Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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24 luglio 2006

Una pena giusta,severa,proporzionata al crimine


Sui quotidiani di sabato due notizie di cronaca nera.
Una ha avuto il dubbio onore della prima pagina: l’assassinio del finanziere Gianmario Roveraro.
Un delitto atroce, che ha fatto seguito ad un rapimento.
Efferato anche il comportamento degli assassini che, dopo aver assassinato la loro vittima, l’hanno fatta a pezzi, con le notizie Ansa che,a 24 ore di distanza, informavano sul ritrovamento della testa e delle gambe.
L’altra notizia è finita, visto il prevalente interesse della prima, nelle pagine interne.
La morte, dopo una rapina, di un imprenditore edile di Pinerolo, Giulio Buscaglione.
I killers volevano fare una rapina in villa, ma l’hanno imbavagliato e legato e così è morto.
Sicuramente preterintenzionale il secondo delitto, sicuramente doloso il primo.
Ma entrambi configurano una delle casistiche riconosciute più pertinenti al massimo della pena: la morte di una persona precedentemente privata della libertà dai suoi torturatori.
I killers rischiano l’ergastolo, ma con le attuali norme, se va bene, gli assassini di Roveraro fra meno di 20 anni saranno di nuovo liberi.
Ancor prima gli assassini di Buscaglione.
Se possiamo ritenere plausibile che gli assassini dell’imprenditore di Pinerolo abbiano causato la morte della loro vittima con un comportamento criminale ma con conseguenze che sono andate oltre le loro intenzioni, tutti gli elementi finora esplorati e comunicati, indicano che i killers del finanziere Roveraro, con l’aggravante dell’offesa arrecata al cadavere, hanno voluto giungere a tale esito.
Allora ci domandiamo: è giusto che simili bestie possano ragionevolmente sperare di riavere la libertà ?
La risposta è una graduazione di pene che però siano severe e applicate senza sconti.
Gli assassini di Giulio Buscaglione hanno dimostrato disprezzo per la persona umana, ma la morte della loro vittima è sopraggiunta oltre le intenzioni e comunque non era premeditata.
La giusta pena, purchè senza sconti, c’è ed è l’ergastolo.
Gli assassini di Gianmario Roveraro, invece, per come hanno agito, per la premeditazione, per lo scempio fatto del cadavere, non possono essere considerati parte della comunità civile.
La società civile deve metterli, definitivamente e per sempre, nelle condizioni di non poter mai più dare libero sfogo alla loro crudeltà.
La giusta pena nella storia del diritto c’è ed è la pena di morte.

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1 commento:

Ares ha detto...

E sembra persino che quei bastardi non abbiano mostrato il benchè minimo pentimento