legittima punizione che uno stato civile infligge a chi ha violato, con un comportamento che offende radicalmente il sentimento comune dei cittadini, la legge commettendo crimini efferati.
Ma è anche un sigillo di sicurezza nei confronti di criminali perversi e sadici, perché, nelle distorte interpretazioni delle leggi, questi non possano più commettere quegli atti atroci.
Ieri, nel telegiornale, ho visto che i radicali presentavano la abituale marcia di Pasqua sotto una gigantografia di Saddam Hussein.
Fosse per loro anche quel feroce assassino sarebbe oggi vivo.
Fosse per loro – che in tempi non tanto remoti fecero anche un referendum per abolire persino l’ergastolo – quel criminale genocidi avrebbe potuto vedere, un giorno, la fine della sua carcerazione e tornare a girare libero per la strada e ricominciare.
Purtroppo Saddam è il simbolo più eclatante della distorta mentalità che vede queste persone spendersi per difendere i vari Caino sparsi nel mondo – e anche in Italia – come dimostra la politica portata avanti di indulti, amnistie, tentativi (a volte riusciti) di graziare e l’applicazione di permessi come se fossero caramelle.
Peggio ancora la loro equiparazione della pena di morte comminata in Cina o in Iran con quella inflitta negli Stati Uniti.
Considerare alla stessa stregua l’esecuzione imposta da una dittatura, dove non c’è par condicio tra accusa e difesa e dove il potere e la volontà politica prevale e domina la giustizia, con la più grande democrazia liberale del mondo è sintomo di cieco ideologismo, privo anche di una qualsivoglia cultura civile e del diritto.
La pena di morte è l’extrema ratio alla quale uno stato civile e socialmente avanzato può e deve ricorrere, perché il primo compito dello stato è dare garanzia di sicurezza ai propri cittadini onesti e corrispondere alle violazioni del patto sociale con una pena proporzionata al delitto commesso.
E se si chiedono 13 anni per una semplice evasione fiscale, come si può negare la pena di morte per chi compie una strage come quella di Erba o per chi rapisce e uccide un bambino come nel caso del piccolo Tommy ?
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