Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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25 febbraio 2006

La Russia rivuole la pena capitale


Nel 1996 la Russia, entrando nel Consiglio d'Europa, abolì la pena di morte. Oggi come allora, però, la maggioranza della popolazione è contraria a questa decisione: lo rivela un sondaggio effettuato dalla Fondazione Opinione Pubblica, da cui si scopre che due terzi dei russi dei russi chiedono il ripristino della pena di morte. E' il risultato di un sondaggio realizzato in 100 centri abitati in 44 regioni della Federazione. Una così alta percentuale evidenzia come negli ultimi dieci anni nulla sia cambiato rispetto alla posizione dei russi in merito alla condanna capitale.
Non si tratta dunque di un mutamento di opinione dovuto, per esempio, a recrudescenze di violenza: il sondaggio realizzato dalla Fondazione "Opinione Pubblica" mostra come due terzi dei cittadini russi siano rimasti sulle stesse posizioni di dieci anni fa, quando la pena di morte fu sospesa con una moratoria che, anche ora, è considerata sbagliata da una larghissima fetta di popolazione.
Rispetto all'ultimo sondaggio, eseguito nel 2001, le cose non sono dunque cambiate. Infatti, a difendere la pena di morte era l'80% dei consultati e oggi il 74%, mentre era "inaccettabile" per un 15%, stessa percentuale del più recente sondaggio.

Ora, possiamo criticare i Russi per questa presa di posizione così netta?A mio parere no. La Russia è in prima linea nella lotta contro il terrorismo islamico, e proprio in questo paese le belve di Allah hanno commesso il loro crimine più orrendo:la strage alla scuola di Beslan. La Russia è anche un paese con un altissimo tasso di criminalità: per chi non lo sapesse, per visitare molte città russe ci vuole un lasciapassare rilasciato dal consolato (questo vale anche per San Pietroburgo, sia pure con alcune eccezioni)! La pena capitale potrebbe contribuire a riportare ordine in quel paese. Vladimir Putin è contrario al ripristino della pena di morte, ma più che altro per ragioni di opportunità: ha paura, infatti, che reintroducendola causerebbe troppi attriti tra Russia e i "paesi occidentali e moderni". Io, al contrario, penso che l'immagine della Russia non migliorerà se il suo governo non riesce prima a smorzare le minacce della criminalità e del terrorismo,ma questa è una semplice opinione...

Con Abele e contro gli ipocriti

Mi associo con gioia a Monsoreau nella sua battaglia contro il buonismo e il perdonismo imperante in Italia. Io sono favorevole alla pena capitale. Lo sono perchè sono convinto che, in certi casi, alcuni individui commettano crimini talmente abbietti da perdere la dignità di essere umani. In tali casi (rari, per fortuna) la prigione non basta. Ma lo scopo principale della mia collaborazione è un altro: fare capire a più persone possibili che, in Italia, l'argomento "pena di morte" viene affrontato con molta (troppa) ipocrisia. Un esempio. Negli Stati Uniti, esistono due modi "legali" per sopprimere una vita umana. Il primo coinvolge una trentina di individui l'anno. I mostri, gli assassini seriali, i maniaci omicidi, insomma il peggio del genere umano. Il secondo coinvolge almeno DUE MILIONI di esseri umani solo in America. Tra questi, però, non c'è nessun mostro, nessun assasino, nessun maniaco.Di più: nessuno tra questi si è macchiato di alcun reato. Sono gli Innocenti per eccellenza, sono coloro su cui dovrebbero essere riposte tutte le speranze di una società sana. Per farla breve, sono i bambini che ogni anno vengono uccisi dall'aborto. Quale tra queste due categorie merità di più la nostra pietà? Eppure, ogni volta che un mostro o un assassino o un maniaco viene giustiziato, si scatena una sarabanda di ipocrisie. Poverino-qui, poverino-là, istituzione-barbara, giustizia-da-far-west e amenità varie. I bambini mai nati, invece, non li difende nessuno. Passano sotto silenzio, vengono buttati nella spazzatura tra l'indifferenza generale. Non è questo un modo di comportarsi incredibilmente ipocrita? Questo blog non è solo un blog per la certezza della pena. E' anche un blog contro l'ipocrisia.

23 febbraio 2006

Non basterebbe una pallottola ?

Michael Morales, stupratore e assassino, era stato condannato a morte.

Il Governatore della California, Arnold Schwarzenegger, ha negato la grazia e il criminale doveva subire la giusta punizione, sancita, dopo un processo svoltosi con ogni tutela a garanzia necessaria: pena capitale.

Il Morales, però, lotta per la sua vita con lo stesso accanimento con il quale aveva sicuramente lottato la sua vittima, Terri Winchell.

Solo che Morales ha dalla sua parte tutta la nomeklatura liberal (cioè radicale), tutto l'armamentario dei "politically correct", tutti i fighetti con la puzza sotto il naso che, dalle loro lussuose residenze ben protette da guardie del corpo, urlano: "No, nessuno tocchi Caino !".

Terri, invece, aveva lottato da sola ed ha perso, subito.

E da morta viene uccisa una seconda volta da tutti i "benpensanti" che difendono, con accanimento degno di miglior causa, il suo torturatore e assassino.

La madre di Terri ha dichiarato: "Per me l'annuncio (ndr: del rinvio sine die dell'esecuzione)è stato un pugno nello stomaco. Sono devastata ed arrabbiata. Ho passato 25 anni di attesa e non capisco perchè devo attendere ancora. La mia bella bambina ha sofferto pene dell'inferno e giace in una fossa dal 1981. Tutti però si commuovono per non far soffrire il mostro che l'ha seviziata".

Già, perchè l'esecuzione della giusta sentenza di morte si è fermata sul cavillo relativo a "quanta" sofferenza viene inflitta durante l'esecuzione letale e i sonniferi (che renderebbero incosciente il criminale nel momento del trapasso) possono essere somministrati solo da medici o infermieri professionali, che fanno "obiezione di coscienza" (e magari praticano aborti).

Ma non sarebbe sufficiente una pallottola ben assestata ?

14 febbraio 2006

Pena di morte:e un'altra vita sarebbe stata salvata

Il Brigadiere dei Carabinieri Cristiano Scantaburlo è stato assassinato all’alba del 12 febbraio da un pregiudicato che, per la seconda volta, ha approfittato della concessione della semilibertà, per evadere, rubare una macchina e, scovato, uccidere di nuovo.

L’assassino, fortunatamente abbattuto da un collega del Brigadiere assassinato, era stato condannato a 21 anni di galera per aver ucciso a Mezzolara di Budrio (Bologna) una donna di 65 anni, cassiera in una stazione, rubando 50.000 lire (sì: lire, non euro !!!).

Il crimine era stato particolarmente efferato: 70 coltellate !

Vuol dire che l’assassino, ha colpito, e colpito, e colpito, e colpito, per 70 volte, con una ferocia ed un sadismo che non possiamo neppure immaginare.

Un figuro di questo genere poteva essere condannato a “solo” 21 anni, per poi, ben due volte, concedergli un permesso e/o la semilibertà ?

La società civile non avrebbe dovuto tutelarsi ed esercitare su di lui il diritto legittimo di comminargli la massima pena, quella capitale ?

Se quel figuro fosse stato giustiziato adesso un Carabiniere sarebbe ancora vivo.

E a nulla valgono le querimonie sulla “certezza della pena”, perché gente così non si redime in 10 anni e neppure in 30.

Chi uccide con 70 coltellate non è il rapinatore che perde la testa durante un’azione criminosa e, preso dal panico, spara uccidendo.

Chi uccide con 70 coltellate prova piacere nell’infliggere dolore e morte.

Chi uccide con 70 coltellate, se messo nelle condizioni di reiterare il crimine, lo fa e spetta ad uno Stato Civile tutelare i cittadini onesti: ripristinando e comminando la pena di morte per liberarci, per sempre, da simili individui.

Se così fosse stato, oggi il Brigadiere Cristiano Scantaburlo sarebbe ancora vivo.


Riflettiamoci.

12 febbraio 2006

Discriminazione contro Schwarzenegger


Il Governatore Repubblicano della California, di professione attore, cioè uomo di spettacolo, era nell’elenco degli ospiti d’onore del prossimo festival di Sanremo, la kermesse canora più famosa e importante d’Italia.

Sono insorti i sacerdoti del politicamente corretto: Schwarzy, no !

Perché no ? Perché si è macchiato della gravissima colpa di aver negato la grazia a due criminali condannati a morte – da un regolare processo e dopo le abituali lunghe attese per esaminare ogni più piccolo aspetto del crimine loro attribuito – che, pertanto, hanno subito la giusta punizione.

I pasdaran del politicamente corretto non ammettono che Caino sia punito con una pena proporzionata al crimine commesso e che è comminata in base ad un ordinamento giuridico formato regolarmente da un voto parlamentare, in un sistema che non priva gli imputati di nessuna garanzia, neppure la più piccola.

Così, quella autentica accozzaglia del politicamente corretto si è sollevata contro la possibile partecipazione dell’attore Schwarzenegger, contestandogli di aver fatto (bene) la parte reale di Governatore della California, applicando il principio che i rei, condannati dopo un regolare processo, vanno puniti.

E intanto i “protetti” di costoro, usufruiscono di permessi, semilibertà e benefit di ogni genere, come è accaduto l’altro ieri a Verona , tanti Caino che circolano felicemente liberi di tornare a colpire Abele.

E leggendo le sciocchezze tirate fuori per contestare la presenza di Schwarzenegger a Sanremo, traiamo sempre più la convinzione che la battaglia di civiltà è dare certezza alle pene e che queste siano proporzionate ai delitti commessi, per punire il reo e per tutelare, anche per il futuro, i cittadini onesti.

E tra queste pene, quella capitale ha piena legittimità quando predeterminata per casi specifici e comminata dopo un processo regolare e con tutte le garanzie di difesa: come è stato in California, rendendo giusta la decisione di Schwarzenegger di negare la grazia e discriminatorie le proteste contro la sua presenza a Sanremo.

03 febbraio 2006

Quando non c'è la pena di morte

A Umbertide, provincia di Perugina, una settimana fa il Carabiniere Donato Ferruoglio, 30 anni, una moglie e una figlia di sei mesi, ha perso la vita in un conflitto a fuoco con dei criminali che avevano rapinato una banca.
Sono ancora in corso le ricerche degli assassini.

Tre giorni fa, le cosiddette “bestie di Satana” sono state condannate a pene variabili tra i 24 e 26 anni per i cinque, brutali, omicidi accertati.

Casi, simili, di brutale delinquenza omicida.

Casi, simili, anche in quello che potrebbe essere lo sviluppo della pena (inflitta alle “bestie” e che verrebbe inflitta ai rapinatori se mai saranno catturati).

In Italia non c’è la pena di morte.

In Italia una condanna a 20 – 30 anni renderà libero il feroce assassino in circa la metà del tempo previsto (se non prima).

Se si considera che i condannati sono tutti sotto i 30 anni, scontata la pena (scusate l’espressione che non significa nulla !) avranno ancora davanti tutta una vita.

Quella vita che hanno tolto ai loro coetanei, vittime della loro brutale perversione criminale, quella vita che i rapinatori di Umbertine hanno tolto al Carabiniere Ferruoglio.

Domando: è giusto ?

La mia risposta è: no !

La certezza nella piena durata della pena è una utopia e i criminali (come si può leggere dalle loro dichiarazioni) ne sono consapevoli.


Il tragico è che ne sono consapevoli anche i famigliari delle vittime che, fra qualche anno, avranno la possibilità di incontrare per strada, liberi, felici e VIVI, i brutali assassini dei loro cari.