Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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05 settembre 2006

Deterrenza della pena di morte


La pena di morte è un deterrente ?
No, dicono i contrari esibendo statistiche che illustrerebbero come negli stati in cui non c’è la pena capitale ci sono meno crimini.
, ribadiscono quelli favorevoli, presentando altrettante statistiche che dimostrano esattamente il contrario.
I numeri, come sempre, vengono adattati a ciò che si vuole dimostrare: come i teoremi giudiziari contro Berlusconi.
Prima si decide che cosa si vuole dimostrare e poi si adatta ciò che si ha alla tesi che si vuole suffragare.
C’è, però, un dato inoppugnabile: con la pena di morte si impone una deterrenza assoluta a chi ha commesso un crimine.
Quello non lo commetterà una seconda volta.
E su questo credo che i contrari alla pena capitale non abbiano nulla da eccepire.
La punizione del crimine, infatti, è sì espiazione, ma deve anche essere certa e adeguata ad imprimere nel reo un sacro timore di reiterare il suo delitto.
Deterrenza, appunto.
Ma anche quelli che “vedono” la punizione esemplare cui viene sottoposto un criminale che ha commesso un grave delitto, ripugnante alla coscienza comune, avranno di che pensare.
Sapranno che, dopo, non ci saranno amnistie, indulti, grazie che contino: perché l’esecuzione di quello specifico crimine impedisce ogni furbesca scappatoia.
Quando la pena capitale viene a perdere il suo effetto deterrente ?
Quando la sentenza viene eseguita con molto ritardo rispetto all’epoca in cui il delitto ha colpito la coscienza civile di un popolo.
Quando si è affievolito il ricordo del crimine e l’emozione e il rigetto che ha provocato.
Allora hanno buon gioco le organizzazioni contrarie alla pena di morte a mettere in primo piano la vicenda umana del colpevole, magari ciurlando su presunti dubbi, magari diffondendo immagini di uno ormai vecchio e segnato dall’aria apparentemente inoffensiva.
Ecco, i principali responsabili della riduzione dell’effetto deterrente della pena capitale sono proprio coloro che, con un malinteso senso di giustizia, ne ritardano l’esecuzione e quanti ne fanno una bandiera a favore sostanzialmente del crimine, per tutelare Caino e dimenticarsi di Abele.
Quindi l’effetto deterrente della pena di morte è reale nei confronti del reo e concettualmente presente anche in chi vede il criminale giustiziato, purchè sia temporalmente vicino al fatto di sangue.

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3 commenti:

Lo PseudoSauro ha detto...

Sai che io non sono un esperto di Diritto, pero' ricordo che la pena "esemplare" ha per presupposto la punizione del reato piu' che il reo e che quella introdotta dal codice napoleonico era proprio di questo tipo. Diciamo anche che vi riusciva meglio di ora.

Invece, ora, con la scusa della "rieducazione" si finisce per abolire la punizione del reato che, di fatto, viene subordinato all'individualita' di chi lo compie, con il risultato che, nel migliore dei casi, viene punito il reo, e nel peggiore non v'e' ne' rieducazione ne' punizione.

A casa mia questo e' l'ennesimo strascico dell'individualismo che si fa via, via, insostenibile a livello sociale, ma anche a livello individuale.

Stars&Stripesforever ha detto...

Per essere sintetici. Un hizbollah messo a morte, non spara più nessun razzo.
Un terroristi anche solo suicidato, come accadde in Germania, non compie più atti di terrorismo.
Questa è la deterrenza più efficace.

Lo PseudoSauro ha detto...

Stars: mi pare che si tratti di diritto in tempo di pace; in tempo di guerra tale discussione non avrebbe senso perche' un civile armato sarebbe passato per le armi sul posto.