Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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22 agosto 2006

La pena di morte in rete


Il precedente post sulle considerazioni favorevoli alla pena di morte, con spunti presi dal noto "Dei delitti e delle pene" dello stracitato Cesare Beccarla, ha provocato alcuni commenti di chi, contrario alla pena capitale, asserisce che tale sanzione non esercita alcuna deterrenza.
A supporto della sua affermazione ci sono i dati esposti in pagine di links facilmente reperibili in internet, digitando "pena di morte" in un qualsiasi motore di ricerca.In italiano.
Già, perché se scriviamo in inglese "capital punishment" o "death penalty" la situazione cambia e vicino ai dati ampiamente tradotti in italiano, ne possiamo trovare altri, che si potrebbe dire "censurati", che sostengono esattamente il contrario (in calce al post alcuni links).
Non a caso questo blog è, a quanto mi risulta e chiedo anticipatamente scusa se non è così ma non ho guardato oltre la decima pagina di google e yahoo, l'unico sito internet che ha come finalità specifica il sostegno alla pena capitale.
E anche quando, come ho provato, si inseriscono post con titoli espliciti (come "Considerazioni in favore della pena di morte") questi non appaiono nelle prime pagine dei motori di ricerca (e non ho idea se, continuando a sfogliare, il link sia riportato).
Posso quindi ragionevolmente supporre che anche altre iniziative tese a discutere della pena di morte e della sua efficacia come strumento di repressione del crimine, abbiano subito analogo ostracismo, forse perché, gira e rigira, le argomentazioni dei contrari alla pena capitale risentono di un astrattismo teorico che mal si concilia con un sentimento popolare che vuole punire i rei ed essere assicurato contro la reiterazione da parte degli stessi di un reato particolarmente efferato.
Assicurazione e punizione che trovano nella pena di morte il massimo del feed back.
Vicende come quelle di Angelo Izzo, dei tanti criminali condannati e liberati anzitempo grazie ad amnistie, indulti, grazie, permessi, semilibertà varie, in ultimo situazioni come quelle del pakistano e dei suoi complici che hanno sgozzato la figlia del primo perché "vestiva all'occidentale", sono colpi inferti al buonismo di maniera di chi è contrario alla pena capitale.
Questo blog intende quindi proseguire nella opera di raccolta di simili episodi e per sviluppare un costante approfondimento sull'utilità della pena di morte, inflitta:
- per reati efferati e ben delimitati dalla legge
- con un processo nel quale la difesa abbia la piena facoltà di garantire il suo assistito
- in base a leggi votate da un parlamento regolarmente eletto in base ai principi democratici propri del mondo Occidentale
- con un procedimento rapido in modo da non eseguire la sentenza di condanna quando la sensibilità al fatto che ha dato luogo alla punizione si sia affievolita nella coscienza pubblica.

La cronaca, quindi, dei fatti (e purtroppo sono tanti) che giustificano la pena di morte e la teoria del perché la pena capitale è:
- un valido deterrente
- una punizione giustamente proporzionata al crimine commesso
- una garanzia che chi si è reso responsabile di crimini che offendono la coscienza civile non possa mai più reiterarli
.

ALCUNI LINKS:




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6 commenti:

Stars&Stripesforever ha detto...

Sono personalmente convinto che se ci fosse un referendum sull'introduzione della pena di morte per un numero ben delimitato di reati, i contrari a tale pena avrebbero una sgradita sorpresa.
Molti, per evitare discussioni, tacciono quando vengono investiti dalle filippiche contro la pena di morte, dai soliti fanatici e intolleranti liberal, ma quando dovessero votare nel segreto dell'urna non ci sarebbe nessun ayatollah del "nessuno tocchi caino" che potrebbe coprirli di male parole. Esattamente com'è accaduto alle politiche con il 24% dei voti dati a Berlusconi.

Ares ha detto...

Insisti. Anch'io sono convinto che la maggioranza degli italiani sia più sana di quanto non vogliano farci credere gli organi di stampa di regime.

Azalais ha detto...

vi leggerò con attenzione, per capire le vostre motivazioni.
Però non credo che nessuno sia abbastanza innocente da decidere della morte di un'altra persona. Anche se si tratta di un assassino.

Monsoreau ha detto...

Chi è senza peccato scagli la prima pietra ? :-)
Nessuno è senza peccato ma, come ho già obiettato ad un altro commentatore nel post precedente, ad essere coerenti con questo principio non si potrebbe giudicare nussuno per nessun motivo e sarebbe l'anarchia, cioè la prevaricazione del più violento e del più "furbo".
Se io rubo una mela non ho diritto a condannare a morte uno che, ad esempio, avesse sequestrato una bambina di 10 anni tenendola segregata per 8 anni ? Io credo di sì, perchè gli ordini di grandezza sono talmente sproporzionati che nessuno contesterebbe il mio diritto a poter giudicare, avendone i requisiti, un simile individuo.
Parleremo anche di questo :-)

Azalais ha detto...

Semplicemente credo che "non uccidere" valga per tutti, senza nessuna eccezione. E che non vadano uccisi neanche gli assassini.

E' un principio, e come tale per me è indiscutibile. Un po' come la fede, capita in sorte. Per cui non posso accettare le tue argomentazioni, perché partiamo da una base completamente diversa. Però non c'è dubbio che esponi con chiarezza il tuo punto di vista, e che volendo fare un'analisi della questione è una voce che va ascoltata.

(con simpatia: il tuo avatar è il mio cavaliere jedi preferito)

Monsoreau ha detto...

L'avatar è un retaggio delle mie passate frequentazioni al forum di QN :-)
"Non uccidere" vale per tutti: sono d'accordo.
Ma uno stato democratico, con regole e garanzie precise, non uccide, fa giustizia.
Per me è una differenza sostanziale.