Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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05 agosto 2006

Considerazioni in favore della pena di morte


Emma Bonino, che non mi ricordo più con quale dei tanti ministeri “spacchettati” di serie “b” si trastulli, ha fatto approvare al Consiglio dei ministri un provvedimento che mette al bando l’importazione e il commercio di quelli che chiamano “strumenti di tortura”.
In teoria sarebbe il recepimento di una direttiva europea, uno dei tanti provvedimenti da “soviet” con i quali di pensa di cancellare la memoria e la ragione di un qualche strumento o di una qualche idea.
E’ esattamente un fondamentalismo uguale a quello degli iraniani che vogliono cancellare il progresso, internet e la televisione, o a quello che dagli stessi attuali censori viene imputato alla nostra Chiesa … nel Medio Evo.
Dimenticando che non è lo strumento in sé ad essere “di tortura”, ma l’uso e l’applicazione che se ne fa.
Allo stesso modo si cerca di contrabbandare come una pena “illegittima” quella capitale, peraltro praticata nella più grande democrazia liberale del mondo: gli Stati Uniti.
Dimenticando che non è la pena di morte ad essere illegittima, ma il modo con cui viene comminata e l’uso che se ne vuol fare che la può rendere tale, da legittima che è, per e in natura.
E il tanto citato Cesare Beccaria, richiamato costantemente per dare una patina culturale alle stereotipate affermazioni contro la pena di morte, non escludeva il diritto dello stato a comminarla.
La morte di un cittadino non può credersi necessaria che per due motivi. Il primo, quando anche privo di libertà, egli abbia ancora tali relazioni e tal potenza che interessi la sicurezza della nazione; quando la sua esistenza possa produrre una rivoluzione pericolosa nella forma di governo stabilita. La morte di qualche cittadino divien dunque necessaria quando la nazione ricupera o perde la sua libertà, o nel tempo dell’anarchia, quando i disordin stessi tengon luogo di leggi; ma durante il tranquillo regno delle leggi …. Io non veggo necessità alcuna di distruggere un cittadino, se non quando la di lui morte fosse il vero ed unico freno per distoglier gli altri dal commettere delitti, secondo motivo per cui può credersi giusta e necessaria la pena di morte.”
E se non bastasse, nelle sue “conclusioni” il Beccaria afferma :
“… che la grandezza delle pene dev’essere relativa allo stato della nazione medesima. Più forti e sensibili devono essere le impressioni sugli animi induriti di un popolo appena uscito dallo stato selvaggio. Vi vuole il fulmine per abbattere un feroce leone che si rivolta al colpo di fucile. … perché ogni pena non sia violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev’essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a’ delitti, dettata dalle leggi.”.
Beccaria diventa un forcaiolo ?
No, Beccaria, come tutte le persone di buon senso, aspira ad una società ordinata dove la pena sia tanto più dolce quanto più i cittadini siano civili, ma come tutte le persone di buon senso non si lega un braccio dietro la schiena per combattere i “selvaggi” e le bestie feroci.
Distingue le circostanze, distingue le situazioni contingenti, distingue in base a quello che noi chiameremmo il “pericolo sociale” del reo, distingue in base all’esistenza di leggi preesistenti, del modo in cui viene comminata, della rapidità con la quale viene eseguita.
E come non notare che oggi noi siamo “al tempo dell’anarchia, quando i disordin tengon luogo delle leggi” ?
I moti di piazza violenti e distruttivi, l’aggressione del terrorismo, musulmano e non, altro non sono che anarchia e disordini che “tengon luogo delle leggi” e che giustificano la pena di morte.
L’arrivo in un paese civile e democratico di centinaia di migliaia di persone che non hanno dimestichezza con il vivere nel rispetto della proprietà e della vita altrui, avendo ancestralmente altri valori prioritari, rientra nel concetto di ".. animi induriti di un popolo appena uscito dallo stato selvaggio” per cui si rende necessario “il fulmine per abbattere un feroce leone che si rivolta al colpo di fucile”.
Mentre omicidi atroci, plurimi, quelli seguiti ad un sequestro, le stragi compiute e gli omicidi perpetrati in nome di una ideologia, rientrano appieno nell’ammissibilità della pena di morte come “il vero ed unico freno per distoglier gli altri dal commettere delitti.
Ma anche per mettere i cittadini onesti al riparo dalla reiterazione, da parte del medesimo criminale liberato grazie a troppe indulgenze o errate valutazioni psicologiche, degli stessi delitti, come troppo spesso capita.
Ma la base della legittimità della pena capitale sta nel sistema che la commina, nello sviluppo processuale, nelle opportunità di garanzia per una piena difesa dell’imputato.
Tutto questo presuppone che la pena di morte sia legittima quando rispecchi quel carattere “pubblico” già sottolineato dal Beccaria.
Una garanzia di legittimità che abbiamo nei paesi democratici come gli Stati Uniti e che invece non abbiamo in quelli, come Cina, Cuba o Iran, nei quali la democrazia non esiste se non a parole.
Ed ecco che uno stesso strumento, la pena di morte, è legittimo o non lo è, a seconda delle circostanze, di chi lo utilizza, di come viene a maturare la sua pratica.

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12 commenti:

Lo PseudoSauro ha detto...

Sai che non ricordavo questa parte di "dei Delitti e delle Pene"? In ogni caso, i legami di B, interrotti solo per motivi personali con i teorici dell'Illuminismo francese (Enciclopedisti in primis), e l'entusiastico accoglimento di quest'unica tra tutte le sue numerose opere, non condizionarono molto la prassi dei rivoluzionari... e per quello che mi consta, nemmeno dei nostri garantisti che auspicherebbero una Piazzale Loreto o, nel migliore dei casi, la galera, per gli oppositori indipendentemente dal loro operato. Io ci metteri anche questi tra i "selvaggi". Certo il "selvaggio" di B mi sembra un po' diverso da quello dell'amico Rousseau... Senza dire che si tratta di un diritto in tempore pacis, non in tempore belli... Il multiculturalismo non era certo in cima ai suoi pensieri. :-)

Monsoreau ha detto...

Vedi Sauro, Beccaria molti lo citano senza conoscerlo. Io mi ricordavo che non aveva "bocciato" tout court la pena di morte, solo che sono sempre stato troppo pigro per rileggermi il suo libretto. Avendolo fatto, ho ritrovato quelle parti nel paragrafo dedicato alla pena di morte e poi la mezza paginetta di "conclusioni".
Una persona sensata non dice al criminale o al nemico "io avrei questa arma, ma non la uso" ! Una persona sensata dice che l'arma letale verrà usata con parsimonia, con ogni garanzia, ma, se del caso, verrà usata.
Quanto al pericolo in Italia, non ti sarà sfuggito il fatto che la legittimità della pena di morte è strettamente collegata al sistema politico. Legittimamente, quindi, con ogni garanzia che non sia uno strumento contro i nemici politici, nelle democrazie liberali. Illegittimamente, senza garanzie, nelle "democrazie" (sic!) popolari di cui hanno nostalgia il 30% degli italiani che votano comunista (neo, ex,post, vetero che sia) o nei regimi teocratici islamici.
Con questo governo è molto dubbio che l'Italia ricada nel primo caso (democrazie liberali) mentre si sta avvicinando a quelle "popolari" di sovietica memoria, per non parlare della infausta prospettiva, con l'invasione degli immigrati, di cadere in una teocrazia islamica.
Quindi la legittimità della pena di morte sotto questo regime è fortemente messa in dubbio ... ;-)

Lo PseudoSauro ha detto...

E per fortuna che e' messa in dubbio... con la magistratura che ci tocca puoi immaginare a chi l'affibbierebbero...

Anonimo ha detto...

CAZZO, MA VOI NON SCOPATE DAI..SIETE TROPPO DEMENTI, AHAHAHHAHAHAHHA!!!!!!!!!!!

Monsoreau ha detto...

E così abbiamo potuto conoscere le dotte argomentazioni di uno contrario alla pena di morte ... :-D

Anonimo ha detto...

i paesi occidentali che praticano la pena di morte non vedono scendere il numero di crimini gravi per niente in funzione della stessa. La pena di morte non solo è quindi inutile come deterrente, ma pone lo stato allo stesso livello dei criminali (tu ammazzi, io t'ammazzo). Lo stato assassino è un esempio pessimo per i suoi cittadini e la pena di morte serve soltanto a soddisfare gli istinti paleolitici del cittadino cha ha subito un torto e vuole che lo stato si trasformi nell'animale della sua inutile vendetta

Monsoreau ha detto...

In poche righe l'anonimo ha riassunto lo stereotipo dell'opposizione alla pena di morte. La deterrenza c'è ed è rappresentata dal freno che, là dove viene praticata con regolarità, colpisce i delitti più efferati (la pena di morte non è una sanzione generalizzata). Ma la deterrenza è solo uno dei tre aspetti connessi a tale sanzione. L'aspetto punitivo, che deve esserci soprattutto là dove si offende la coscienza civile e l'aspetto preventivo sono completamente assolti. Inparticolare, il terrorista che ha commesso una strage, il rapinatore che ha ucciso, magari dopo sevizie, le sue vittime, cui viene applicata la pena di morte, vengono puniti con il massimo della pena e non potranno mai più reiterare il loro crimine, garantendo alla intera comunità maggiore sicurezza.
Quanto all'equiparazione con l'assassino, viene smentita dal semplice fatto che uno stato democratico commina una sanzione al termine di un regolare processo, con tutte le garanzie. L'assassino non concede alcun diritto di difesa alla vittima.

Anonimo ha detto...

sono io l'anonimo di prima.
L'aspetto punitivo si assolve benissimo anche con l'ergastolo (anzi, personalmente troverei più liberatorio un colpo in testa che 30 anni in carcere, ma è un parere personale)e lo stesso vale per quello preventivo. Quindi non c'è bisogno di uccidere legalmente per questi due. Basta non scarcerare chi è giusto che rimanga dentro.
Tu insisti che è un deterrente. Io invece sono convinto che questo sia falso, se prendiamo un paese nel quale ho tra l'altro vissuto qualche tempo, e cioè gli stati uniti, notiamo che dove si pratica la pena di morte c'è comunque un'incidenza elevata di criminalità violenta, di assassinii e simili. Chi è abbastanza povero o disperato se ne sbatte di rischiare la sedia elettrica.
La pena di morte, a meno che non sia accompagnata da un sistema repressivo/totalitario e da un vero e proprio stato di polizia (cina, corea del nord per esempio) di per se' non è efficace come deterrente.
Terzo punto. Qui entriamo in un gioco di definizioni che io non trovo particolarmente interessante. Per me un assassinio decretato da un processo è pur sempre un assassinio. E' un assassinio legale. E per me è gravissimo. Magari non quanto il crimine che l'ha provocato, ma un gradino sotto è comunque una schifezza.
Insomma, per me uno stato democratico non ha alcun bisogno della pena capitale, se punisce adeguatamente i criminali in altre maniere.

max

Monsoreau ha detto...

Non prendiamoci in giro: dire che Basta non scarcerare chi è giusto che rimanga dentro è come dire che il terrorismo si sconfigge con i buoni propositi. L'ergastolo non lo sconta più nessuno. Sulla deterrenza posso capire che c'è molta disinformazione, visto che in Italia se si digita in un motore di ricerca "pena di morte", appaiono pagine di testi contro la pena di morte. Se invece lo si fa in inglese, compaiono anche numerose pagine dalle quali emerge una diversa visione.
Seguendo poi la tua teoria sull'assassinio "di stato", allora la detenzione non dovresti considerarla un sequestro di persona ?
E così ragionando escludere ogni tipo di punizione ?

Anonimo ha detto...

Appunto per non prenderci in giro, io dico che caso mai bisogna fare in modo che chi merita di essere in galera ci rimanga. Se questo non avviene il problema non è la pena di morte sì o no, il problema è un sistema giuridico che non funziona come dovrebbe. E si apre tutta un'altra discussione, interessante ma che non dovrebbe c'entrare con questa.
Poi, sull'informazione, può anche darsi che la maggioranza delle info che si trovano siano contro la pena di morte, ma io non mi baso sulle ricerche google, io ho visto coi miei occhi come un disperato se ne sbatta altamente del rischio di friggere. La gente quando è inserita in una logica criminale non sta a pensare alla sedia elettrica. Anzi, c'è pure il pericolo che una volta commesso un crimine da pena capitale, un criminale perdi ogni freno residuo e aumenti le aggressioni perché ormai sa che è fregato. Ma questo è un caso limite.
Terzo. E' un po' un sofismo il tuo di passare dall'assassinio di stato all'abolizione di ogni pena. Io credo molto semplicemente che l'uccisione, la tortura e il maltrattamento dei detenuti, politici e non, siano atti da medioevo. Questo non significa che sono contrario ad ogni forma di reclusione, ci mancherebbe, sono solo contrario alla pena capitale e alle torture. Un paese democratico non ha bisogno di queste robe da regime cinese per combattere il crimine

Monsoreau ha detto...

Nessun sofismo, è la logica conseguenza del tuo ragionamento, suffragato dal fatto che a lungo (ora fortunatamente un po' sopita anche perchè ormai l'ergastolo non lo sconta più nessuno) c'è stata la campagna anche contro la detenzione a vita. Di questo passo si arriverà al punto da condannare le vittime e non gli aggressori.
Le affermazioni sul medievalismo, sui sistemi da comunismo cinese, sono poi tue opinioni, valide quanto quelle contrarie.
Sull'efficacia, beh, basta ricordare il giubilo con il quale è stata accolta nelle carceri la notizie dell'indulto, per capire come anche i delinquenti ci tangano, eccome !, alla propria vita e libertà.

Anonimo ha detto...

ave!