Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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19 dicembre 2007

Moratoria a senso unico:guadagna solo Caino

Ieri l’assemblea dell’onu ha approvato a maggioranza una raccomandazione non vincolante circa una moratoria sulle esecuzioni.
E’ una raccomandazione, quindi non ha alcun valore vincolante e, naturalmente, è stata votata a maggioranza da paesi che la pena di morte hanno già (momentaneamente) abolito.
E’ quindi solo una gigantesca operazione di propaganda senza alcuna efficacia pratica, se non quella di rassicurare i delinquenti che, male che vada loro, la vita, loro, la conserveranno ... se la “raccomandazione” sarà recepita da chi ha ancora nel proprio ordinamento la pena capitale.
A parte le vuote chiacchiere con le quali all’onu ci ripagano delle ingenti somme sperperate per tale organismo, la “raccomandazione” ha almeno due punti deboli, debolissimi.
Il primo riguarda la sovranità di uno stato.
La “raccomandazione” non ha alcun valore, nè pratico, nè morale, rappresentando solo la volontà di una parte, sia pur maggioritaria, delle nazioni (è tutto da vedere se rappresenta anche la maggioranza delle popolazioni) di sospendere le esecuzioni.
Ma già alcuni fanatici proibizionisti, che evidentemente hanno tempo da vendere, stanno pensando di iniziare un nuovo giro con una risoluzione che vincoli a non comminare più tale punizione.
Mi piacerebbe vedere come pensano poi di far rispettare tale risoluzione nei confronti degli Stati Uniti e della Cina (tanto per fare due esempi).
Troppo facile capire che resterà lettera morta.
Una patacca che Prodi e D’alema si appuntano al petto, ma di nessuna utilità, anzi dannosa.
Sì, perchè il secondo aspetto negativo che la raccomandazione fa emergere è una ulteriore garanzia di impunità ai criminali.
Impunità che è anche mancanza di una pena adeguata al crimine commesso.
Non v’è dubbio che chi sa che non verrà punito con il massimo della pena, anche senza arrivare agli eccessi lassisti dell’Italia (non a caso c’è una associazione che intima di non toccare Caino guidata – anche qui il caso ? – da un ex terrorista rosso approdato in parlamento tra le file della sinistra) il messaggio che si proietta è: uccidete pure, tanto la vostra vita è intangibile.
Purtroppo l'Italia di Prodi è capofila di questo tipo di messaggi, visto che dopo l'indulto ha anche pasticciato il famoso decreto sicurezza, rendendolo carta straccia.
In sostanza: non toccate Caino, che Abele giaccia senza giustizia e i suoi parenti si diano pace.
Infatti, in tutte le campane a festa che i proibizionisti hanno suonato per il voto dell’onu, manca l’aspetto più importante per qualsiasi cittadino: cosa intendono fare per garantire la sicurezza degli onesti ?
Hanno ottenuto analoga moratoria dagli assassini ?
Poichè è da dubitare la reciprocità nelle moratorie, ecco che si offre una mano ai criminali che ne approfitteranno a modo loro ed a rimetterci saranno, come sempre, i cittadini onesti.
Almeno fino a quando, moratoria o non moratoria, non ne avremo abbastanza e, non sentendoci più tutelati dallo stato, ci faremo giustizia da soli.

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06 dicembre 2007

Pena di morte ed ergastolo

Uno degli argomenti che, a commento dei post a sostegno della pena di morte, vengono portati dai proibizionisti, riguarda la certezza della pena.
Loro asseriscono che è pena sufficiente una pena che imponga al criminale di scontare una detenzione fino all’ultimo giorno, senza sconti.
Questo, sottintende ed a volte è reso esplicito, anche l’approvazione dell’ergastolo.
E anche in quei casi possiamo tranquillamente distinguere quanti fanno simili affermazioni in perfetta buona fede unita ad una totale ingenuità e quanti, invece, le propongono in completa malafede.
Vediamo infatti che all’interno di quanti si sdilinquiscono contro la pena di morte, vi sono forti spinte e consensi per tutti quei provvedimenti che vanno a senso unico: favorendo solo ed esclusivamente Caino.
Il tutto ammantato da arzigogolati concetti quali “rieducazione”, “recupero”, “riabilitazione” e via discorrendo.
In questo ambito si ritrovano coloro che hanno sostenuto l’indulto, vorrebbero fare un passo oltre a procedere con l’amnistia, magari sottoscrivono documenti e manifesti per la grazia a condannati con sentenza passata in giudicato per l'assassinio di un Commissario di Polizia, concedono cittadinanze onorarie (!!!) a personaggi condannati a decine di anni di galera per terrorismo e la cui libertà è stata barattata con il silenzio su un incidente che ha provocato decine di morti.
E ci sono anche coloro che oggi, come trenta anni fa, sostengono un passo ulteriore verso le esigenze dei criminali: l’abolizione dell’ergastolo.
Di questi tempi l’ergastolo non lo sconta più nessuno, ad eccezione di un 93enne come il Colonnello Eric Priebke.
Ciononostante la pena esiste ancora, è contemplata dal nostro ordinamento e criminali efferati che meriterebbero la pena di morte vengono formalmente condannati all’ergasto (a volte anche peggio: a un paio di decenni di galera, per poi essere liberati al primo starnuto “per motivi di salute”).
Mi è capitato di ascoltare per radio una intervista a tal Luigi Manconi, qualificato sottosegretario alla giustizia del governo di sinistra.
Non so se sia “quel” Manconi in auge tra gli ecoambientalisti sul finire degli anni novanta, poi “esperto” di telecomunicazioni, quindi, credo, in qualche “authority” che fa la gioia delle associazioni dei consumatori.
Sta di fatto che da sottosegretario alla giustizia (!!!) ha affermato di essere personalmente contro al “fine pena: mai” perché non ritiene che rispetti la funzione riabilitativa della pena.
Con onestà ha peraltro ammesso che l’abolizione dell’ergastolo non rientra nei programmi di governo.
Manconi commette lo stesso errore di tanti che “accusano” la pena capitale di non servire allo scopo.
Dimentica uno dei pilastri della pena: assicurare i cittadini onesti che un efferato criminale non potrà mai più commettere un altro reato.
La pena di morte serve a dare ai cittadini onesti una assicurazione totale e irreversibile in tale senso.
L’ergastoloche quelli come Manconi vogliono abolire – ci assicurerebbe che, pur con una residua percentuale di incertezza, pur con un onere a carico di tutti noi molto alto, quel criminale resterebbe in galera per sempre e per sempre inabilitato a fare danni.
Se la punizione fosse rispettata senza sconti.
Se la pena fosse comminata senza campagne abolizioniste.
Siamo nuovamente al problema di fondo: si preferisce avere un atteggiamento di riguardo per i criminali che per i cittadini onesti.
Si trova ogni scappatoia per liberare i criminali, indifferenti ai rischi accresciuti per i cittadini onesti.
Pena di morte, ergastolo e poi cosa ?
Metteranno un limite anche agli anni che si possono scontare ?
Perché abolire il “fine pena: mai” e non imporre un massimo, che so, di 25 anni di galera ?
Con una simile mentalità il cittadino onesto resterà sempre in balia della criminalità, mentre la punizione per Caino diventerà sempre meno deterrente.
E con simili impostazioni filosofiche, come si può pensare che i criminali vengano obbligati a scontare fino in fondo la loro condanna, come si illudono le anime ingenue di cui in premessa ?
E torniamo alla necessità di tutela dei cittadini onesti, anche con l’ergastolo, anche con la pena di morte.
E se non ci pensa lo stato, arriverà il giorno in cui la misura sarà colma e ci penseranno i cittadini stessi, perché non c’è niente di più devastante della rabbia, a lungo trattenuta, degli onesti.

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16 novembre 2007

Ma gli assassini rispetteranno la moratoria ?

Con gran rullo di tamburi, la sinistra ha passato la velina ai giornali radio (e presumo anche ai telegiornali, ma ancora oggi non ho avuto occasione di vederne) di stato, per esaltare un voto dell’onu che approva la proposta di moratoria e che andrà quindi all’assemblea generale per il timbro finale.
E’ evidente che siamo contrari a questo tipo di iniziativa che non distingue la pena capitale comminata nei paesi soggetti a dittatura (Cina, Cuba, Corea del Nord, Iran) senza le garanzie necessarie a tutela del giusto processo e che riguardano sia una procedura che conferisca alla difesa uno status paritario a quello dell’accusa, che l’esclusione di ogni contaminazione con la volontà del governo in carica per eliminare, con una qualche scusa gli oppositori, dalla pena di morte decisa, in autonomia e libertà, dopo un giusto processo nel quale l’imputato ha goduto di ogni diritto alla difesa, come vediamo nelle nazioni libere ed evolute (Stati Uniti, Giappone).
La scelta della moratoria appartiene a quella linea lassista che la sinistra ha da tempo adottato e che è funzionale alla politica aggressiva di molti paesi del terzo mondo che puntano alle sciocche paturnie occidentali, basate su un complesso di colpa (che personalmente non provo in alcun modo) per la gloriosa Epopea Coloniale.
Così l’indebolimento morale dell’Occidente va di pari passo con l’assenza di una efficace politica di contenimento/respingimento dell’immigrazione e con l’inettitudine a contrastare la criminalità.
Proclamare una moratoria sulla pena capitale, significa solo rinfocolare la criminalità interna, tanto nei paesi del terzo mondo ci pensa il dittatore di turno, anche senza la formalità di una sentenza di morte, a liquidare oppositori e, anche, semplici criminali comuni.
La moratoria sulla pena capitale appartiene allo stesso mondo inesistente che ha prodotto Kyoto, che produce i veltronismi pauperisti e una messe di gabelle per finanziare clientele parassitarie e inutili organizzazioni pseudo umanitarie, che diventano pozzi senza fondo (e senza risultati).
Se mai in Occidente dovessero applicare sul serio una moratoria (e una votazione dell’assemblea dell’onu non è comunque vincolante) i cittadini onesti (ai quali non resterebbe che la “giustizia fai da te”) sarebbero ancor più in prima linea a subire gli attacchi della criminalità e non è un caso che in primo piano a sostenere questa moratoria sia un governo, quello italiano, che ha tra i parlamentari eletti nelle sue file un ex terrorista che – guarda la coincidenza - guida (o ha guidato non seguo le sue personali vicende) la principale associazione che sostiene le ragioni del “nessuno tocchi Caino”.
Con la moratoria, con l’esclusione della pena capitale tra quelle possibili uno stato dice ai criminali: qualunque cosa facciate avrete sempre salva la vita.
Massima tutela a Caino, mentre Abele giace e i suoi cari dovranno darsi pace.
E’ come se in una guerra una delle parti rinunciasse ad usare l’arma più potente di cui dispone, concedendo al nemico la possibilità di colpirla anche atrocemente, nella certezza che non vi sarà mai una reazione almeno uguale.
Un valore la moratoria potrebbe avere se fosse basata sulla reciprocità, cioè se i criminali non uccidessero più.
Ma possiamo credere che gli assassini rispetteranno la moratoria ?

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14 novembre 2007

Caino eroe del politicamente corretto

Grazie ad un articolo di Roberto Paradisi pubblicato ieri su Libero , vengo a conoscenza di una modifica della costituzione (nata dalla gloriosa resistenza antifascista bla ... bla ... bla ...) il cui articolo 27 consentiva la pena di morte nei casi previsti dal codice militare di guerra.
Il codice militare di guerra era già stato peraltro emendato nel 1994, abrogando la previsione della pena capitale, ma, trattandosi di legge ordinaria, come osserva l’Autore dell’articolo citato, un’altra legge ordinaria avrebbe potuto facilmente ripristinarla.
Così, invece, con una norma votata con la maggioranza dei due terzi, tale da impedire che il Popolo si pronunzi sul tema, è imposta, per il suo ripristino, una macchinosa procedura.
Purtroppo ci sono da evidenziare due aspetti negativi.
Il primo è che per raggiungere quel quorum, molti parlamentari del Centro Destra hanno evidentemente votato collusi con quelli di sinistra.
Il secondo è che, ancora una volta, si è evitato di cogliere l’occasione per chiedere al Popolo cosa ne pensi della pena di morte, sintomo evidente della paura dei proibizionisti di essere sonoramente smentiti come dimostrano tutti i sondaggi che danno una alta percentuale favorevole alla pena capitale, ultimo quello già linkato del Quotidiano Net .
In un momento in cui i cittadini chiedono a chi (malamente) li governa più sicurezza e severità contro chi delinque, ecco che si è compiuto un altro passo, nel silenzio quasi generale, verso il baratro cui ci conduce la politica lassista della sinistra, in questo caso con l’aggravante della complicità di eletti del Centro Destra.
La casta non è interessata a garantire la sicurezza dei cittadini, evidentemente considerati sudditi, e non si preoccupa neppure di cogliere l’occasione – d’oro – per sottoporre a referendum una vexata quaestio come la pena di morte, preferendo abbeverarsi alla fonte a senso unico di Pannella e Bonino.
E’ un bene che in un quotidiano come Libero venga denunciata questa modifica volutamente taciuta al Popolo.
E’ gesto di sensibilità verso una opinione pubblica che, con simili iniziative, si allontana sempre di più dalla casta e, prima o poi, reagirà come solo un Popolo incazzato può fare.

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02 novembre 2007

Una moratoria che fa piangere

72 nazioni hanno sottoscritto una proposta da mettere ai voti dell’assemblea dell’onu per chiedere una moratoria sulle esecuzioni capitali.
In Italia la notizia è stata accolta con gridolini di giubilo e dal pianto di un ministro di sinistra, la radicale Bonino (dicono per la gioia, ma vorremmo sperare da un rigurgito di coscienza che l’’abbia fatta pensare: ma cosa ho combinato ?).
Ben altri pianti (e il primo che registriamo è quello dei famigliari della signora Giovanna Reggiani, barbaramente aggredita, picchiata, violentata e uccisa da uno straniero a Roma due giorni fa), purtroppo, ha provocato e continuerà a provocare la politica lassista e proiettata unicamente a tutelare Caino adottata dalla sinistra, tanto che la concomitanza tra la presentazione della moratoria all’onu e l’insicurezza e illegalità galoppante in Italia, porta ad accostare i due eventi perchè comunicano al Popolo quale sia il concetto di “sicurezza” e di “legalità” che ha la sinistra.
E la barbarie di Roma non è che uno dei tanti episodi di violenza, omicidio, stupro, che vedono gli stranieri (ma non solo, anche se percentualmente sono in netta maggioranza) violentare la nostra terra e i cittadini onesti.
La violenza di Roma ha frantumato la fragile immagine di una capitale dell’effimero, che illumina il Colosseo per sostenere la moratoria contro la pena di morte (che toglie definitivamente dalla circolazione criminali efferati), che è piena di luminarie per un inutile festival del cinema, monumento alla vacuità veltroniana, ma non è in grado di gestire una stazione del trasporto di superficie e neppure di illuminare una pubblica via.
Solo per tale motivo Prodi ha scritto, sotto evidente dettatura di un Veltroni in grave difficoltà, un decreto che dovrebbe espellere gli stranieri criminali.
Ma bene ha fatto Gianfranco Fini, ricordandosi di quando era di Destra, perchè sicurezza e legalità sono di Destra, a dire che il decreto lo avrebbe votato solo se avesse previsto l’espulsione anche degli stranieri privi di lavoro, come misura preventiva a tutela dei cittadini onesti.
E oggi dobbiamo anche leggere che il capo della comunità Rom dichiara che l’Italia è la “terra promessa” perchè si è ormai sparsa la voce che qui si delinque e non si paga dazio.
In una situazione così compromesso da neanche due anni di governo (?) della sinistra, ecco che brindano ad una iniziativa che mette ancor più a repentaglio la sicurezza dei cittadini, soprattutto in quelle nazioni, come l’Italia, dove un terzo dell’area governativa rifugge da ogni politica che tenda a ripristinare un minimo di legalità e vivibilità.
I proibizionisti, quelli che vorrebbero inibire una giusta punizione nei confronti dei criminali più efferati, contrabbandano la loro vocazione lassista e perdonista (veggasi tutte le leggi che hanno favorito scarcerazioni, riduzioni della pena, sofismi per invalidare prove, persecuzioni contro le Forze dell’Ordine anzichè perseguire i criminali) per un atteggiamento umanitario dal quale, caso strano !, a beneficiarne sono sempre e soltanto i delinquenti, mentre ad esserne danneggiati sono sempre soltanto i cittadini onesti.
Ed è ridicolo che i proibizionisti si vantino di andare contro l’opinione della maggioranza dei cittadini (che vorrebbe pene severe e applicate) di cui conoscono benissimo il favore verso la pena di morte (veggasi anche il sondaggio in corso nel Quotidiano Net ) , magari subito dopo aver contestato alla classe politica la distanza dal sentimento del Popolo.
Perchè la loro pervicace volontà di ammannirci costantemente pistolotti contro la pena di morte, quando sanno che in maggioranza siamo ad essa favorevoli, cos’è se non un’arrogante, elitaria posizione contraria alla volontà del Popolo ?
Almeno avessero il buon senso di distinguere tra la pena capitale comminata da una democrazia, al termine di un processo regolare e con tutte le garanzie di difesa concesse all’imputato, dalle esecuzioni sommarie che i paesi comunisti (Cina, Corea del Nord, Cuba, Birmania) e quelli islamici (Arabia Saudita, Iran) praticano.
Ma no, anzi è ben più facile attaccarsi alle (poche) esecuzioni che avvengono negli Stati Uniti che non alle centinaia che sono eseguite in quei paesi, troppo vicini alla loro ideologia.
Perchè anche la moratoria contro la pena di morte è strumento per indebolire le difese della società civile dell’Occidente che già deve far fronte all’attacco portato alla sua forza morale da nichilisti e oppositori di sempre della democrazia e della libertà.
Allora è giunto il momento che, davanti agli obbrobri come quello di Roma, sia il Popolo, il singolo citatdino a ribellarsi, a dire basta, a respingere l’esiziale “buonismo” ideologico di chi continua a lanciare messaggi di permissivismo nei confronti dei criminali.
Se non siamo più sicuri nelle nostre case, nelle nostre strade, dobbiamo pensare a come difenderci, utilizzando il principio della legittima difesa.
Ne torneremo necessariamente a parlare ma, nel frattempo, è opportuno rilanciare anche il principio delle pene proporzionate ai delitti commessi.
Non si possono reclamare dieci anni di reclusione per una eventuale frode fiscale e poi comminare la stessa pena per un omicidio.
La moratoria contro la pena di morte va contrastata.
Qui noi lo abbiamo iniziato a fare con il blog Non si abbia timore di punire Caino.
Adesso continueremo proponendo un blog roll per l’adesione di tutti coloro che hanno a cuore il nostro futuro, la nostra libertà, la nostra sicurezza.
Non è più il tempo di stare a guardare sperando di non essere colpiti dalla violenza criminale, prima o poi rischiamo di rimanerne vittime (dirette o indirette) anche noi.
Pena certa, ma anche pena proporzionata al crimine commesso: deterrenza, punizione, eliminazione del delinquente efferato per impedire che possa reiterare il crimine.
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31 ottobre 2007

Non è una moratoria

Negli Stati Uniti la Corte Suprema ha sospeso (non revocato) un’altra esecuzione capitale, sempre a causa dei dubbi sulla iniezione letale, questa volta in Mississippi.
Già alcuni quotidiani on line gridano alla “moratoria di fatto senza considerare la cura maniacale che in America hanno per il rispetto delle forme.
E la forma vuole che la pena che il condannato deve scontare, anche la pena di morte, non abbia caratteristiche tali da renderla inutilmente dolorosa, trasformandola in tortura.
Alcuni studi avrebbero così dato l’idea che l’iniezione letale immobilizza sì il criminale soggetto alla pena, ma non esclude il sentire dolore durante quei minuti in cui fa effetto il veleno destinato a compiere giustizia.
Personalmente credo che una risposta certa la possa dare solo chi ci è passato ... ma non è in grado di tornare indietro per comunicarcelo, quindi tutto resta nell'ambito della teoria.
In ogni caso la Corte Suprema non ha vietato la pena di morte, ma solo preso tempo per verificare se quegli studi vengono confermati o meno.
Nulla impedisce di procedere ad eseguire le sentenze mediante altri strumenti, come la sedia elettrica.
Mentre i proibizionisti cercano di ottenere una (inutile) votazione dall’oclocrazia mondiale che siede all’onu che proponga una moratoria della pena di morte (e che, anche approvata, farebbe la stessa fine del protocollo di Kyoto: inapplicato anche da chi l’ha firmato) negli Stati Uniti si è un passo avanti.
Acclarata la legittimità della pena capitale, accelerati (ma non ancora abbastanza) i tempi dei processi e delle relative condanne ed esecuzioni, si cerca di individuare un sistema che rimuova anche le più speciose obiezioni circa lo strumento da utilizzare.
Un eccesso di garantismo nei confronti, peraltro, di chi non ha avuto alcuno scrupolo nell’infliggere sofferenze e torture alle sue vittime.
Non si illudano quindi i proibizionisti: negli Stati Uniti non vi è alcuna moratoria, ma solo una sospensione che non intacca il principio della legittimità delal pena capitale.
Vedrete che, risolto in un modo o in un altro il dubbio sollevato, le esecuzioni riprenderanno – recuperando anche il tempo perduto – con lo strumento che la Corte Suprema riterrà più idoneo, comminando la giusta pena ai rei e rispettando la memoria delle vittime di cui, troppo spesso, i proibizionisti si dimenticano, tutti protesi a difendere Caino.

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03 ottobre 2007

Tre ergastoli. Libero di delinquere

Mentre Prodi e D’alema architettano lezioni al prossimo organizzando complotti per una moratoria sulla pena di morte, in Italia la giustizia continua a manifestare la sua inadeguatezza (eufemismo) e la sua credibilità procede in caduta libera.
Il caso ultimo è quello del brigatista rosso Cristoforo Piancone, condannato, con sentenza definitiva passata in giudicato, tre volte all’ergastolo in altrettanti procedimenti per aver assassinato 6 persone (una pare addirittura finita con un colpo alla nuca) eppure assurto agli onori della cronaca perché arrestato come responsabile di una rapina in banca.
Il brigatista era infatti in regime di semilibertà, fruendo dei benefici di una delle tante leggi volute dal regime catto comunista (la legge Gozzini del 26 luglio 1975, n. 354, modificata nel 1977 e nel 1986: regnanti Moro, Andreotti – con il governo di “solidarietà nazionale - e Craxi rispettivamente) scritte dalla parte del famoso Caino che nessuno dovrebbe “toccare” (lui invece, i tanti Abele li può finire con un colpo alla nuca).
Piancone aveva ottenuto i benefici di legge senza neppure essere un pentito o un dissociato, quindi senza aver manifestato alcun rimorso o contrizione per il suo passato e i sei omicidi.
E che sia rimasto quello di sempre lo confermano le dichiarazioni rese dopo l’arresto quando si è rifiutato di fare il nome del suo complice.
Questa vicenda, oggi sui giornali, riapre sicuramente una ferita mai rimarginata nei parenti delle vittime, ma soprattutto dovrebbe riaprire il dibattito sulle pene in Italia e sull’utilità – solo per i vari Caino – della mancanza di una pena capitale che rimuova definitivamente ogni pericolo di reiterazione del crimine e rappresenti una autentica punizione per i delitti più efferati.
E non vengano a raccontarci che uno come Piancone può svolgere un funzione utile per la società.
La realtà è che mentre i morti non possono più gridare la loro rabbia e desiderio di giustizia, gli assassini sfruttano una campagna vergognosamente a loro favore, evitando la pena di morte che meriterebbero e utilizzando le leggi di uno stato debole di cui l’inesistente giustizia è perfetto simbolo, per continuare a vivere, raccontando le loro “gesta”, venendo ossequiati e riveriti (e a volte persino candidati ed eletti).
Quanti Piancone esistono in Italia, nascosti dietro l’angolo, pronti a delinquere nuovamente grazie ai provvedimenti di clemenza di uno stato debole ?

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23 settembre 2007

L'inversione di rotta comincia dalla Polonia

«La Polonia è a favore della pena di morte». Il presidente Lech Kaczynski, il "gemello buono", va a dare mano forte all'altro, il "cattivo" Jaroslaw, premier del governo di Varsavia che aveva posto il veto alla «Giornata contro la pena capitale» che l'Ue voleva indire per il 10 ottobre.
Finalmente una nazione europea che ha il coraggio di rompere il tabù sulla pena di morte e, per bocca dei suoi principali esponenti, dichiara di essere a favore della pena capitale contro i criminali efferati.
E’ solo un primo, timido passo per il ripristino di una concezione di legalità e ordine che trova il suo fondamento su pene certe che rappresentino punizione, deterrenza ed eliminazione definitiva del pericolo di reitero di crimini particolarmente odiosi.
Indubbio il coraggio dei fratelli Kaczynski, si aspetta analogo atteggiamento anche da altri politici europei.

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07 settembre 2007

Un triplo hurrah per la Polonia

La notizia è che la Polonia, nazione giovane nell’unione delle repubbliche socialiste europee, ha posto il veto alla inutile celebrazione di un giorno contro la pena di morte.
La pena di morte è, ormai, abolita in tutti gli stati della vecchia e decadente europa e, infatti, si vede come sguazzano i criminali e le invasioni extracom.
In tale situazione l’EURS va a ravanare a casa altrui – come se non avesse problemi più seri in casa propria – atteggiandosi a censore di comportamenti che, se frutto di repressione politica nelle tirannie comuniste ed islamiche, sono frutto di consapevole e garantista presa di coscienza contro la criminalità nelle democrazie liberali e occidentali.
Bene quindi ha fatto la Polonia a bocciare l’ennesima giornata di cazzeggio logorroico, ricordando che, da noi, il problema è di affrontare le conseguenze nei confronti dei più deboli, innocenti e indifesi, portate dall’aborto e dall’eutanasia.

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01 settembre 2007

Texas: due esecuzioni su tre condanne

In Texas sono state eseguite nella settimana che si chiude, due esecuzioni, una terza, prevista per venerdì mattina, è stata commutata in ergastolo.
Come abitudine non entro nel merito delle vicende che hanno portato alla condanna alla pena capitale, perchè esprimere un giudizio significherebbe leggersi gli atti processuali, cosa che è impossibile da fare per ogni condanna, ma soprattutto ritenendo che negli Stati Uniti le garanzie processuali e le possibilità di promuovere ricorsi e revisioni, siano tali da aver fiducia nel fatto che ad essere condannato sia un criminale e non un innocente totalmente estraneo ad abitudini delinquenziali.
E’ invece da sottolineare come il Texas stia procedendo nelle esecuzioni, riducendo i tempi dalla condanna alla applicazione della stessa, con ciò aumentando anche l'effetto deterrente della pena.
Più vicina ai fatti per i quali viene comminata è l’esecuzione, più fresco è il ricordo dell’efferatezza commessa, più efficace è infatti il messaggio ai criminali.
Fattore deterrenza che, ricordo, è solo uno dei tre pilastri che rendono la pena di morte, applicata da uno stato democratico al termine di un regolare processo assistititi da tutte le garanzie di difesa, legittimo ed efficace strumento di giustizia.
E’ interessante inoltre notare come il Governatore del Texas, decida in base al criterio dell’interesse della sua comunità e non per condizionamento esterno: gli abolizionisti hanno gridato come sempre, anche in Italia si sono sprecati kilowatt per “accendere” il Colosseo, ma alla fine due esecuzioni sono state portate a termine.
Ed è da annotare come, a differenza degli abolizionisti per i quali il condannato a morte, comunque e qualunque delitto abbia commesso, deve essere graziato e, spesso, questo viene elevato ad “eroe (dimostrando che l’attricetta francese che ha come eroe italiano Curcio e le brigate rosse non è isolata nelle sue perverse fantasie) , nel Texas si valutino le circostanze e si arrivi ad una decisione non inficiata da ideologismi di sorta.
Non si può spiegare in altro modo, infatti, che per due casi sia stata respinta la grazia e per il terzo la pena sia stata commutata in ergastolo (che negli Stati Uniti viene – eccome ! – scontato).
Anche questa valutazione va incontro ad una specifica esigenza della cittadinanza, rendendo più forte il messaggio deterrente, ma anche quello punitivo e di garanzia per la sicurezza dei cittadini onesti.
Complimenti, quindi, al Governatore del Texas, al suo secondo mandato, il Repubblicano Rick Perry, scelto da George W. Bush come suo vice nel 1999 e succedutogli il 21 dicembre 2000, quando Bush vinse su Al Gore alle presidenziali, conquistando la Casa Bianca.

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03 luglio 2007

Giustizia è sfatta

Ad Adriano Sofri, condannato a 22 anni di carcere quale mandante dell'omicidio del Commissario Calabresi, è stata resa definitiva la libertà, sia pure attraverso gli arresti domiciliari con possibilità di uscire per ragioni inerenti alla sua attività.
Ecco un altro dei "moribondi" (veggasi anche Baraldini) che in relazione al suo stato di salute, ottiene di non scontare una pena, già di lieve entità in rapporto alla colpa ed ancor più leggera se si considera il carcere di lusso che ha scontato in quei pochi anni di detenzione.
In rapporto alle agevolazioni concesse a Sofri, reo di aver mandato dei sicari ad assassinare un Commissario di Polizia, i 23 giorni di carcere per la reginetta del gossip che guidava senza patente appaiono come il frutto di una crudeltà giustizialista.
Ancora una volta lo stato perde credibilità (la poca ancora residua) agli occhi dei suoi cittadini.
A maggior ragione se si considera che è lo stesso stato che, con una puntigliosità degna di ben migliori cause, revoca la concessione del lavoro esterno ad un vecchio di 93 anni, ormai l'unico ergastolano rimasto in Italia.
La libertà concessa a Sofri è una nuova offesa inflitta alle vittime del terrorismo.
Sì, perchè Sofri, con i suoi "insegnamenti" e in virtù delle colpe ascrittegli nella condanna definitiva, è oggettivamente un protagonista negativo degli "anni di piombo" e, come altri che non hanno scontato tutta la loro pena, si è sottratto, grazie a cavilli e lobbies, alla giusta punizione che lo vorrebbe ancora in carcere e in un carcere duro.
Vergogna su chi ha deciso che Sofri resti fuori dal carcere quando doveva essere uno stato temporaneo.
A noi non resta che l'indignazione nel prendere atto che
giustizia è sfatta.

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24 giugno 2007

Manganelli: nomen est omen ?


Antonio Manganelli, Vice di Gianni De Gennaro, dovrebbe essere nominato domani Capo della Polizia.
Il cursus honorum di Manganelli è sostanzialmente lo stesso di De Gennaro e mi ricordo che si parlò di lui come possibile Capo della Polizia quando, vinte le elezioni, la stampa di sinistra gracchiava circa le intenzioni del Presidente Berlusconi di procedere ad uno spoil system (abbiamo visto che così non fu – purtroppo – e che la rapacità poltronifaga, invece, è nel dna della sinistra).
Non so se Manganelli sia orientato a Destra o a sinistra.
Da un lato tendo a dubitare che la sinistra metta ad un posto di tale responsabilità uno ostile, dall’altro penso che le gaffes compiute con la rimozione del Generale Speciale e il benservito al Prefetto De Gennaro, abbiano costretto la sinistra a proporre un nome che potesse essere di garanzia anche per il Centro destra che, infatti, ha accettato.
Credo che il profilo del Dott. Manganelli non lasci spazio ad alcun dubbio sulla competenza specifica.
Dubbi che, invece, ci sono sulla volontà politica di dare alla Polizia quegli strumenti e quelle coperture necessarie a svolgere bene il suo lavoro contro la criminalità e per la sicurezza dei cittadini.
Ad alimentare i dubbi la scelta di proporre un codice penale che abolisce l’ergastolo – già di suo abolito nei fatti tranne che per il Colonnello Eric Priebke, ultimo ergastolano d’Italia – e a limitare il diritto alla legittima difesa, riportando la sua situazione a prima della riforma voluta dal Ministro Roberto Castelli e dalla Lega.
Resta la speranza che contro i criminali, ma anche contro i teppisti che devastano le città e gli spaccavetrine dei movimenti no global, il nuovo Capo della Polizia faccia onore al cognome che porta: Manganelli, da usare e non da indossare per bellezza.

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21 giugno 2007

Adesso vogliono abolire anche l’ergastolo !

La sinistra, nella sua foga distruttrice di tutto ciò che è stato realizzato dal Governo Berlusconi, ha preso ripetutamente di mira la sicurezza dei cittadini.
Così, dopo aver ammesso in Italia ulteriori 350.000 illegali oltre ai (già troppi) 170.000 dell’ultimo decreto flussi del Governo Berlusconi, dopo aver per il tramite del suo ministro temporaneo della giustizia (?) Mastella (e con la complicità, purtroppo, anche di settori del Centro Destra) approvato un indulto che grida vendetta da parte di tutte le vittime dei criminali liberati, adesso propone un ribaltone della riforma del diritto penale.
Con due mosse la sinistra riuscirebbe a rendere ancor più precaria la sicurezza dei cittadini.
Abolendo l’ergastolo e riducendo lo spazio per la legittima difesa alla sola difesa personale e non della proprietà.
L’ergastolo fu già oggetto di aggressione da parte dei soliti radicali negli anni settanta/ottanta e il referendum del 17 maggio 1981 si concluse come la gran parte di essi: una bastonata solenne a chi ne proponeva l’abolizione.
Votanti: 79,4% (allora i quorum si raggiungevano, eccome !)
Favorevoli all’abolizione dell’ergastolo: 22,6 %
Contrari: 77,4 %.
Apro una parentesi:nel provvedimento di legge ci sarà una “norma finale e transitoria” che dirà che l’ergastolo è abolito per tutti tranne che per il Colonnello Eric Priebke ?
Non credo vi siano motivi per credere che gli italiani vogliano, oggi, che i vari Chiatti, coniugi Romano, Izzo, Maso (ma aggiungerei tutto il lungo elenco di brigatisti rossi e mandanti di omicidi politici anche se ora sono fuori di galera) possano tornare in libertà (ci tornano/torneranno ugualmente, ma questa è una stortura del sistema italiano di “giustizia”).
Personalmente, poi, credo che indipendentemente dalle ridicole campagne (a spese di chi ?) sulla moratoria contro la pena di morte, avendo modo di illustrare con pari potenza mediatica i perchè del “sì” alla pena di morte, ricordando tutti i vari omicidi efferati commessi da persone apparentemente normali (e senza bisogno di arrivare agli omicidi politici) , i “moratoristi” avrebbero una sgradita sorpresa.
Ma torniamo a bomba, all’ergastolo che la sinistra si propone di abolire, tanto per dare una certezza in più ai criminali: male che vada tempo qualche anno si è fuori, liberi come fringuelli.
Ma vi pare che sia il modo per tutelare la sicurezza dei cittadini ?
E vi pare che ridurre al solo caso di pericolo imminente per la propria vita la legittima difesa, dopo che solo due anni fa si ottenne un allargamento anche alla difesa della proprietà e di altre vite, possa rappresentare l’esigenza di sicurezza di una popolazione che vede, sempre più, garantiti i criminali e perseguitati quelli che si difendono ?
Ma che razza di società verrebbe fuori se la sinistra avesse campo libero per approvare tutte le devianti leggi che vengono partorite da menti sadiche, fatte apposta per creare disagio e insicureza ?
L’ergastolo – e che sia scontato per intero – è il minimo, se proprio non si vuole, come si dovrebbe, ripristinare la pena di morte, per i criminali più efferati e per tamponare tendenze alla violenza ed alla criminalità che, con la garanzia di vedere comunque un termine anche alla più lunga detenzione, potrebbero diventare ancor più numerose e aggressive.
La legittima difesa è il minimo che una stato che non riesce a garantire giustizia deve consentire ai propri cittadini onesti: meglio un criminale abbattuto in più, che un cittadino onesto in meno o depredato delle sue proprietà.

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10 giugno 2007

Alla ricerca della sicurezza perduta


Negli anni settanta, sull’onda del mitico Giustiziere della Notte con Charles Bronson, anche in Italia furono prodotti film che avevano come caratteristica la presenza di un cittadino o, più spesso, un commissario di polizia che reagiva alla delinquenza dilagante, facendo vera giustizia, quella che magistrati legati a codici e pandette non consentivano.
Quei film ebbero grande successo di pubblico e infamanti giudizi dei critici come al solito ben pensanti e prototipi del “politicamente corretto”.
Erano gli anni delle rapine persino nei ristoranti, degli scippi, delle brigate rosse.
Erano gli anni in cui un partito tenuto ai margini della vita politica, l’M.S.I. di Giorgio Almirante, riusciva a raccogliere firme a favore della pena di morte in numero anche triplo rispetto ai voti che otteneva alle elezioni.
Era tutto un segnale della voglia di sicurezza che il Popolo aveva e che la politica del compromesso storico non riusciva e non voleva a dare.
Perché le indagini di Polizia venivano poste sotto la direzione (come sono tuttora) di un magistrato, magari inesperto e magari pieno di se per aver vinto un concorso.
Perché la Polizia veniva smilitarizzata.
Perché se un poliziotto o un carabiniere sparava veniva incriminato invece di essere premiato.
Perché se un cittadino reagiva abbattendo un criminale veniva processato, anziché essere ringraziato per il contributo che aveva portato alla società.
La voglia di reagire dei cittadini trovava così una valvola di sfogo nei film di genere che rappresentavano, meglio di tanti articoli e saggi pomposi e al tempo stesso inconcludenti, lo spaccato della nostra società negli anni settanta e primi ottanta.
Oggi quei film cominciano ad essere tirati fuori dalla naftalina.
I canali satellitari trasmettono la serie pressoché completa.
La mascherano da retrospettiva sull’Italia, ma quei film non sono più i tappabuchi notturni del palinsesto e ce li possiamo godere in prima serata, ad esempio su FX.
Credo che la scelta non sia solo una personale mania dei direttori di rete, ma rappresenta anche una esigenza, di cui le televisioni sono attente antenne, dei cittadini italiani sotto Prodi.
La sicurezza non esiste.
I telegiornali fanno arzigogoli attorno al sedicenne abbattuto a Napoli da un carabiniere e gli amici dichiarano che era “solo” alla sua prima rapina.
I cittadini che si difendono vengono prima denunciati dai criminali feriti e poi perseguitati dalla magistratura.
I poliziotti e carabinieri che agiscono per fermare la criminalità hanno una lunga sequela di beghe.
Ex terroristi sono in parlamento.
Occupanti e devastatori di città anche.
Una madre ha scalato palazzo madama sull’estintore lanciato dal figlio – abbattuto per tale ragione - contro i carabinieri.
La sinistra ha sbloccato l’indulto, ciò che il Centro Destra aveva sempre impedito con il suo Ministro della Giustizia Roberto Castelli.
Non paghi stanno tornando alla carica per abolire anche l’ergastolo e stanno facendo una gran cagnara per l’abolizione della pena di morte anche in quei paesi dove, per la miglior sicurezza dei loro cittadini, esiste ancora, senza fare alcuna distinzione sui sistemi giuridici e politici che la applicano, facendo di tutta un’erba un fascio.
Charles Bronson e Maurizio Merli sono morti.
Ma ciò che rappresentano nell’immaginario collettivo è più vivo e sentito che mai.
Reagire alla criminalità per garantire sicurezza e benessere ai cittadini.
Per fare ciò occorre che le Forze dell’Ordine possano agire senza avere le mani legate e che le pene siano proporzionate, severe e scontate senza … sconti.
I criminali più efferati, gli assassini di poliziotti e carabinieri, i rapitori che portano alla morte le loro vittime, i serial killer, i pedofili che uccidono i bambini rapiti per i loro giochi, devono essere messi nelle condizione di non poter mai più nuocere.

E c’è un solo mezzo perché ciò accada: pena di morte.

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11 maggio 2007

La Cannabis uccide i nostri bambini.

Non ho parole per definire la mia rabbia se, e sottolineo se, perchè, a differenza di molti libertari di mia conoscenza che mettono sulle graticole la gente prima delle sentenze dei giudici, voglio essere e sono garantista, sarà confermato il fatto che l' autista dell' autobus uscito nel vercellese si era fatto una canna, magari con l'aggiunta di alcool, prima di portare alla morte due poveri bimbi innocenti. E se, e sottolineo se, ci sarà conferma delle accuse, non solo l' autista non dovrà mai più guidare, ma le accuse dovrebbero passare da omicidio colposo ad omicidio preterintenzionale. Con il massimo della pena possibile.
Da Consigliere d' Istituto sono sempre stato abbastanza contrario alle Gite Scolastiche, soprattutto per le Elementari.
Ed ora è giunto il momento, dopo questo ennesimo grave episodio, di chiedere test antidroga ed alcool per gli autisti di autobus. Ma non solo: controlli rigorosi con l'etilometro fuori le trattorie dove spesso anche a pranzo alcuni camionisti vanno ben al di là del bicchiere di rosso. E poi si mettono in giro, con elefanti enormi, sicuri dell' impunità.


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