Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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12 gennaio 2007

La mattanza di Erba


Rosa Bazzi e Olindo Romano.
Sembra che abbiano confessato di essere stati loro ad assassinare 4 esseri umani, loro vicini di casa, ad Erba.
Adesso sembra che la linea difensiva – dopo aver cercato di presentare un alibi – si attesti sulla linea del Piave della non premeditazione e con tanto di richiesta di perizia psichiatrica.
4 persone sono morte assassinate brutalmente con crani fracassati e coltellate.
Anche un bambino … perché piangeva e disturbava la “operazione”.
Terminata la mattanza i due coniugi sarebbero andati a mangiarsi un panino, per poi tornare e farsi riprendere tranquillamente dalle telecamere mentre colloquiavano con i pompieri e poi, nei giorni seguenti, anche con i giornalisti.
Se sono stati loro è difficile credere che il quadruplice delitto (e non dimentichiamo la quinta persona ancora viva perché – stordita e ferita dai colpi – si era accasciata e fu creduta morta) non fosse stato premeditato.
E studiato anche con feroce disumanità.
Così come feroce appare il comportamento dei coniugi – se sono stati loro – nelle ore e giorni successivi.
Mangiare tranquillamente, presenziare alle operazioni dei vigili del fuoco e prestarsi alle interviste dei giornalisti, denota una increbile insensibilità a quanto hanno fatto.
Probabile che il lore gesto sia percepito nella loro mente come un qualcosa di giusto, doveroso.
E’ quindi un problema di saper distinguere il Bene dal Male e che non è relativo a soggetti minorenni ancora in fase di crescita e maturazione.
Qua si tratta di due persone adulte che hanno già avuto modo di metabolizzare il concetto di giusto e sbagliato e hanno fornito una loro risposta che rappresenta un gravissimo pericolo sociale.
Quei due – se saranno ritenuti colpevoliavranno l’ergastolo, ma non lo sconteranno.
E’ più probabile che, prima lei di lui, tra una decina di anni siano di nuovo in libertà.
E saranno liberi, nonostante il loro concetto di giusto e sbagliato sia stato già, nel modo più atroce, reso noto a tutti i cittadini.
Ecco un altro caso in cui la giusta pena sarebbe quella capitale.
Perché due così non tornino mai più a minacciare una comunità civile
.

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10 gennaio 2007

Maestri di vita ?


Graecia capta feros victores coepit.
Così si disse quando i Romani allargarono il loro impero alla più colta Grecia.
Cosa potremmo dire di tutti i terroristi e assassini degli anni settanta/ottanta che oggi, pentiti (?) vengono onorati e chiamati ad assumere ruoli di prestigio o ad insegnare alle giovani generazioni ?
Feros percussores italica res publica coepit ?
Sì, perchè l’alluvione di sicari ed ideologi ex brigatisti, ex prima linea con cui la sinistra sta riempendo le istituzioni e la “cultura”, si è “arricchita” del negus neghesti delle BR: il fondatore e capo Renato Curcio.
Dopo soli 28 anni dalla sua cattura (e in questo momento non mi ricordo se fu in quella occasione che, nel tentativo di difenderlo fu abbattuta in un conflitto a fuoco con le Forze dell’Ordine la sua feroce compagna Mara Cagol) Renato Curcio dovrebbe domani tenere una conferenza all’Università di Lecce.
Baraldini, D’elia, Franceschini, Balzerani ed ora Curcio.
E l’elenco è solo parziale e redatto a memoria in base ai nomi che sul momento mi vengono in mente.
Che cosa mai potranno insegnare costoro ?
Forse come si può uccidere nel nome di una perversa ideologia e poi farla franca, anzi riuscire a farsi mantenere, con ogni agio ed onore, da quello stesso stato (minuscolo, visto com’è prono davanti a questa gente) che pensavano di distruggere.
Beh, potrebbe essere un’idea.
Vivo da nababbo con il denaro che rubo in sanguinose rapine (o che mi viene graziosamente elargito da qualche ricco editore con il pallino di giocare al Guevara e poi finisce sbrindellato sotto un pilone).
Lancio proclami pieni di parole e metto in piedi una banda armata (non devo neppure predisporre bilanci e pagarci le tasse).
Poi, se mi prendono, mi dichiaro prigioniero politico.
Un paio d’anni in isolamento e mi “pento”.
Un lavoro tranquillo nella biblioteca del carcere (ho sempre desiderato fare il libraio…).
Poi, quando per buona condotta, indulto, amnistia, "digiuni" pannelliani, invece dell’ergastolo il contatore dei miei anni di carcere rapidamente si azzera, un posto da docente associato (o forse dovrei dire "dissociato" se non pentito ?) è lì che mi aspetta.
E pensare che ad altri – e molto meno dannosi – “maestri di vita” è stata data la caccia, additandoli al pubblico ludibrio.
Meglio do Nascimento di Curcio !
Avete capito perché questo commento appare in questo blog ?

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07 gennaio 2007

Dov'è la Giustizia ?


Antonino Via, 23 anni, è stato assassinato venerdì sera a Trapani mentre cercava di difendere le poche centinaia di euro di incasso del negozio dove era commesso.
Sabato sera in Studio Aperto delle 18,30 è la notizia di prima pagina perché i cronisti inviati per il servizio, si sono trovati per le mani dichiarazioni di gente del Popolo che è ipocrita nascondere.
Chi ha visto il servizio ha sentito la gente esprimere il suo sdegno per simili episodi, ma anche per chi ha un concetto tutto particolare di Giustizia: chi intima di non toccare Caino e non pensa mai ad Abele.
E il nome che spuntava sulle labbra di quei nostri concittadini era quello di Pannella, il più assiduo sostenitore del perdonismo politically correct che, con indulto, amnistie e grazie, libera i delinquenti già assicurati alle patrie galere e che, non pago dei danni che provoca in Italia, si mette persino a disquisire sul diritto di stati sovrani a comminare una esemplare, giusta ed opportuna pena capitale contro un brutale assassino.
Il titolo del servizio di Studio Aperto recitava: - Ammazzato per rapina “Ci vuole la pena di morte - dove il virgolettato è per riportare le dichiarazioni del Popolo.
Se questo è il sentimento popolare – e lo è – allora dobbiamo dire che chi ci rappresenta, chi sforna articolasse contro la pena di morte e a favore di ogni genere di perdonismo è completamente avulso dalla realtà sociale della nazione.
E non è un episodio, isolato, particolarmente cruento, no.
E’ una reazione costante ad ogni evento luttuoso prodotto da criminali che, quando anche vengono messi sotto chiave, dopo qualche anno al massimo vengono liberati in qualche modo e per qualche “nobile” ragione.
I politicamente corretti appestano stampa, televisione e internet con le loro litanie a favore dell’indulto, dell’amnistia, della grazia per Tizio e Caio, contro la pena di morte, contro la possibilità dei cittadini onesti di girare armati e difendersi.
E se Antonino Via avesse avuto un’arma non avrebbe avuto una opportunità in più per difendere la sua vita e per contrastare i criminali ?
Così com’è ora la nostra legislazione, Caino ha tutte le garanzie (anche di impunità) e Abele tutti i rischi.
Dov’è la Giustizia ?

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03 gennaio 2007

Ma gli assassini rispetterebbero la moratoria ?


Prodi e D’alema, dopo essersi messi attorno ad un tavolo (speriamo non a tre gambe) hanno partorito l’iniziativa che dovrebbe caratterizzare la presenza italiana nei prossimi due anni, come membro non permanente nel consiglio di sicurezza dell’onu: una moratoria contro la pena di morte.
Ho aperto questo blog per dare raccogliere opinioni a favore della pena di morte che vengono sistematicamente oscurate dai mezzi di informazione tradizionali.
Sembra quasi che l’intellighenzia che vorrebbe plasmare la coscienza del popolo, abbia paura che, a far conoscere che esistono anche tesi a favore della pena di morte, i cittadini respingerebbero ogni buonismo artificioso che si preoccupa di Caino e se ne frega altamente di Abele, ligio al principio che “chi muore gice e chi vive si dà pace”.
Eppure possiamo constatare che ogni qualvolta viene commesso un delitto efferato, la coscienza pubblica si ribella.
E si torna a parlare di pena di morte.
Perché questo ?
Perché la pena capitale è sentita come il massimo della punizione che uno stato civile può comminare al colpevole di un brutale delitto.
Ma anche perché la repulsione che ispira quel particolare colpevole, è tale che la pena di morte è percepita anche come una garanzia che quel reo non possa più commettere lo stesso atroce crimine, magari colpendo noi stessi o uno dei nostri cari.
Vediamo invece che la politica giudiziaria dell’Italia non solo rifiuta anche solo l’ipotesi di ripristinare la pena di morte (molti anche non avendo alcuna fiducia nei confronti di chi dovrebbe comminarla), ma al contrario offende le vittime e i loro familiari concedendo permessi e libertà ai criminali, anche ai peggiori, e in taluni casi elevandoli al ruolo di legislatori essi stessi.
Molti, soprattutto chi si è macchiato di delitti negli anni di piombio, sono ora addirittura pagati dallo stato che, in questo modo, abdica al ruolo che gli è proprio di tutore e difensore della comunità, vanificando l’effetto personale e comunicativo di una pena severa e scontata per intero.
Inutile fare nomi: li conoscete tutti ed ogni elenco redatto a memoria sarebbe comunque incompleto.
La questione della pena di morte è tornata di attualità con l’esecuzione del criminale Saddam Hussein.
Domani, a quanto si legge nei lanci di agenzia, dovrebbero essere giustiziati altri due suoi complici.
Tutti e tre condannati dopo un regolare processo, con una difesa cui è stata concessa ogni opportunità e facoltà per svolgere il suo lavoro e, nel caso di Saddam già giustiziato, senza alcun oltraggio al cadavere, prontamente restituito alla sua tribù.
C’è chi si è scandalizzato.
E si scandalizzano gli eredi di coloro che assassinarono, senza processo, senza concedere alcuno spazio a tesi difensive, Benito Mussolini e persino l’incolpevole Claretta Petacci, oltraggiandone poi i cadaveri.
C’è poi chi ha iniziato il suo ennesimo “sciopero ad oltranza della fame e della sete” (sospeso - quello della sete - per due o tre giorni !!!!) che naturalmente terminerà apparendo in televisione più sano e in forze di prima.
Prodi e D’alema, evidentemente alla ricerca di un motivo per giustificare la loro presenza in consiglio di sicurezza dell’onu, hanno proposto la “moratoria”.
Bella parola: moratoria !
Cioè si sospenda la pena di morte in tutto il mondo per un determinato periodo di tempo.
Di solito la moratoria serve a far decantare una situazione quando non si riesce a trovare un accordo tra le parti.
E qui la controparte è composta da:
terroristi
assassini
stragisti
stupratori
sadici psicopatici
tiranni
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Prodi e D’alema garantiscono che anche costoro rispetteranno una moratoria da tutti i loro nefandi crimini ?
Oppure è la solita storia per cui si chiede al buono, ad Abele, di non difendersi, lasciando al cattivo, a Caino, la possibilità di offendere ancora meglio ?

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