Un blog per la certezza della pena, per una pena proporzionale al crimine, ivi inclusa, per gli eventi più feroci, la pena di morte, pena legittimamente comminata da uno Stato civile, a difesa dei cittadini onesti. Perchè lo Stato deve stare dalla parte di Abele.

 
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06 gennaio 2006

Meritano di sopravvivere alle loro vittime ?

La uno bianca.

Due giorni fa, il 4 gennaio, ricorreva il 15° anniversario della strage del Pilastro a Bologna, quando 3 carabinieri furono assassinati.

In un primo momento le indagini furono indirizzate verso un gruppo ritenuto appartenente alla criminalità organizzata, poi si scoprì che anche quella strage era stata compiuta dalla “uno bianca” che altro non era che una banda formata da tre fratelli e due loro colleghi della Polizia di Stato.

Mele marce, sicuramente.

Il risultato finale: 24 morti e oltre 50 feriti, alcuni in modo grave, alcuni resi storpi e invalidi a vita.

Il 4 gennaio 2006 i tre fratelli hanno chiesto perdono.

Perdono che i famigliari delle vittime non hanno concesso.

A parte l’annotazione che gli stessi che si stracciano le vesti per graziare Sofri e concedere una amnistia generalizzata, sono i primi a dubitare della sincerità del pentimento dei tre fratelli (doppio pesismo ?), c’è da porsi la domanda: meritano costoro di sopravvivere alle loro vittime ?

Meritano di intravedere, se non oggi fra qualche anno, la possibilità di tornare liberi ?

Il reato, continuato, di cui si sono macchiati non rappresenterebbe un classico esempio in cui la pena di morte sarebbe stata pena giusta, proporzionata e in sintonia con il sentimento popolare ?

E vedremo, nel prosieguo, come di casi simili ve ne siano molti altri.

Casi in cui colpevolezza conclamata, profonda ferita nella coscienza comune e sproporzione tra il crimine commesso e la pena subita, fa dire, con forza, che la pena capitale può entrare legittimamente nell’ ordinamento penale di una società Civile, di uno Stato Democratico e Liberale.

Perché non è giusto che certi criminali sopravvivano alle loro vittime.


Non è giusto che mentre nessuna grazia o amnistia potrà restituire la vita alle loro vittime, certi criminali possano sperare (contare !) sulla possibilità di tornare a circolare liberamente tra noi e magari a reiterare il loro crimine.

5 commenti:

Lontana ha detto...

Quello che mi piacerebbe verificare é il grado di libertà di esprimere opinioni favorevoli e contrarie a questo come ad altri argomenti spinosi.
Personalmente sono disponibile ad accettare TUTTI i punti di vista, ma ho molti dubbi sul fatto che certe cose si possano dibattere liberamente.
E questa é la cosa che più mi disturba...

Quelli della Uno bianca..non ricordavo che avessero commesso tanti omicidi. Le vittime hanno tutta la mia comprensione. Io non credo nel perdono.

Monsoreau ha detto...

Lontana, se siamo qui, piaccia o meno ai pasdaran contrari alla pena di morte, vuol dire che si può discutere liberamente, purchè civilmente, anche di questo.

Io credo nel perdono, ma soprattutto nel diritto/dovere dello Stato di comminare la punizione proporzionata ai crimini commessi e che tale punizione sia scontata per intero.

Perdonare è atteggiamento intimo delle persone, se uno Stato dimentica non fa l'interesse dei cittadini onesti.

Lisistrata ha detto...

Io non sono favorevole alla pena di morte, nel senso che trovo sbagliato il termine, non la ritengo una pena, ma la ritengo un'operazione assolutamente necessaria.
Se il mio organismo è malato e alcune sue cellule infettano tutto l'organismo, inevitabilmente o accetto di morire o accetto di farmioperare anche a costo di dovermi privare di un arto, cosa considerata normale, anzi comunissima.

La società è l'equivalente dell'organismo umano e di conseguenza se alcune sue cellule (uomini) sono malati al punto di infettare l'organismo sociale, non si tratta di attuare una pena o una vendetta, ma si tratta di mettere in atto uns istema di autodifesa dell'organismo che vuole che le altre cellule umane non infette, vivano, di conseguenza si ricorre a una operazione chirugica rimuovendo le cellule perniciose.

Il perdone e la vendetta possono albergare nella mente di chi ha subito i torti, di conseguenza sono emozioni individuali o collettive di coloro che hanno subito il danno e va lasciato solo alla loro coscienza se perdonare o meno.

Lo stato si deve far carico di proteggere le cellule sane dalle infette.

Punto! Nulla di più, nulla di meno.

andreadaimola ha detto...

Non sono favorevole alla pena di morte ma lo sono ancora meno delle varie campagne "Nessuno tocchi Caino" ecc.: per me vere e proprie buffonate e cialtronate. Che senso ci sia nel ritenere sacri e inviolabili i diritti di personaggi che hanno sbagliato (sempre sulla pelle di altre persone sfigate) proprio non lo capisco. Invero non vedo nella pena capitale la soluzione a tali problemi, nè a livello deterrente nè a livello risolutivo del problema. Auspicherei la certezza di una durissima pena inflitta in carceri dove sia obbligatorio -per tutti i condannati- un lavoro "utile" alla comunità intera ferita dai loro comportamenti.

Monsoreau ha detto...

Lisi: chiamala come vuoi, ma sempre di eliminare una cellula malata si tratta :-)

Andrea da Imola (non siamo poi tanto distanti, visto che sono di Bologna :-): il punto è che non c'è alcuna certezza di una pena dura, che non costi alla comunità il mantenimento dei criminali e, soprattutto, non c'è alcuna garanzia, neppure se si verificassero i primi due punti, che per un qualche motivo (fuga o inganno) quei criminali possano tornare in libertà, mentre le loro vittime giacciono per sempre.

Condivido la totale repulsa di campagne come quella di "Nessuno tocchi Caino" o di iniziative come l'amnistia o la grazia mirata a compagnuzzi "che hanno sbagliato".
E possiamo discutere su come difendere i cittadini onesti che sono gli unici a meritare quell'attenzione che invece non viene loro prestata.