Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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27 maggio 2006

Meglio un brutto processo che un bel funerale

Piera Sari, 76 anni di Terracina, è stata assassinata da un rapinatore ieri, nella sua gioielleria, ereditata dal marito.
Solo cinque giorni fa Giuseppe e Rocco Maiocchi erano stati condannati a 18 mesi di reclusione (con la condizionale) per aver eliminato un rapinatore che li aveva depredati.
Quando ero militare e dovevamo iniziare un turno di guardia a qualche obiettivo sensibile (deposito carburanti, polveriera) ci veniva ricordato che era “meglio un brutto processo che un bel funerale”.
La signora Sari avrà sicuramente un bellissimo funerale.
Con le Autorità cittadine, fiori, forse il vescovo a celebrare il rito funebre, tutto il paese che si presenterà in chiesa e buona parte dei cittadini saranno costretti a restare fuori dal tempio.
Ma la signora Sari è irrevocabilmente morta.
Morta da cittadina giusta e onesta
.
Mentre il suo assassino è libero di rapinare e uccidere ancora.
Il processo ai gioiellieri Maiocchi è sicuramente stato un brutto processo.
Con una richiesta assurda del pubblico ministero (dieci anni !!!) fortunatamente rigettata dal buon senso della Corte che, però, non è arrivata al traguardo della assoluzione piena.
Giuseppe e Rocco Maiocchi hanno passato due anni di inferno, non per aver reagito al crimine perpetrato contro di loro, ma per mano di quello stesso stato che dovrebbe difendere gli onesti e colpire i criminali.
Anche dopo la sentenza si sono levate voci secondo le quali la pena sarebbe stata troppo lieve.
Personalmente la ritengo troppo pesante.
Perché Giuseppe e Rocco Maiocchi hanno avuto un brutto processo, ma quel criminale non rapinerà e non ucciderà più nessuno.
Si chiama legittima difesa.

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16 maggio 2006

Ne' amnistie, ne' indulti, ne' grazie


La sinistra ascende al potere, sotto ombre consistenti - che non provvedono a dissipare con l’unico sistema possibile: la verifica dei verbali e delle schede nulle – e subito inizia la kermesse sull’amnistia, indulto e, magari, la spinta per graziare criminali condannati con sentenza passata in giudicato.
Contemporaneamente, e non si sa quanto casualmente, viene gettato in pasto al pubblico l’osso saporito del presunto scandalo calcistico.
Ovvio il sospetto che si cerchi di distogliere l’attenzione da vicende ben più importanti, come, appunto, la proposta del comunista Bertinotti di amnistia.
Questo è uno di quei casi in cui ben vengano le “interferenze” del Vaticano nella vita politica dello stato laico e gli stessi che sembrano tarantolati e preda del ballo di S.Vito se il Papa o Ruini, nell’esercizio del loro Magistero, criticano aborto e pacs, non hanno vergogna a rinfacciare a chi si oppone all’amnistia le parole di Giovanni Paolo II o di un qualche cardinale della Curia romana.
Così dovremmo “dare un segnale di clemenza ai detenuti” ?
Peccato però che, come dimostrano le statistiche, ad ogni “segnale di clemenza per i detenuti”, aumentino i reati e allora ci domandiamo: perché si dovrebbero punire i cittadini onesti ?
Certo, quelli che hanno votato per la sinistra magari se lo meriterebbero anche, ma, purtroppo, la criminalità non verifica preventivamente il voto espresso dalle loro vittime, quindi rischieremmo di essere puniti anche noi.
Allora la risposta è un secco “no” all’amnistia, all’indulto, alla liberazione di criminali condannati con sentenza passata in giudicato (magari dopo ben 8 processi !!!) a tutela dei cittadini onesti, di quelli che hanno bisogno di un segnale di vicinanza dallo stato, non di menefreghismo.
Le carceri scoppiano ?
E’ sbagliato pensare di risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri liberando i criminali.
Costruiamone di nuove, più moderne e più sicure.
Espelliamo dall’Italia, invece di mantenerli nelle nostre carceri, tutti gli extracomunitari che vengono condannati.
Evitiamo di tenere in carcere persone in attesa di giudizio (o semplicemente sotto inchiesta), ad eccezione di chi si è reso responsabile di reati contro la persona.
Acceleriamo i processi, facendo in modo che i magistrati stiano meno in televisione, meno ad ascoltare intercettazioni, meno a fare politica e più in aula.
La riforma delle giustizia iniziata dal Governo Berlusconi andava proprio nel senso di richiamare una maggiore responsabilità della funzione dei magistrati, inquirenti e giudicanti, nell’uso degli strumenti e del tempo a disposizione.
La riforma dell’immigrazione del Governo Berlusconi forniva quelle norme necessarie a procedere celermente alla espulsione degli illegali, riducendo la potenziale criminalità sul nostro territorio.
Un criminale, condannato con sentenza passata in giudicato, deve scontare la sua pena, dal primo all’ultimo giorno, senza sconti, senza, soprattutto, aspettative di ridurre la condanna.
Liberare un criminale con un tratto di penna servirebbe solo ad avere nuove vittime tra i cittadini onesti.
E chi votasse per amnistie e indulti, ne sarebbe il primo responsabile e le avrebbe sulla coscienza (se mai ne avesse una).
Bene fanno Lega e Alleanza Nazionale ad opporsi con fermezza a tale ipotesi, anche con l’ostruzionismo se sarà necessario.

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