Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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22 giugno 2006

Anche costui adesso è libero !

Ferdinando Carretta, 44 anni, da oggi è un uomo libero.
Il 4 agosto 1989, all’età di 27 anni, massacrò i genitori e il fratello, impossessandosi dei beni di famiglia e facendo credere che la famiglia fosse fuggita perché il padre aveva trattenuto per se soldi in “nero” della malavita che questa non poteva denunciare, ma che cercava di recuperare infliggendo una punizione esemplare al reprobo.
Nacque così la leggenda dei Carretta, che venivano riconosciuti ora in Sud America, ora in Oriente, ora alle Maldive.
Finchè, nel 1998, Ferdinando Carretta fu “pescato” da una trasmissione televisiva, arrestato e portato in Italia per subire il processo.
Ma lui era “matto”, così fu dichiarato non punibile e posto in un “manicomio”, da dove adesso - dopo soli 8 anni ! - è uscito … guarito, direbbero quegli stessi “esperti” che abitualmente rivedono le loro diagnosi solo dopo che il “guarito” di turno commette un nuovo omicidio.
Ma non solo Ferdinando Carretta è praticamente libero, il massacratore dei genitori e del fratello (i cui cadaveri furono gettati in una discarica !!!) potrebbe anche impossessarsi del patrimonio di famiglia che in un primo tempo è stato assegnato alle zie per “indegnità” dell’erede (sfido: li ha uccisi lui !).
Le zie, stando a quanto riportato dai giornali, pur di chiudere la vertenza, gli avrebbero offerto la metà del patrimonio valutato in ben 700 mila euro (quasi un miliardo e quattrocentomilioni delle nostre lire).
Immaginiamo quello che provano le zie che si oppongono ad un simile soggetto nella sua pretesa di ereditare i beni delle sue vittime.
Pensiamo con quali timori possono vivere le loro giornate, spaendo che ad ogni angolo di strada possono incontrarlo … magari alterato per non avere la disponibilità del denaro.
Pensiamo ai concittadini che se lo trovano al bar,al ristorante, in coda alla posta …
Ah, già, è guarito, è diventato un agnellino, praticamente un animale da compagnia.
Che dire più di quel che dicono i fatti ?
L’omicidio, quanto più è efferato e brutale, paga se la sanzione non taglia definitivamente i legami del criminale con la società civile.
Non ci resta che attendere la sua elezione in parlamento.

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1 commento:

Anonimo ha detto...

In certi casi non si hanno proprio argomenti contro la pena di morte perchè appare l'unica soluzione giusta.