Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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25 settembre 2006

Della pena di morte e dell'Indonesia


In Indonesia tre cristiani sono stati “giustiziati”.
La pena di morte è un istituto previsto dalla legislazione indonesiana ed è stata applicata.
Questo blog è favorevole alla pena di morte, quindi qualcuno potrebbe pensare che sono favorevole all’esecuzione praticata a Giakarta.
In due post recenti (Considerazioni in favore della pena di morte e La pena di morte in rete ) ho esposto le condizioni alle quali la pena di morte debba essere applicata perché possa essere legittimamente comminata.
Tra esse lo svolgimento di un processo che dia alla difesa ogni diritto ed ogni opportunità per dimostrare la estraneità degli imputati ai fatti loro addebitati.
Un processo che sia svolto con il criterio del contraddittorio e aperto al controllo dell’opinione pubblica.
Proprio quel che è mancato in Indonesia, così come manca in tutte le nazioni nelle quali è prevista la pena di morte ma non esiste democrazia e, quindi, un sistema processuale informato ai criteri suesposti.
Dirò di più.
Le esecuzioni indonesiane confermano la bontà dei principi giuridici dell’Occidente, all’interno dei quali la pena di morte è ammissibile, legittima e comminabile.
Se i tre cristiani “giustiziati” fossero stati veramente colpevoli dei reati loro attribuiti (in pratica una strage di una settantina di connazionali di fede diversa) al termine di un regolare processo con i crismi di cui sopra, avrebbero meritato l’esecuzione.
Perché la punizione deve colpire dei pluriomicidi stragisti in quanto tali e non perché sono cristiani o musulmani o pagani e al tempo stesso, non si possono difendere dei pluriomicidi stragisti per il solo fatto che siano cristiani o musulmani o pagani.
Il messaggio invece diffuso dall’esecuzione indonesiana è stato che quei tre sono stati assassinati, al termine di un processo privo di quelle garanzie che troviamo in Occidente e che rendono legittima l’applicazione della pena di morte, esclusivamente perché cristiani.
Convinzione rafforzata dalle peni lievi comminate a musulmani imputati degli stessi delitti.
Pierferdinando Casini ha promosso per questo pomeriggio una manifestazione davanti alla ambasciata indonesiana.
Iniziativa lodevole e condivisibile se fosse limitata a richiedere all’Indonesia, naturalmente facendosi poi promotori di sanzioni economiche e politiche qualora Giakarta facesse orecchie da mercante, di cambiare il suo ordinamento giudiziario, per recepire i principi del processo con contraddittorio e garanzie per l’espletamente del mandato della difesa.
Lasciando inalterato il sistema di pene, compresa quella di morte.
Purtroppo la manifestazione perde il suo pregio nel momento in cui diventa una confusionaria kermesse con la partecipazione della sinistra.
Mai in piazza con la sinistra !
Lo considero un principio di etica politica al quale mi attengo da sempre, indipendentemente dagli argomenti in discussione: se casualmente ci si batte per un medesimo risultato che lo si faccia separatamente, perché le motivazioni loro non sono certo le nostre.
Ma, soprattutto, perde di interesse quando diventa una manifestazione contro la pena di morte, sanzione che, in presenza di un processo regolare e basato sui principi della civiltà giuridica occidentale, è assolutamente legittima, indipendentemente da chi ne viene colpito.

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2 commenti:

Ares ha detto...

Pena di morte: e basta Baraldini in libertà !

Oswald Spengler ha detto...

La pena di morte in Italia c'è già: basta vedere gli innocenti massacrati, violentati ed uccisi dai nuovi barbari antioccidentali.